Crisi di governo, Colpo di mano di Zingaretti

Quanto dal nostro paese vissuto in questi ultimi tempi è sicuramente molto triste e diseducativo.  Una classe politica sempre più ondivaga e contraddittoria che, nel tentativo di perpetuare una stanca ed arrangiaticcia esistenza, è disposta a compromessi con tutti, anche con coloro che, sino a poco tempo prima, malediceva e faceva oggetto di strali feroci.

Solo che stavolta, nonostante le speranze del riproporsi di uno sperimentato cliché, le cose per certa gente non andranno nel verso giusto. Cinque Stelle e Piddì, con questa ultima uscita, si sono resi protagonisti di un micidiale autogol. La “strana coppia” non mancherà di fare uno svarione dietro l’altro, ritornando al solito tran tran di burocrazia, inefficienza, fiscalismo e buonismo a gogò, e generando ancor più insoddisfazione e scontento tra la gente. E questa non potrà che essere un’occasione d’oro per un movimento come la Lega, per assurgersi a guida e punto di riferimento di uno schieramento identitario.

Quanto ai nostri Cinque Stelle: con questa bella mossa hanno praticamente messo il loro destino nelle mani del PD, che lentamente li fagociterà. Non senza però rimaner travolto dalle proprie suicide e folli scelte politiche. Pensare però di poter contare sugli altrui errori per garantirsi uno spazio politico è quanto di più insensato si possa fare. Pertanto, ora più che mai, in un momento in cui la posta in gioco è chiara come non mai, con la irrevocabile scelta tra Identità ed Omologazione, è necessario far chiarezza e presentarsi uniti e compatti come una testuggine, in grado di reggere nel tempo ai colpi ed alle insidie che, via via, vengono presentandosi.

D’altronde sperare che vecchie volpi come Zingaretti o lo stesso Renzi si facciano sfuggire un’occasione ghiotta come questa per recuperare le poltrone perdute è, ancora una volta, pura illusione. Una lotta dura e senza quartiere ci aspetta. È ora di imprimere alla Lega, anche qui a Roma, quella valenza di forza d’urto e di totale opposizione a lor signori di cui, oggi più che mai, si sente in Italia la necessità.

Umberto Bianchi