Diciotti. Salvini: “Atto del Governo. Il Senato neghi l’autorizzazione a procedere”

Salvini si difende per l'accusa di sequestro di persona avanzata dal tribunale di Catania per il negato sbarco della nave Diciotti. Per il vicepremier nell'atto ci sono l'interesse dello Stato e l'interesse pubblico, per cui il Senato deve negare l'autorizzazione. Anche i grillini lo difendono: "La scelta fu del Governo"

L’autorizzazione a procedere deve essere negata. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini in una lettera al Corriere della Sera è intervenuto in merito alla vicenda giudiziaria che l’ha coinvolto la settimana scorsa. Il tribunale ministeriale di Catania lo accusava di sequestro aggravato di persona per aver impedito lo sbarco presso il porto etneo di 177 migranti a bordo della nave Diciotti. Salvini aveva detto di essere “pronto all’ergastolo” e che avrebbe continuato a sostenere la politica dei porti chiusi e della riduzione degli sbarchi.

E proprio dagli sbarchi comincia il vicepremier, facendo parlare i numeri. “Nel 2018 ci sono stati meno morti, 23.370 sbarchi contro i 119.369 dell’anno precedente”, spiega Salvini, aggiungendo che “il trend è confermato anche dalle prime settimane del 2019”. Il ministro rivendica anche l’aumento dei rimpatri e la diminuzione degli immigrati in accoglienza. “Risultato: abbiamo liberato risorse significative, subito investite per un piano di assunzioni straordinario per circa 8 mila donne e uomini delle forze dell’ordine”. Entrando poi nel merito del processo che lo vedrebbe coinvolto, Salvini ricorda che si trova indagato “in virtù del mio ruolo di ministro dell’Interno”, per un atto, cioè, che non sarebbe stato possibile “se non avessi rivestito il ruolo di responsabile del Viminale”. Proprio perché si tratta di un ministro, per il processo si attua una procedura particolare, per la quale è il Senato che decide se autorizzare il processo. E lo fa valutando insindacabilmente la presenza di due requisiti: “la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o il perseguimento di un preminente interesse pubblico”. Nell’atto, dunque, “non vi è nulla di personale”.

A questo punto Salvini spiega che “dopo aver riflettuto a lungo su tutta la vicenda, ritengo che l’autorizzazione a procedere debba essere negata”. Cambia, dunque, la linea del ministro dell’Interno, che spiega che, innanzitutto, “il contrasto all’immigrazione clandestina corrisponde a un preminente interesse pubblico, posto a fondamento di precise disposizioni e riconosciuto dal diritto dell’Unione europea”. La legge italiana e il trattato di funzionamento dell’UE, infatti, riconoscono e puniscono il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato. Inoltre, il vicepremier spiega che ad agire è stato “il Governo italiano, non Matteo Salvini personalmente”, e l’ha fatto per “verificare la possibilità di un’equa ripartizione tra i Paesi dell’Ue degli immigrati a bordo della nave Diciotti”. E per assicurare una serie di “azioni condivise o complementari tra gli Stati membri”, come prescritto dalle conclusioni del Consiglio europeo di giugno 2018. “Non rinnego nulla e non fuggo dalle mie responsabilità di ministro. Sono convinto di aver agito sempre nell’interesse superiore del Paese e nel pieno rispetto del mio mandato”, scrive ancora Salvini, che conclude: “Rifarei tutto. E non mollo”.

Intanto cominciano ad arrivare le dichiarazioni di voto. La Lega, come aveva già annunciato Salvini, voterà no. Il Partito Democratico, che ha annunciato l’intenzione di citare Salvini in un esposto alla Procura di Siracusa per il caso della Sea Watch 3, voterà certamente sì all’autorizzazione a procedere. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha annunciato invece il suo no. Più complessa, invece, la posizione degli alleati di governo, il Movimento 5 Stelle. Da entrambi i fronti, quello giallo e quello verde, infatti, nutrono preoccupazioni sulla tenuta del Governo. All’inizio i grillini avevano confermato la loro linea del sì, che hanno già applicato altre volte anche per alcuni membri del loro partito. Ma ora la linea sembra essere cambiata. Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo Economico, ha ammesso in alcune trasmissioni televisive il ‘concorso’ nell’azione di Salvini. E anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli conferma a Mattino 5 la collegialità dell’atto. “Io sono responsabile della navigazione, fino all’attracco – spiega –. Salvini è responsabile della sicurezza sulla terraferma”. E, per il caso specifico, Toninelli continua dicendo che “la decisione l’abbiamo presa insieme, io, lui, il presidente del Consiglio e tutto il Governo”. Per cui, “se processano Salvini devono processare anche me e tutto il Governo”. E anche alcuni parlamentari grillini, come la presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio, Giulia Sarti, assicura che “la nostra posizione sulle autorizzazioni a procedere credo sia risaputa”, ma che siamo di fronte ad un caso particolare, in cui la scelta “è stata condivisa anche con altri ministeri e con il governo”. Vedremo nei prossimi giorni cosa deciderà il Senato. (L’UNICO)

Francesco Amato