Biagio Agnes, biografia di un giornalista al potere

Dirigente innovatore e creativo, fu lui a realizzare Televideo, e a ideare “Check-Up”, trasmissione che raggiunse il più alto indice di gradimento mai toccato

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Biagio Agnes

Esce la prima biografia autorizzata di Biagio Agnes, uno dei più longevi e illuminati Direttori Generali della Rai, scomparso nel 2011. La sua vita e la sua carriera vengono ripercorse in “Biagio Agnes. Un giornalista al potere” di Salvatore Biazzo, edito Rai Eri.

Dirigente innovatore e creativo, fu lui a realizzare Televideo, e a ideare “Check-Up”, trasmissione che raggiunse il più alto indice di gradimento mai toccato (90 per cento). Opera sua fu anche la creazione del Tg3, con il quale si perfezionava il disegno politico e aziendale di apertura al Pci, quella che fu definita la “lottizzazione perfetta”. Aveva aderito alla “Sinistra di Base” i cui esponenti, suoi amici fino alla fine, diventeranno la classe dirigente del Paese, ma fu sempre autonomo rispetto al potere e della politica si servì nella difesa del Servizio pubblico. “La sua vita, insomma, è un romanzo: quello dell’Italia e della nostra televisione”, ha detto Salvatore Biazzo per oltre trent’anni in Rai, come redattore, inviato e caporedattore, e attualmente docente presso la Scuola di giornalismo dell’Università di Salerno, fondata da Biagio Agnes.

Alla presentazione del libro, organizzata dalla Fondazione Biagio Agnes, presieduta da Simona Agnes, e dalla Rai, sono intervenuti, oltre all’autore, Gianni Letta, amico storico di Agnes, il direttore del Tg2 Ida Colucci, il direttore di RaiNews 24 Antonio Di Bella e il direttore del Tg1 Mario Orfeo. Ma la Sala degli Arazzi di Viale Mazzini, che all’epoca di Agnes ospitava le infuocate riunioni del Cda, oggi, per la presentazione del libro di Biazzo, era gremita di dirigenti ed ex dirigenti del servizio pubblico, da Fabiano Fabiani a Luigi Gubitosi e Paolo Ruffini, giornalisti, da Bruno Vespa a Mariolina Sattanino, personalità del mondo politico, dal sottosegretario del Mibact Dorina Bianchi a Pierferdinando Casini, ed artisti, a partire da Renzo Arobore, che ad Agnes è stato legato da un lungo rapporto di amicizia oltre che professionale.

Raccontare la vita di Biagio Agnes, storico direttore generale della Rai, è un pò ripercorrere la storia della Prima Repubblica e soprattutto di quel pezzo di classe dirigente che dall’Irpinia conquistò la Democrazia Cristiana e il governo del Paese. «Normalmente si direbbe che Agnes ha fatto carriera grazie a Ciriaco De Mita, ma leggendo questo libro può sembrare il contrario», ha commentato Gianni Letta, presentando a Viale Mazzini la prima biografia autorizzata dello storico dg, suo amico, scomparso nel 2011.

Il libro dal titolo «Biagio Agnes. Un giornalista al potere», edito Rai Eri, è stato scritto dal giornalista Rai Salvatore Biazzo. «La sua vita è un romanzo, quello dell’Italia e della nostra televisione», ha spiegato l’autore. Agnes disse una volta che la Rai fu l’unico adulterio che si consentì, ma c’era un altro amore nella sua vita. La madre lo avrebbe voluto prete, lui si iscrisse a medicina e poi a giurisprudenza, ma la sua passione era il giornalismo.

Così, nel 1954, diede vita alle Cronache Irpine, dove crebbero i vari Gerardo Bianco e Nicola Mancino e con loro la Sinistra di Base. La salita sullo scranno più alto della Rai arrivò a seguito di un episodio tragico accaduto a Palazzo San Macuto nel 1982: la morte per infarto dell’allora direttore generale Villy De Luca, dopo un’accesa seduta della Commissione di Vigilanza. Allora l’ex numero uno di Viale Mazzini Ettore Bernabei suggerì a Flaminio Piccoli, che aveva appena lasciato la segreteria Dc, il nome di Agnes quale direttore della tv pubblica. Il giornalista di Serino gestì la Rai in anni difficili, quelli in cui Mediaset strappò a suon di miliardi cavalli di razza come Pippo Baudo e Raffaella Carrà. «Allora decidemmo di dar vita a Indietro Tutta», ha sottolineato Renzo Arbore, ricordando un altro episodio simpatico: quando l’allora presidente Sergio Zavoli lo chiamò al settimo piano di Viale Mazzini per invitarlo a scrivere una lettera di scuse ai direttori della radio dopo alcune sue dichiarazioni all’Espresso, Agnes entrò nella stanza e in dialetto disse: «Sergio, ù guaglione tiene ragione». Era comprensivo, insomma, ma anche severo. Tanto che girava per i corridoi di Viale Mazzini con un frustino. Biagione, lo chiavano tutti. Fu lui a realizzare Televideo e a ideare Check-Up, trasmissione che raggiunse il più alto indice di gradimento mai toccato (90 per cento). Opera sua fu anche la creazione del Tg3, con il quale si perfezionava il disegno politico e aziendale di apertura al Pci, quella che fu definita la «lottizzazione perfetta». «Fu lui ad indicarmi come prima conduttrice del Tg3 – ha raccontato Mariolina Sattanino – e a chi obiettava che ero comunista, lui rispondeva: sì, ma sembra una figlia di Maria». Alla presentazione del libro, organizzata dalla Fondazione Biagio Agnes presieduta da Simona Agnes, e dalla Rai, sono intervenuti anche il direttore del Tg1 Mario Orfeo, del Tg2 Ida Colucci e di RaiNews 24 Antonio Di Bella; politici come il sottosegretario del Mibact Dorina Bianchi a Pierferdinando Casini; tanti dirigenti ed ex dirigenti del servizio pubblico, come Fabiano Fabiani, Paolo Ruffini e Luigi Gubitosi; giornalisti come Bruno Vespa e Stefano Folli. «La storia della Rai è lunga ed è una grande staffetta, dall’esperienza di Agnes c’è tanto da imparare e tutti dovremmo riflettere», ha detto il direttore per l’Offerta Informativa, Carlo Verdelli.

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