Donna con disturbi mentali scappa con il figlio minorenne affidato al padre. La lettera di un uomo disperato

Una storia terribile, dove un padre tenta in tutti i modi di salvare suo figlio, affidato a lui in via esclusiva poiché alla madre sono stati diagnosticati problemi psichici che potrebbero mettere a repentaglio l'incolumità del bambino. Nonostante i referti medici e i documenti del Tribunale, nel momento in cui la madre sparisce con il figlio, le Forze dell'Ordine si trovano impossibilitate ad aiutare il padre che è seriamente preoccupato. Questo è il suo appello accorato. Abbiamo utilizzato dei nomi di fantasia per la tutela del minore. Una storia di giustizia arenata nelle carte, di separazione e di richiesta d'aiuto

Ho conosciuto Anita  circa 4 anni e mezzo fa , dopo poco è rimasta incinta. In estate è nato Pietro. Pochi mesi dopo la sua nascita  sono iniziati i problemi: la mamma , donna di cui ero perdutamente innamorato , ha iniziato ad essere scontrosa e di tanto in tanto si lasciava andare a qualche comportamento aggressivo che inizialmente identificavo solo con una normale depressione post partum. 

Purtroppo, dopo circa dieci mesi dal giorno del parto  ha iniziato ad essere aggressiva anche nei confronti del bambino, e un giorno, tramite nota audio whatsapp, mi ha detto: “se non te lo vieni a prendere lo butto di sotto” . Visto e considerato che ero molto innamorato, tentavo di comprendere il suo stato di sofferenza , e ho tentato la strada della terapia medica per aiutarla concretamente, nonostante alcuni amici mi dicessero di lasciare stare, cosa che mi faceva rimanere molto male. Con mia immensa tristezza le viene diagnosticato un disturbo mentale , era borderline di tipo 2, da un lato ero contento, sapevo che ora se voleva, poteva solo stare meglio, pian piano e con l’aiuto di tutti . Quella sera, purtroppo, ha fatto il gesto più brutto che una persona possa fare: ha ingerito un blister di Seroquel  con del vino, per poi essere soccorsa  la mattina dopo  dagli operatori sanitari, polizia e vigili del fuoco che avevano sfondato la porta. 

Decidiamo di separarci, faccio ricorso sia in sede civile che penale, e nei vari ricorsi purtroppo sono stato costretto a inserire dei messaggi minacciosi da parte sua nei confronti di mio figlio:  “lo voglio sgozzare perchè ha il sangue della tua famiglia di merda“. Allego il messaggio dove dice di volerlo “buttare di sotto” , allego una telefonata registrata , dove diceva di volersi andare a schiantare con la macchina a 140 km , pur avendo il bambino sul sedile di dietro. Per questi messaggi il mio Avvocato chiede ed ottiene una CTU, e così ci viene assegnata una professionista, dal grande valore professionale e morale . Al termine di tutta una serie d’incontri, test di personalità  ed esame tossicologico che Anita  non ha voluto svolgere, la dottoressa le disse: “Signora se non lo fa per me è positiva”. A seguito di tutto ciò il bambino viene affidato al sottoscritto in via esclusiva, e la dottoressa si raccomanda con i servizi sociali  di monitorare le cure della signora. In quel periodo la mamma vedeva Pietro in un regime d’incontri protetti, ciononostante sono entrato in possesso di un filmato dove lei ha bambino in braccio mentre si trova al volante della macchina all’esterno del servizio sociale intenta a chiedergli: “a chi vuoi più bene a mamma o papà?”  Domanda più stupida , credo non la si possa fare ad un bambino .

 

Venendo al dunque, nonostante le sia stato diagnosticato un grave disturbo, nonostante sia risultata tossicodipendente, nonostante le minacce nei confronti del figlio, poco tempo fa sono cessati gli incontri protetti. Devo anche dire che negli ultimi mesi  mi è sembrata più calma, anche se notavo sempre qualche sbalzo d’umore, però a me bastava che stesse con il bambino  per tre , quattro ore il pomeriggio. Negli ultimi mesi l’ho più volte invitata a venire a trovare il figlio, ha sempre avuto un rapporto a fasi alterne con questo bambino, però con me era tornata a sorridere, ed io sentivo che era giusto permettere al bimbo  di stare con la mamma, logicamente sempre in presenza dei nonni materni. 

La convinco a venirlo a prendere a scuola, e le dico di venire alle 13;15. Eravamo d’accordo che  sarebbe stata insieme a lui fino alle 18;30 per poi ricondurlo presso la mia abitazione. Alle 18;40 circa ricevo un messaggio che recita: 
Siamo a casa mia (una località fuori Roma) con il bambino, come previsto da provvedimento, visto che non sei venuto a portarlo, siamo venute a prenderlo noi. Starà con noi fino a domenica sera alle 19 sarai tu a venirlo a riprendere come previsto dal provvedimento, non prima” 

Detto ciò le scrivo domenica mattina: “ gentilmente dimmi a che ora lo riporterai”, non ricordando i particolari di questo messaggio , che mi era stato inviato dalla madre, cioè la nonna del bimbo. Il provvedimento prevedeva che lei poteva portarlo a casa sua, previo accordo con il sottoscritto, cosa che non è mai avvenuta. 

Domenica sera sono andato al Comando Generale , dove un Maresciallo gentilissimo  è entrato in contatto con la mamma di Anita, che gli ha detto che mi avrebbero ridato Pietro il giorno successivo. Nella mattinata di lunedì, mia madre ed io  partiamo alla volta della località in cui abita Anita, e alle 15  arriviamo sotto casa sua. Citofono tre volte  senza ricevere risposta, e ad un certo punto la vedo passare in macchina del padre in una via adiacente. Detto ciò chiamo i Carabinieri, che non riescono a soddisfare la mia richiesta  per carenza di mezzi . Così mi mettono in contatto con la Polizia che arriva sul posto, chiede cosa è successo, ci identifica, citofona a casa di Anita, rispondono e li fanno salire.

Dopo circa venti minuti scendono senza il bambino e mi dicono che se ne è andata. Decidiamo di andare in commissariato per sporgere querela, mi chiedono la targa della macchina e io rispondo: “guardi non la so , è una Mercedes bianca” . Inziano a cercarla con le celle telefoniche, ma dopo circa mezz’ora si interrompono le ricerche dicendomi che loro non andranno mai a strappare un bambino  dalle mani di una madre. Con la massima calma rispondo che è stato decretato un affidamento esclusivo in favore del sottoscritto, e che la mamma  ha dei problemi di carattere psichiatrico. Mi sono sentito dire: “chi lo dice” ? “lo”, risponde una primaria di neuropsichiatria infantile di una delle più grosse strutture ospedaliere italiane che è stata nominata come consulente tecnico da parte del tribunale ordinario di Roma. Delusi dal sistema e dalle sentenze che sembrano non contare nulla, mia madre ed io  ce ne andiamo a dormire in un albergo nel centro della località in cui abita Anita. Raccontata questa triste storia, che danneggia in primis mio figlio, io mi chiedo : ma se dovesse succedere qualcosa di irreparabile per davvero , chi mi ripagherà di un perdita del genere?