Diciotti. Salvini di nuovo indagato. L’annuncio su Facebook

Questa mattina su Facebook l'annuncio di Matteo Salvini di una nuova indagine del Tribunale di Catania per il negato sbarco dei migranti della nave Diciotti al porto etneo. Il reato imputato è sequestro aggravato di persona, con pena dai 3 ai 15 anni di carcere. "Se difendere la patria è reato, sono pronto all'ergastolo", commenta il ministro dell'Interno.

Sequestro aggravato di persone e di minori. Questo il reato che viene imputato al ministro dell’Interno Matteo Salvini dalla sezione reati ministeriali del Tribunale di Catania. La pena prevista dalla relazione dei giudici Nicola La Mantia, Sandra Levanti e Paolo Corda, va da 3 a 15 anni di galera. “Manco fossi uno spacciatore o uno stupratore”, ha commentato il vicepremier, che questa mattina ha dato l’annuncio su Facebook in diretta dal suo ufficio al Viminale.

L’accusa si riferisce ancora al negato sbarco in Italia per i 177 migranti presenti questa estate a bordo della nave Diciotti. Il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro aveva stabilito l’archiviazione dell’indagine, poiché l’atto era “giustificato dalla scelta politica”. L’inchiesta, aperta dalla Procura di Agrigento, era successivamente passata nelle mani della Procura distrettuale del tribunale dei ministri di Palermo, per poi arrivare, infine, sul tavolo del tribunale dei ministri di Catania, che ne ha assunto la competenza territoriale e che proprio oggi ha provveduto alla richiesta dell’autorizzazione a procedere contro Salvini. Il vicepremier si difende in diretta su Facebook, e spiega di avere semplicemente messo in pratica la legge, che, secondo lui, è ciò che un ministro è chiamato a fare. In particolare, il leader della Lega cita l’articolo 52 della Costituzione, secondo cui la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. “Soprattutto se il cittadino è pure ministro”, aggiunge Salvini. Per il ministro dell’Interno, infatti, “la difesa dei confini, la difesa delle regole, la difesa del vivere civile, la difesa della democrazia” devono essere priorità. Ma per qualcuno non è così, al punto che “un ministro che blocca gli sbarchi non difende la Patria ma deve finire in galera”.

L’accusa

I giudici del foro etneo contestano al ministro dell’Interno di avere “abusato dei suoi poteri e privato della libertà personale 177 migranti di varie nazionalità giunte al porto di Catania a bordo dell’unità navale di soccorso Diciotti, alle ore 23.49 del 20 agosto 2018”. Inoltre, a Salvini viene contestata la violazione delle convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare, per cui “non consentendo, senza giustificato motivo” di esitare “la richiesta di un porto sicuro presentata alle 22.30 del 17 agosto 2018, bloccava la procedura di sbarco dei migranti”. Accuse rivendicate da Salvini: “Se questo è un reato, sono colpevole di questo reato e mi dichiaro colpevole per altri reati nei mesi avvenire”. Infatti, per il ministro, “barche, barchini e barconi non troveranno un porto in Italia per il loro carico di esseri umani”, oro per i trafficanti. “Sono pronto all’ergastolo perché ho bloccato e ribloccherò la procedura di sbarco dei migranti”. Salvini avrebbe anche determinato “consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale” dei migranti, costretti a rimanere “in condizioni psico-fisiche critiche” fino al successivo 25 agosto, quando “veniva autorizzato lo sbarco perché – spiega – avevamo ottenuto che altri paesi europei si facessero carico di questi immigrati”. I giudici etnei al fatto aggiungono, inoltre, l’aggravante di essere stato commesso da pubblico ufficiale – “Faccio il ministro: se fossi stato un passante non avrei bloccato nessuno sbarco”, commenta il vicepremier – e di aver coinvolto nel sequestro anche soggetti minorenni.

La decisione passa al Senato

Secondo la prassi, ora sarà il Senato a decidere della colpevolezza del ministro dell’Interno, ma Salvini si dice fiducioso e “sicuro del voto dei senatori della Lega, perché stiamo semplicemente mantenendo quello che ci eravamo impegnati a fare in campagna elettorale chiedendo il voto agli italiani”. Il vicepremier, comunque, assicura che “non cambio di una virgola il mio modo di pensare, di lavorare e di agire: in Italia si arriva se si ha il permesso per arrivare”. E, al proposito, nello stesso video Salvini annuncia la chiusura dei porti anche per la nave della Seawatch, che “ha fatto a gara con la guardia costiera libica per andare a raccogliere 47 immigrati, ha vagato davanti alla Tunisia e a Malta senza far nulla e adesso arriva in Italia”. Le politiche dell’immigrazione, infatti, “le decide il governo e non dei privati olandesi”.

Alla fine del video, il vicepremier mostra la foto di un murales realizzato a Milano e firmato dal gruppo degli anarchici, che reca la scritta “Non sparare a salve, spara a Salvini”. “Ho smesso di ridere – commenta Salvini –, ho esaurito la pazienza”. Per il ministro, infatti, “un conto è la critica politica, in democrazia è bello il confronto fra idee diverse, ma queste non sono idee”. “Mi spavento? No. Ho smesso di lavorare? No. Anzi lavoro un giorno in più e arrestiamo un mafioso e uno spacciatore in più”, conclude Salvini, che annuncia anche lo stanziamento di centinaia di milioni di euro per la manutenzione di strade, scuole e biblioteche, in particolare per i comuni sotto i 20mila abitanti, “dimenticati dalla politica, dai ministri, dai governi, ma che sono la spina dorsale del nostro paese”, che adesso potranno avere 400 milioni di euro per sistemare quello che in paese non si sistema da anni.

Il sostegno

Nelle ore successive, intanto, arriva forte la vicinanza e l’incoraggiamento dei sostenitori di Salvini, che sono intervenuti sui social con l’hashtag #SalviniNonMollare. Hashtag che, come mostra lo stesso vicepremier, ha raggiunto su Twitter i vertici dei trend italiani e mondiali. “Insieme siamo più forti di qualsiasi minaccia. Io non mollo!”, aggiunge il vicepremier ringraziando chi gli ha manifestato sostegno. (L’UNICO)

Francesco Amato