Continua il gelo Roma-Parigi. Salvini: “Risolviamo insieme i problemi”

Continua il gelo tra Francia e Italia, e Parigi richiama l'ambasciatore per consultazioni. Salvini scrive a Castaner e Di Maio a Le Monde, ma la crisi diplomatica continua e Air France pare voler uscire dal piano di salvataggio di Alitalia. Salvini: "Nessuna voglia di litigare. Risolviamo insieme i problemi".

Continua la polemica tra Italia e Francia, che da parte del Governo italiano era stata accusata di neocolonialismo in Africa. Un batti e ribatti che non si è arrestato in questi mesi. Una crisi diplomatica che si è accesa ancora di più quando martedì scorso Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista hanno incontrato a Parigi alcuni rappresentanti dei gilet gialli, il gruppo che sta conducendo una dura protesta contro le politiche ristrettive di Macron e dell’attuale governo. Un incontro che era stato considerato “inaccettabile” dai vertici francesi.

Per rimediare, il leader pentastellato ha inviato una lettera aperta al governo pubblicata dal quotidiano francese Le Monde. Lettera in cui il ministro ha confermato di non voler intaccare, per le differenti visioni politiche, il rapporto di amicizia che lega i due stati. Di Maio assicura, inoltre, di aver sempre “guardato alla Francia e al suo sistema di Welfare come una ‘stella polare’ dei diritti sociali europei”. Il ministro dello Sviluppo Economico ricorda, infine, una sua visita all’Assemblée Nationale nel 2016, quando “sono iniziate le grandi manifestazioni popolari contro la riforma del diritto del lavoro voluta da Francois Hollande, che poi è proseguita in modo da rendere il lavoro ancora più precario” e lega a questo il suo incontro con i gilet gialli.

Intanto, però, l’ambasciatore francese a Roma, Christian Masset, è stato richiamato a Parigi per consultazioni. “La Francia è oggetto da diversi mesi di accuse ripetute, attacchi senza fondamento, dichiarazioni oltraggiose – scrive in un comunicato il ministero degli Esteri francese –. Le ultime ingerenze costituiscono una provocazione supplementare e inaccettabile”. Da Parigi invitano, poi, l’Italia ad un’azione chiara per ristabilire la lunga amicizia tra i due paesi, annunciando che, fino a quando questa non si concretizzerà, l’ambasciatore non farà rientro in Italia. Il richiamo, infatti, “non è permanente”, ma si è reso necessario, perché per il governo francese “era importante mandare un messaggio”.

E ristabilire la fiducia tra paesi amici e alleati, secondo quanto si apprende dal Quirinale, è l’auspicio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Il rapporto tra Italia a Francia ha radici antiche e non può essere messo in discussione da contingenze”, dichiara invece il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, precisando che, nel caso dei gilet gialli, Luigi Di Maio è intervenuto non come ministro, ma come leader del Movimento 5 Stelle. Il vicepremier grillino, invece, rivendica su Facebook “il diritto di dialogare con altre forze politiche che rappresentano il popolo francese” e precisa che “quell’incontro non rappresenta una provocazione nei confronti del governo francese attuale ma un importante incontro con una forza politica con cui condividiamo tante rivendicazioni”. Precisando, infine, che le divergenze politiche non intaccano l’amicizia tra i due popoli, si dice disponibile “a incontri al più alto livello con il governo francese”.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, infine, scrive una lettera all’omologo francese, Christophe Castaner, invitandolo a Roma per confrontarsi sui dossier aperti. “I nostri paesi da sempre condividono solidi rapporti bilaterali, con particolare riferimento ai campi della sicurezza del terrorismo dell’immigrazione – scrive il vicepremier –. Rapporti che, nel confermare una concreta volontà di collaborazione, possono e devono essere ulteriormente sviluppati nell’interesse strategico reciproco”. Salvini poi anticipa al collega che, tra i vari temi, conferma “un vivo interesse per la collaborazione da voi offerta a proposito dei rimpatri dei migranti economici”. In verità, però, la lettera non ha sortito i risultati sperati. “Non mi si può convocare”, è stata infatti la risposta di Castaner. “Non mi si convoca”, ribadisce a Bfmtv, aggiungendo di essersi visto “con Matteo Salvini in un’istanza europea, abbiamo avuto uno scambio anche sulla questione migratoria. Il dialogo fra noi è costante. Bisogna che sia rispettoso”. Infine il ministro francese si dice anche lui “pronto ad accoglierlo”, ma “in maniera ufficiale”. “A me interessa risolvere i problemi non litigare”, replica Salvini. “Ovviamente, io non voglio, né posso convocare nessuno”, aggiunge, ribadendo di essere “lieto di ospitare in Italia, il prima possibile, il mio collega francese per discutere e risolvere i problemi”.

Il gelo continua, quindi. E anzi sembra aver portato anche altre conseguenze, non solo politiche. Due in particolare: una riguardo ai migranti della Sea Watch, e l’altra in merito al “salvataggio” di Alitalia. Da Parigi, infatti, fonti del Viminale avevano annunciato un dietrofront della Francia sugli impegni presi per la Sea Watch. La Francia, infatti, è uno dei “paesi amici” che hanno siglato l’accordo con l’Italia per la redistribuzione dei 47 migranti. Secondo il Viminale, infatti, da Parigi avrebbero ritrattato, decidendo di accogliere solo chi ha bisogno di protezione e non i migranti economici. Questa versione, in realtà, è stata immediatamente smentita dall’Eliseo. Il Governo francese, infatti, ha garantito che l’impegno preso sarà mantenuto, ma riservandosi di approfondire le posizioni dei 9 migranti assegnati alla Francia e che attualmente stazionano a Messina. Sul versante Alitalia, invece, la conseguenza è rappresentata dalla decisione di Air France di uscire dall’operazione per il salvataggio della compagnia di bandiera italiana. Secondo il Sole 24 Ore si tratta di una scelta “dovuta a motivi politico-istituzionali” per via proprio delle tensioni tra i due paesi. Se Air France si defila, diventa più complicato trovare un partner industriale per Ferrovie dello Stato nella manovra per il rilancio della compagnia aerea, che continua a bruciare la cassa del prestito ponte da 900 milioni. (L’UNICO)

Francesco Amato