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Pamuk:quel visionario ingenuo e sentimentale PDF Stampa Email

Mercoledì 22 Febbraio 2012 20:44

di ANNALISA CALICE (L'UNICO)-Esce Romanzieri ingenui e sentimentali (Einaudi, 146 pp, 18 euro) di Orhan Pamuk, un romanzo incantevole lontano dalle sofisticazioni letterarie di cui l'autore è capace, ma che trascura volutamente in favore del recupero di una freschezza adolescenziale che ancora conserva gelosamente. Il premio Nobel turco racconta quanto sia felice di vestire i panni del lettore instancabile e quanto questo ruolo, unitamente a quello dello scrittore, sia per lui il raggiungimento della sua missione di uomo. Il lettore febbrile ed eternamente ragazzo che è in lui lo spinge verso un linguaggio semplice, fresco, privo di fronzoli che oltre a catturare l'attenzione del lettore serve a giustificare il suo essere visionario.

 

Leggere per Pamuk è come assistere ad un vera e propria separazione della parola dal foglio che lentamente conduce verso l'incanto dei luoghi, dei personaggi e delle situazioni descritte nel romanzo. Il suo concetto di vedere è di matrice greca, o meglio persiana, che come una finissima miniatura isola e esalta il contenuto di ciò che analizza. Il processo visivo viene vissuto come una forma di isolamento, che favorisce la lettura e l'immedesimazione totale nel racconto. Non ha quindi più importanza la poltrona su cui si affonda per trovare la giusta concentrazione, o il luogo nel quale si pensa di poter agire indisturbati nella lettura, ciò che realmente conta è la capacità di vedere con i propri occhi quello che le parole raccontano.

 

Legge Tolstoj, Dickens, Proust, Dostoevskij che oltre ad amare visivamente lo conducono in una spirale di domande per le quali solo una risposta è possibile. E' possibile che le storie siano più o meno complicate, è possibile che gli autori raccontino storie inventate per conto della realtà, è possibile che gli autori cerchino la propria identità nei personaggi cui danno vita, ma la risposta è una e vale per tutti: quando scriviamo o leggiamo noi diventiamo il romanzo. Siamo noi che stabiliamo se ci piace o se ci indispone attraverso l'uso che ne facciamo di quelle immagini e di quelle parole. Pamuk si fa portavoce di una simile filosofia della lettura pur trascurando (forse non a caso) il concetto di ritmo, dal quale non ci si può esimere, se non altro perchè esso scandisce il tempo, il nostro tempo di lettori visionari e sentimentali.(L'UNICO)


 

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