Crollo Ponte Milvio. Iniziata la guerra legale per chi pagherà il disastro

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Ogni condominio ha nominato un legale. Se collaboreranno fra loro non è ancora chiaro. Magari si alleeranno contro il servizio idrico? Oppure contro il fato maledetto, o contro la natura matrigna, che vuole un grande fiume vicino alle fondazioni di casa? Oppure forse contro qualche spericolato condomino che ha effettuato lavori alla carlona come successo di recente, sempre lungo il fiume Tevere, ma sponda opposta, a piazza Gentile da Fabriano.

Dopo il Teatro Olimpico, anche a Ponte Milvio crolla un palazzo. E questo già non dovrebbe succedere. Soprattutto se non c’è stato un terremoto o l’urto di un aereo tipo Torri Gemelle. Ma crolla e dobbiamo farcene una ragione. Magari anche solo per evitare che capiti di nuovo.

Crolla un palazzo a Roma, e questo dovrebbe succedere meno che a Canicattì. A rigor di logica. Se la logica avesse pure cittadinanza nel nostro Paese.

Succede anche un’altra cosa che non dovrebbe succedere: i Vigili del fuoco che ti dicono torna a dormire sereno, che è tutto a posto. Firmano un verbale tecnico e poi crolla giù tutto. 40 famiglie scampano alla morte solo grazie all’insonnia di qualcuno.

Poi succede anche che nel perimetro delimitato dalla Procura per la gestione delle indagini, la sicurezza delle persone, ma anche per evitare l’ inquinamento di eventuali prove colpose, alcuni tecnici del servizio idrico romano se ne vadano autonomamente in giro per la ‘scena del delitto’,  senza  un mandato della Procura di Roma, se non forse quello del proprio principale, che non è Paperone ma il suo nome fa rima. E non ha una piscina di dollari ma sa nuotare nei soldi.

Un giornalista o un cittadino qualunque sa che se provasse a scavalcare le transenne della ormai nota zona rossa, tra il Bar Pallotta e il Bar Rispoli, ci sarebbe un vigile del Fuoco e della municipale pronto a fermarlo per un orecchio.

Non è successo così per quel team di tecnici del servizio idrico romano – lo chiamiamo così, generico, per evitare fastidiose querele – che martedì 27 settembre, al mattino, ha suonato ad alcuni campanelli di via della Farnesina (in piena zona rossa) con la motivazione di effettuare non meglio precisate ‘operazioni tecniche’ all’interno delle abitazioni.

I proprietari si sarebbero opposti chiedendo un mandato della Procura. Al che gli uomini del servizio idrico avrebbero desistito senza nulla obiettare. Zona rossa dicevamo. Rosé per qualcuno.

E le conseguenze di questa arbitrarietà d’accesso, chiamiamola così, possono avere un peso domani nel definire ‘chi’ pagherà ‘cosa’? I residenti se lo sono chiesto, quando hanno impedito l’accesso agli estranei.

Anche perché è ormai fatto acclarato – anche se i grandi giornali non insistono tanto sull’argomento, soprattutto quelli controllati da Paperone – che tra martedì 20 e mercoledì 21, dalle ventidue alle sedici del pomeriggio, i residenti di ben 11 palazzi, intorno alla zona del crollo, sono rimasti a secco di acqua corrente.

“Quando l’acqua è tornata” racconta qualcuno, “la pressione è stata talmente elevata che la valvola dello scaldabagno è esplosa.”

Altri residenti hanno parlato di “pressione dell’acqua a singhiozzo”. Tra loro ci sono fior fiori di professionisti, avvocati, funzionari del vicino ministero degli Esteri, e addirittura un magistrato della Corte dei Conti. Tutti sanno che qualcosa nella rete idrica della zona non ha funzionato per diverse ore. Che questo abbia a che vedere con il crollo, non spetta a noi decretarlo, ma che tecnici di una parte in causa scodinzolino con dei robot per gli interni della zona rossa merita qualche domanda.

Tra i due bar storici della zona, tra gli sfollati di Roma Nord, non manca in ogni caso la voglia di scherzare.

“Quando abbatteranno il palazzo – dice un anziano – se non cadrà da solo con le piogge del fine settimana, sapete chi verrà a ricostruirlo? Paperone!

“Lo stesso del servizio idrico?” ride qualcuno. “E gira che te rigira, i suoi giornali diranno che il palazzo è scivolato sul terreno. Come succede a Venezia, pensa! Lui ricostruirà e noi pagheremo”.

Gli avvocati però non ci stanno. Sono già al lavoro. Perché la paura dei residenti adesso è che dopo aver perso la casa, si debba anche pagare tutto il conto. Stavolta non alla romana.

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