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Bimbo morto annegato alla Feniglia: sotto accusa la madre PDF Stampa Email

Lunedì 06 Febbraio 2012 20:11

di SARA COLONNELLI (L’UNICO) - Da quanto è emerso dalla perizia medico legale svolta sull'autopsia, il bambino di soli 16 mesi , Federico Cassinis, morto annegato  davanti alla spiaggia della Feniglia, all’Argentario, il 9 agosto scorso, sarebbe stato affogato dalla madre. La pratica stilata dal professor Vittorio Fineschi risponde ad alcuni quesiti posti dal giudice e risulta che Federico morì per asfissia da annegamento e che non cadde in acqua per un malore ma che ci venne spinto da altri ossia, secondo gli inquirenti, dalla madre, arrestata con l'accusa di omicidio volontario premeditato. 

 

Inoltre il bimbo quando venne estratto dall'acqua ormai era già morto, al contrario di quanto aveva affermato la donna che disse che il bambino era caduto in mare dal pedalò accidentalmente, che lei lo aveva ripescato portandolo poi a riva senza avere la sensazione che fosse in pericolo di vita e che solo più tardi, quando lo vide tramortito sul lettino sotto l'ombrellone, comprese che stava male, in realtà  il piccolo era già morto, e la donna senza chiedere subito soccorso dallo stabilimento balneare, volle recarsi in auto all'ospedale di Orbetello in un tentativo di improbabile salvataggio, considerati i risultati dell'autopsia.

 

Secondo quanto è emerso da alcune ricostruzioni espresse dal Gip, la donna, Laura Pettenello, sarebbe stata spinta al folle gesto, dopo aver maturato un sentimento di avversione verso il figlio, che aveva già da tempo allarmato i familiari, che avrebbe dovuto spingerli, in particolare il marito, ad attivarsi concretamente per sottrarlo alla madre che rappresentava per lui un pericolo.

 

Varie ricostruzioni del medico legale affermano che la donna aveva provato già a marzo 2011 ad uccidere il piccolo, nella vasca da bagno della loro stessa abitazione, senza riuscirci, poiché chiamò i soccorsi e Federico si salvò, benché dopo un periodo nel reparto di rianimazione di un ospedale. Sulla vicenda è previsto anche un secondo incidente probatorio relativo a una perizia psichiatrica disposta sempre dal gip sulle condizioni psichiche della donna, che per un periodo aveva seguito specifiche cure. (L’UNICO)


 

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