Roma, chiusa la sede storica della Casa delle culture

Dopo oltre 60 anni di attività chiude la storica sede della Casa delle Culture. E sembra che la Regione Lazio stia inaugurando un altro spazio con un investimento di 800.000 euro

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Dopo anni di battaglie, di richieste di assegnazione, di promesse, questa mattina hanno definitivamente chiuso la sede di via San Crisogono. “La storia di oltre 60 anni di attività (senza nessun tipo di sovvenzionamento pubblico), – dichiarano Marco Carlaccini, Patrizia D’Orsi, Franco Ottaviano  -, la nostra presenza come luogo sociale culturale e politico sulla città (aperto tutti i giorni dalla mattina alla notte per undici mesi all’anno), non ha interessato la Regione Lazio, che, non contenta, ci beffa inaugurando un altro spazio (che dovrebbe diventare la Casa delle Culture) investendoci sopra circa 800.000 euro. Sembra una lunga e funesta scia quella dello sfratto delle associazioni: chiudono i portoni senza riguardo, senza badare alle attività, senza interloquire, senza nessun tipo di confronto”.

“Eppure – proseguono – il programma elettorale dell’Assessore alla Cultura, Lidia Ravera, recita così: ‘penso che devi trattare il “bene culturale” come se fosse un cosa tua, se una cosa è tua, te ne prendi cura. La valorizzi, la vivi, la mostri con orgoglio. Non la svendi. Non la trascuri. Non la lasci cadere a pezzi’. Quello di Zingaretti così: ‘in questi anni sono stati commessi tanti errori e, sicuramente, uno di questi è stato considerare la cultura come un semplice settore da finanziare, un capitolo marginale dell’agenda di governo, dimenticando che la cultura permea le nostre vite in ogni aspetto, perché produce pensiero, identità, cittadinanza. E’ la cultura che ci rende quello che siamo. E’ la cultura che rafforza la coesione sociale. Ed è la cultura che può aiutare oggi la ripresa della nostra economia’. Sembra chiaro  – affermano  – che queste parole servono solo a cercare voti in campagna elettorale, subito dopo (almeno per noi), c’è solo silenzio, prese in giro, promesse non mantenute, domande senza risposta. Per anni, un ufficio ci ha tranquillizzato promettendoci l’assegnazione, l’altro ufficio nel frattempo ci faceva causa. Quando i tempi si sono fatti sempre più stretti, non ci hanno più ricevuti, non hanno più risposto a lettere, mail, fax, telefonate: ci hanno letteralmente ignorato con grande superbia. Vuoi poi il caso, il destino, chissà? Arriva la visita “a campione” dei vigili del fuoco che blocca tutte le attività della sede per mancanza di requisiti a norma di legge. Ci hanno messo in ginocchio, con accanimento! Senza regolare assegnazione è impossibile ogni resistenza  – concludono -, anche perché la sede, nonostante i precedenti interventi fatti a nostre spese, oggi avrebbe bisogno di ingenti opere di ristrutturazione senza le quali sarebbe a rischio l’incolumità di chi vi opera e dei partecipanti.  (L’UNICO)

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