DDL RIFORME, REFERENDUM DIVIDE E FRONTE NO ALZA VOCE

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Matteo Renzi

Md aderisce al Comitato ed Fi si spacca sulla strategia (di Giovanni Innamorati) (ANSA) – RA, 12 GEN – Il ddl Boschi partirà già domani pomeriggio in Commissione Affari costituzionali del Senato, per la seconda fase dell’iter parlamentare previsto per le riforme costituzionali, con la prospettiva di giungere in Aula intorno al 20 gennaio. E il fronte del «no» incassa una l’adesione eccellente di Magistratura Democratica, mentre cominciano ad emergere alcune divisioni anche al suo interno. Un gruppo di parlamentari di Fi ha criticato l’annuncio di Renato Brunetta di adesione del partito al Comitato per il «no». Con Denis Verdini che spalanca le porte ad eventuali transfughi «azzurri». L’iter parlamentare delle riforme, fissato nell’articolo 138 della Costituzione, prevede che dopo l’approvazione definitiva del testo da parte di Camere e Senato, cosa avvenuta lunedì a Montecitorio, occorra un nuovo breve passaggio nei due rami del Parlamento, che potranno esprimersi con un voto secco, un «si» o un «no». Il tutto dopo tre mesi dalla precedente deliberazione. L’ultimo passaggio in Senato è avvenuto il 13 ottobre, quindi il ddl può già iniziare il giro conclusivo a Palazzo Madama. Domani la Commissione inizierà l’esame, con la relazione della presidente Anna Finocchiaro, mentre la Conferenza dei capigruppo deciderà il giorno di approdo in Aula, con ogni probabilità intorno al 20 gennaio. A metà aprile toccherà alla Camera per l’ultimissimo passaggio, che aprirà quindi la strada al referendum confermativo a ottobre. Nel fronte del «sì» si moltiplicano le voci di chi invita Matteo Renzi a non fare del referendum un plebiscito sulla sua persona, ma a tenere al centro i contenuti della riforma. Lo hanno detto Roberto Speranza, della minoranza Dem, il ministro della giustizia Andrea Orlando, il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova. Ma per ora non hanno avuto effetto visto che Renzi ha ribadito la sua impostazione. Nel fronte del «no» si registra l’adesione al Comitato di Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe, che in una nota ha espresso «grande preoccupazione» per «il forte pericolo di riduzione dell’autonomia di fondamentali istituzioni di garanzia, quali la Corte Costituzionale e il Consiglio Superiore della Magistratura». Ma tra chi si appresta alla battaglia referendaria per bocciare la riforma, cominciano i distinguo. M5s ha detto che non aderirà al Comitato per il «no» per non finire accomunato a Sinistra Italiana e a Fi, per la quale lunedì Brunetta ha annunciato l’adesione. Oggi anche Matteo Salvini e Mara Carfagna si sono detti ottimisti sul risultati del referendum, a dispetto degli odierni sondaggi. Ma proprio questi spingono molti «azzurri» a insorgere contro la decisione di Brunetta, che schiaccerebbe Fi su posizioni oltranziste. Il senatore Riccardo Villari ha chiesto chi abbia preso la decisione annunciata da Brunetta visto che non se ne è mai parlato. In serata un folto gruppo dei 41 senatori di FI si è riunito, e le sirene del gruppo di Denis Verdini, Ala, si fanno sentire. «Il punto – spiega Villari – non è con chi andare, ma perchè restare in Fi, visto che stiamo abbandonando la nostra linea per inseguire i partiti oltranzisti e farci fagocitare da loro». IA

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