Cara Mineo. Arrestati spacciatori nigeriani. Salvini: “Il centro in Sicilia va chiuso”

16 nigeriani arrestati tra Catania e Bergamo per spaccio e associazione mafiosa, appartenenti a una cellula criminale che ruota attorno al Cara di Mineo. Salvini: "Il centro sarà chiuso entro quest'anno".

Catacata Mp (Italy Sicily). Questa la cellula mafiosa a cui appartenevano i 16 nigeriani arrestati dalla squadra mobile di Catania nell’operazione Norsemen di questa notte. Il campo di azione è la provincia di Catania, e in particolare il Cara di Mineo, dove erano ospitati i nigeriani. In realtà il traffico illegale di droga era operativo in diverse zone d’Italia, ma Mineo rappresentava il punto strategico per il rifornimento dei pusher operanti a Caltagirone, Caltanissetta e nel capoluogo etneo. I nigeriani saranno ora smistati presso le carceri di Catania Bicocca, Siracusa, Messina e Bergamo, città lombarda dove si trovava uno dei pusher appartenenti alla cellula criminale. Gli altri sono stati invece tutti arrestati tra Catania e Mineo. L’accusa è di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope e violenza sessuale aggravata.

Le indagini sono partite a settembre dello scorso anno, a seguito della denuncia per una rapina subita da alcuni suoi connazionali di un cittadino nigeriano ospite del centro siciliano. Gli agenti della polizia hanno trovato nelle abitazioni dei malviventi una mannaia, grossi coltelli da cucina e numerose dosi di marijuana, completa del materiale per il suo confezionamento. Inoltre gli inquirenti hanno intercettato un inquitante rito di affiliazione al sodalizio criminale, e hanno scoperto una violenza sessuale di gruppo ai danni di una connazionale ospite del centro di Mineo.

Al vertice dell’organizzazione c’era il 31enne William Ihugba, anche se il gruppo catanese era guidato dal ben più giovane, appena 22enne, Kingrney Ewiarion. Entrambi sono stati fermati, così come Anthony Leonard Izedonmi, 28 anni, fermato a Bergamo, dove fungeva da collegamento tra le varie cellule operanti in Italia. Alcuni dei fermati, inoltre, hanno collaborato con i trafficanti libici di esseri umani, ma tutti fanno capo all’organizzazione criminale nata in Nigeria ma poi diffusa, anche grazie ai fenomeni migratori, in numerosi stati europei ed extraeuropei, tra cui, appunto, l’Italia.

Dopo quello di Castelnuovo di Porto, in provincia di Roma, che ha chiuso i battenti la settimana scorsa, è ora il Cara di Mineo a diventare protagonista delle cronache. Il centro siciliano, tra quelli presenti in Italia, è il più grande, e fu voluto nel 2011 dal governo Berlusconi, e già diverse volte è stato protagonista di episodi poco felici. Scontri tra ospiti e forze dell’ordine, scandali amministrativi, sovraffollamento. E non ultimo un incentivo del capolarato e dello sfruttamento lavorativo, che, soprattutto nel pieno della stagione agrumicola, è palese per chi percorre la strada statale che da Catania conduce a Caltagirone, su cui insiste il centro e attorno alla quale si sviluppano i principali centri di produzione delle arance. E che il centro, ospitato all’interno della dismessa base Nato, proprio per essere il più grande d’Europa, sia poco controllabile, è opinione comune. Di questo parere è anche Carmelo Zuccaro, procuratore capo di Catania, che in conferenza stampa ha spiegato anche che “da lì si consente di gestire traffici illeciti, questo è un errore enorme”. E Zuccaro è convinto anche che “chiuderlo, per come funziona ora, è un’esigenza avvertita da tutte le forze politiche”.

Proprio questo, per il ministro dell’Interno Matteo Salvini è il destino di quel centro. Su Facebook, infatti, il vicepremier ha ringraziato la magistratura e le forze dell’ordine e ha ribadito “l’impegno a svuotare e chiudere questo e tutti gli altri grandi centri”, il cui rischio è quello di diventare zone franche per la criminalità. Inoltre, intervenendo in diretta su Rtl 102.5, Salvini ha assicurato che la chiusura del centro nel Calatino avverrà “entro la fine di quest’anno“. Il vicepremier ha spiegato, infatti, che “più grandi sono i centri, più è facile che si infilino i delinquenti”, confermando la sua “politica per i piccoli centri: più controllati, più trasparenti e che costano di meno”. Il ministro ha inoltre spiegato che “la mafia nigeriana è la più pericolosa tra quelle di importazione”, e proprio ad essa si riferiscono inchieste su “traffico di organi, sulla vendita di bambini in Italia e all’estero”, per cui “chi dice ‘Facciamo finta di niente e apriamo le porte’ si rende complice di questo spregevole mercato”.

Favorevole, infine, alla chiusura del centro, imposto dal Governo Berlusconi (FI) e contro la volontà delle comunità locali, è anche Eugenio Saitta, deputato del Movimento 5 Stelle eletto nell’ultima tornata elettorale per il collegio di Paternò, al cui territorio appartiene anche Mineo. “L’apertura del Cara è stato un grande errore“, secondo lui, che ricorda sulla sua pagina Facebook che “il più grande Cara d’Europa non è mai stato un luogo di legalità, dalle proteste degli ospiti e scontri con le forze dell’ordine, come nel 2012, quando diversi agenti rimasero feriti, allo scandalo della gestione, emerso nell’inchiesta romana su mafia capitale“. (L’UNICO)

Francesco Amato