Crisi di Governo, meglio la libertà e la coerenza delle poltrone

Dobbiamo andare al governo da soli per fare una repubblica presidenziale e cambiare la regola mortifera del cambio fisso valutario.

crisi di governo

Caro direttore,

sono diventato profondamente salviniano quando ho capito che Matteo Salvini sarebbe divenuto l’unico interprete credibile dei nostri valori e dei nostri programmi, senza l’orpello dell’ideologia e senza la zavorra del politichese. Negli ultimi 25 anni anni le destre Italiane hanno promosso in modo poco efficace i nostri valori (sovranità, cristianità, famiglia) mentre le sinistre hanno mancato di rappresentare il sociale e la cultura del lavoro. Entrambe le “parrocchie”, destra e sinistra, sottomesse ad un linguaggio superato, e ideologizzato che Matteo Salvini ha superato andando OLTRE, rivoluzionando il linguaggio e la geografia del consenso elettorale italiano. Sintetizzando il meglio di destra e sinistra e scartando il peggio.

Non so gli storici, ma di certo i politologi dovranno tributargli il primato di questa rivoluzione epocale nel panorama partitico italiano. Da marzo 2018, data delle ultime elezioni politiche, destra e sinistra hanno smesso di esistere. E devo dirvi che ne sono felice perché vi sarete resi conto anche voi che non sempre un cappello sta bene per ogni occasione. Peggio ancora se quel cappello lo hanno cucito in sartorie del secolo scorso. Questa lunga premessa per arrivare a comprendere questa crisi di governo che è a mio avviso ampiamente “corretta” moralmente.

Mi rendo conto che per qualche osservatore potrebbe sembrare non “utile” da un punto di vista politico: far cadere il governo, perdendo ministri e senza urne a capitalizzare il consenso. In Italia c’è ancora purtroppo questa figura del Presidente della Repubblica che la repubblica non elegge ma che decide sulle sue sorti, in barba alla volontà della gente. Il Capo dello Stato è una sorta di garanzia per difenderci dal decisionismo, cioè a dire dall’evenienza che il Paese sia governato da un uomo solo al comando. In pratica per paura che torni Mussolini ci condanniamo per costituzione all’ingovernabilità e ad una democrazia decapitata, che da decenni ci impedisce di avere una Repubblica presidenziale, fondata sul volere del Popolo e sul governo di chi le elezioni le vince.

Ma chi se ne frega delle poltrone se Salvini non può mettere in pratica il suo e il nostro programma. Chi se ne frega del governo se non posso fare Flat tax e difendere imprenditori e lavoratori per fare un immorale reddito di accattonaggio per chi sogna il divano. La costituzione fonda la Repubblica sul lavoro, non sull’elemosina.

Chi se ne frega se taluni, persino cattolici, storcono il naso quando Salvini bacia il crocifisso: sono gli stessi che stanno muti quando Cristo viene espulso dalle scuole e dal presepe in nome dell’inclusione. Chi se ne frega di stare al governo con un presidente del Consiglio che mentre Salvini ci protegge dall’invasione di schiavi e aguzzini, conscio della propria inesistenza elettorale, cerca di accreditarsi presso Frau Merkel con metodi da maggiordomo più che da statista, nel tentativo di garantire a se stesso un futuro, più che all’Italia.

Chi se ne frega del governo se per mantenere dicasteri dobbiamo piegarci a quella Germania che già imbolsì mortadelle varie per condannarci a un cambio valutario fisso da usura e morte certa. Chi se ne frega di un governo che è nato con la messa al bando del professor Savona che Mattarella ha sacrificato per conto di poteri a noi estranei.

Ieri mentre Salvini rinunciava al governo e a qualche poltrona ministeriale, sotto di lui c’era il senatore Alberto Bagnai, autore di un libro del 2011, il Tramonto dell’Euro, forse da riaprire, dove è lucidamente spiegato come la vera sciagura sia l’inflessibilità del cambio monetario, la favola della “svalutazione-uguale-inflazione”, l’usurpazione del diritto di governare il proprio sistema monetario.

Chi se ne frega di questo governo, che nulla di buono avrebbe prodotto, se non Quota 100 e qualche cud da capogiro, per gli onorevoli. Il bene dell’Italia passa per un governo capace di poter governare. Contro coloro che pensano impossibile l’uscita da un sistema monetario studiato per renderci subalterni. Chi se ne frega di un governo che non governa. Meglio l’opposizione. Meglio la coerenza. Meglio la libertà.

Riccardo Corsetto
Segretario Sezione Ponte Milvio e Capogruppo Lega Magliano Sabina