Crollo Farnesina, Raggi rischia grosso: se palazzo viene giù da solo disastro è suo

Dopo gli acquazzoni di questi giorni e le recenti scosse di terremoto dal centro Italia, qualsiasi cosa accadesse ricadrebbe sulle spalle del Governo di Roma

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Ponte Milvio, la palazzina da abbattere di via Farnesina 5

di Riccardo Corsetto

Sono già scaduti i 15 giorni fissati dal bando del Municipio XV di Roma per assegnare l’incarico al professionista che dovrebbe coordinare le operazioni di demolizione controllata della palazzina di Ponte Milvio. Ed esiste anche un ordine della Procura di Roma all’amministrazione comunale di procedere il prima possibile alla messa in sicurezza. Ma tutto è fermo.

L’avviso è stato pubblicato dal municipio con ordinanza del 25 ottobre n. 85, con la quale Roma Capitale ordinava ai proprietari di procedere alla demolizione entro 15 giorni. E’ passato un mese esatto. Due dal crollo.

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Se i residenti non procederanno spontaneamente alla demolizione a proprie spese, l’amministrazione pubblica ha il dovere di farlo in proprio, per garantire l’incolumità delle persone ed evitare che il crollo improvviso del manufatto possa danneggiare le palazzine adiacenti.
Una responsabilità non da poco quella che pende sul capo del Sindaco, Virginia Raggi, anche perché questo braccio di ferro tra condomini e Campidoglio è ormai diventato oggetto di contesa legale e saranno i giudici a dirimere la questione. Con i tempi dei tribunali ovviamente.

Di certo c’è che dopo gli acquazzoni di questi giorni e le recenti scosse di terremoto, qualsiasi cosa accadesse, ricadrebbe sulle spalle del Sindaco, Virginia Raggi, la quale, scaduti i termini dell’ordinanza del 25 Ottobre, dovrebbe aver già provveduto ad effettuare la demolizione attraverso la cosiddetta esecuzione in danno, che obbliga il Comune, in casi di urgenza, ad anticipare le spese di demolizione rivalendosi poi sui proprietari.
Per questo, nella malaugurata ipotesi che il palazzo venga giù da solo, oltre a provocare danni certi alle palazzine limitrofe rimaste agibili, si configurerebbe un disastro per omissione da parte dell’amministrazione. Tante famiglie sfollate del resto, che già potrebbero rientrare in casa, non riescono a farlo perché il Comune non vuole anticipare 180 mila euro di oneri per abbattere la palazzina anni ’50. I danni di un eventuale crollo spontaneo, non vogliamo immaginarli, ma sarebbero più salati della demolizione. Quelli ricadrebbero amministrativamente e penalmente sul sindaco ma finanziariamente su Pantalone. (L’UNICO)

riccardo.corsetto@gmail.com

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