Decreto Genova approvato nella notte. Le tensioni a Montecitorio

L’approvazione del Decreto sicurezza, recante le disposizioni urgenti per la città di Genova, è stata lunga e sofferta. La Camera dei Deputati è stata teatro di scontri e battaglie da lunedì a questa notte, quando finalmente è arrivato il verdetto finale, e adesso il ddl potrà essere trasmesso in Senato. A rallentare i lavori è stata l’opposizione dura del PD che ha passato in rassegna ogni singolo emendamento, dando modo a qualcuno di ipotizzare che fosse una tattica per posticipare ulteriormente la votazione, nella speranza di avere meno persone in aula contando sul giorno di Ognissanti che richiama la gente a casa. La conferenza dei Capigruppo ha però deciso di prolungare i lavori a oltranza fino all’approvazione del testo. La Camera ha bocciato tutti gli emendamenti relativi ai condoni edilizi di Ischia, che il Partito democratico ha combattuto fino alla fine, respingendo le accuse di ostruzionismo e dichiarando di fare semplicemente opposizione a un “condono tombale che creerebbe solo problemi” (concetto espresso da Del Rio). Una settimana a Montecitorio scandita da scontri e malumori, dove le manifestazioni di disapprovazione da parte dei gruppi di opposizione hanno preso di mira i diversi aspetti dell’operato del Governo. Forza Italia si sta battendo con convinzione a favore delle grandi opere, e dopo il si alla Tap, gli azzurri chiedono che venga realizzata la Tav (Tratta alta velocità Torino – Lione), in un’ottica di apertura al futuro e a nuovi posti di lavoro. La richiesta si è tramutata ieri in una vera e propria protesta da parte dei parlamentari presenti in aula che hanno sventolato dei cartelloni riportanti la scritta in grande: Si Tav, e sotto in piccolo Ladri di lavoro.

Ad acuire il fastidio del Centrodestra liberale è stata la notizia riguardante la cessione di terreni gratuiti a chi mette al mondo un terzo figlio, che sommato alla reticenza da parte dei Cinquestelle verso l’investimento in infrastrutture innovative, risveglia la paura in un notevole passo indietro. Non sono mancate le sollecitazioni al vicepremier Matteo Salvini, richiamato a non voltare le spalle agli ideali di Centrodestra con cui si è presentato agli elettori. A conclusione di un’ondata di interventi accesi, la Capogruppo di Forza Italia Mariastella Gelmini si è espressa severamente nei confronti del Ministro Toninelli per non aver presenziato in aula durante la discussione di un decreto che lo riguardava in prima persona, ma a scatenare l’indignazione della deputata è stato un tweet del ministro che accusava Forza Italia di fare ostruzionismo. “Non accettiamo lezioni dal ministro Toninelli – ha dichiarato l’onorevole Gelmini – pretendiamo che si scusi con Forza Italia e che impari a fare questo lavoro”. Questo accadeva poco prima della decisione di procedere a oltranza. L’ok della Camera è arrivato nella notte con 284 voti a favore (Lega, M5s, Fdi), 67 contrari (PD, Leu), e 41 astenuti (Forza Italia).

Lara Morano