| Massimo Troisi: il miracolo più grande di San Gennaro |
|
|
|
| Lunedì 20 Febbraio 2012 20:19 | |||
|
di ANNALISA CALICE (L'UNICO)-Avrebbe compiuto 59 anni ieri Massimo Troisi (San Giorgio a Cremano 19 febbraio 1953-Roma 4 giugno 1994), attore, comico, regista, sceneggiatore, artista partenopeo a tutto tondo. La sua carriera inizia nella seconda metà degli anni settanta quando assieme a Lello Arena e Enzo Decaro porta alla ribalta il gruppo teatrale "la Smorfia", attraverso una serie a dir poco esilarante di sketch televisivi e teatrali che hanno come oggetto una satira grottesca al sacro e al profano, alle credenze popolari e alle varie tipologie umane. Dopo aver lasciato la Smorfia, nei primi anni ottanta comincia la sua scalata cinematografica, da Ricomincio da tre dell'82, passando per No grazie, il caffè mi rende nervoso, fino a giungere nel 1983 a Scusate il ritardo e nel 1984 a Non ci resta che piangere, nel 91 Pensavo fosse amore invece era un calesse e nel 94 Il Postino, film che lo ha consacrato agli onori del successo mondiale.
L'umanità e la genialità di Troisi non restano solo nei ricordi di quelli che l'hanno conosciuto davvero, ma si cristallizzano nelle generazioni che non hanno avuto la fortuna di attingere dalla sua arte e che vivono la sua grandezza apprezzandone i film, caratterizzati da quel suo strano idioma che per qualche assurda ragione non è mai stata sconosciuta a nessuno. Già perchè Massimo parlava la sua lingua, il suo dialetto, ma riusciva a toccare le corde dell'animo umano con la semplicità tipica di chi non rinuncia alla sua identità pur mettendosi sempre in gioco. Umanità, genialità, ma anche tanta timidezza e sofferenza per quella malattia che lo accompagnerà fino alla fine, quando dopo aver finito appena le riprese de Il Postino, lo trascinerà verso la morte. Dietro la maschera del comico, del canzonatore viveva un uomo schivo, triste, segnato dal dolore che contribuiva ad accorciare le distanze tra sè e il pubblico.
Chi non ha amato Troisi? Chi non ha riso guardando le sue mani enormi sfiorare quella matassa di riccioli irriverenti? Chi non si è emozionata quando nel suo ultimo film parla di metafore, dedicando alla sua Beatrice ogni affannoso respiro? Tutto questo è solo una parte di ciò che ci ha regalato, di quella che la sua filosofia ci ha lasciato in eredità. Si, perchè Massimo era anche un filosofo, uno per cui tutto ha senso e tutto ha qualcosa da raccontare. Troppo breve il suo viaggio, mai abbastanza la nostra riconoscenza, sempre attuali le sue parole e la sua sorprendente gestualità. Davvero il miracolo più bello che San Gennaro potesse farci."Ovunque tu sia, buon compleanno". (L'UNICO)
|
|||
|
|