Arabia Saudita ed Italia: un interscambio funzionale

Il futuro imminente parla ancora dell’ Italia: secondo il progetto politico denominato ‘’Visione 2030’’ che verrà attuato nei prossimi anni dal governo di Riad per diversificare l’economia saudita, ci sarebbero delle interessanti opportunità per varie imprese italiane (Saipen,Finmeccanica,Enel etc) per la costruzioni di impianti di desalinizzazione e di energie rinnovabili

Il rapporto tra Italia ed Arabia Saudita si perde nella storia, in quel
frangente dove l’Italia era il faro della Civiltà e l Romanità si diffondeva
non solo in Europa ma in parte del continente Euroasiatico. Ciò è
testimoniato dal ritrovamento di alcune monete romane nella zona nord
della penisola Arabica (Al Jawf) , da alcuni mercanti italiani interessati a
percorrere la famigerata via della seta. A questa linea direttiva di scambi
est/ovest si intersecava la ‘’via del pellegrinaggio’’ che congiungeva
Damasco alla città Santa della Mecca. Fu proprio un italiano ,tal Ludovico
De Varthema ad essere il primo occidentale a percorrere questa via e
giungere sano e salvo alla Mecca (1503). Dal XVI sec al XX la penisola
arabica attraeva alcuni avventurieri italiani più per una fascinazione
estetica da romanzo ‘’Mille e una notte’’ che per un effettiva volontà di
concretizzare stabili rapporti economici. Questi ultimi furono stabiliti tra i
due stati a partire dal 1932 ,con il riconoscimento da parte dell’Italia del
regno di ‘’Hijāz e Najd’’, nomenclatura subito trasformata in regno di ‘’al-
Mamlakat al-ʿarabiyya al-saʿūdiyya’’(regno dell’Arabia Saudita).
Nonostante una linea politica ambivalente e poco coerente del nostro
paese nei confronti della monarchia saudita, dimostratasi più volte con
l’appoggio militare a tribù yemenite ostili a Riad ,tra il 1934 e il 1935 si
conclusero interessanti accordi commerciali che videro la fornitura da
parte italiana di armi, in particolare di aerei (dell’impresa Caproni)
contraccambiati da imponenti forniture di petrolio. La parentesi del
secondo conflitto mondiale che vide la neutralità del paese arabo e la
sospensione dei rapporti diplomatici con l’Italia, si concluse con la
riapertura di quest’ultimi a partire dal 1946 data che segnò l’inizio di un
florido periodo di interscambio postbellico. Se gli anni ‘50 videro il
moltiplicarsi dei nostri lavoratori con l’ARAMCO, la compagnia nazionale
saudita degli idrocarburi, furono gli anni ‘70 che diedero una svolta alle
relazioni tra i due paesi grazie alla costruzione di significative
infrastrutture petrolchimiche da parte di aziende italiane sul territorio
arabo. Difatti l’impennata del prezzo del greggio, dovuto all’embargo imposto dai principali esportatori all’occidente che appoggiava Israele nella guerra arabo israeliana del 1973 fece avvicinare ulteriormente l’Italia a Riad. Tale mossa non tenne conto delle possibili conseguenze internazionali che non tardarono ad arrivare: tristemente noto fu il caso
Eni-Petromin che vide il nostro paese riuscire ad ottenere il greggio a prezzo più basso di quello di mercato, scavalcando di fatto il cartello delle imprese statunitensi operanti nell’ area. Una campagna mediatica fu scatenata contro tale accordo che venne subito cancellato facendo perdere di credibilità il nostro paese. Nonostante tutto l’Italia si candidò a
divenire nel corso dei decenni, uno dei primi 10 paesi clienti dell’Arabia Saudita su scala mondiale: se il petrolio risulta essere a tutt’oggi la principale fonte di importazione (un import in media di 7 milioni di tonnellate l’anno nell’ultimo decennio) l’esportazione riguarda vari
prodotti di lusso come abbigliamento di moda, gioielli e macchine. Il futuro imminente parla ancora dell’ Italia: secondo il progetto politico denominato ‘’Visione 2030’’ che verrà attuato nei prossimi anni dal governo di Riad per diversificare l’economia saudita ,ci sarebbero delle
interessanti opportunità per varie imprese italiane (Saipen,Finmeccanica,Enel etc) per la costruzioni di impianti di desalinizzazione e di energie rinnovabili.


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