I dubbi sulla morte di Matteo. A un metro da #MatteoBarbieri ma non l’abbiamo visto per 9 giorni?

Trovato un orologio sfuggito alla scientifica

Il complottismo non ci piace. Ancor meno i suoi teorici. Questa è la premessa doverosa a questa mia testimonianza sulla triste vicenda che riguarda Matteo Barbieri, il ragazzo di 18 anni scomparso la notte tra l’11 e il 12 luglio, a bordo della sua Honda, sulla via Braccianese, e che mercoledì anche io, abitando in zona e conoscendo bene le insidie di quelle campagne, ero andato a cercare senza esito. Pur essendo transitato a piedi a un metro dal punto dove è stato rinvenuto il cadavere! Anche i pm, prima del ritrovamento avvenuto ieri 20 luglio, a 9 giorni dalla scomparsa, avevano aperto addirittura un fascicolo con ipotesi di omicidio e occultamento. Una decisione motivata da alcuni movimenti “strani” della scheda SIM del cellulare di Matteo – che peraltro non è chiaro sia stato effettivamente ritrovato. La storia ha gli elementi del giallo tanto che “Chi l’ha visto?” e lo scrittore Emilio Orlando, esperto di nera, se ne occupano.

Come me tante altre persone giunte a piedi e in macchina in quel punto, non hanno notato motociclette né corpi. Alla notizia di ieri, del ritrovamento in quel punto, resto sgomento. Mi dico non è possibile! Ci sono stato.
Torno sul posto stamattina, dopo tre giorni, trovo un contesto che teoricamente giustifica pure un fatale incidente (curva insidiosa per una moto e scoscesa) l’ipotesi dell’omicidio sembra tramontare. Ma resta però un dubbio grande e lecito: come è possibile che parenti e amici che hanno perlustrato e camminato a un metro e mezzo (150 centimetri misurati) per 9 giorni, non abbiano visto né il corpo né la grossa moto Honda CB 500 Abs? In un punto peraltro che era stato preso di mira dalle ricerche perché coincidente con la cella telefonica agganciata da Matteo prima che il telefono si spegnesse e corrispondente al suo senso di marcia. Tre cento metri di cespugli bordo strada. Tutto sommato non una zona impossibile da setacciare.
Va detto che i rami particolarmente esili in quel tratto possano verosimilmente essersi spezzati, inghiottendo la moto. Tutto plausibile. Ma per chi ha camminato a pochi centimetri, soffermandosi e spostando gli arbusti con le mani, resta il dubbio che il corpo e la moto potessero (condizionale d’obbligo) non essere lì dove sono stati ritrovati.
Quello che è limpido e pacifico sono invece i rilievi sull’asfalto. Che la scientifica non potrà che confermare: nessun segno di pneumatici e urti. Soltanto un tronco scalfito (dalla moto secondo l’ipotesi dell’incidente), e dove – per destino atroce – gli amici di Matteo avevano nastrato un cartello per le ricerche.
Mentre affiggevano il cartello, Matteo Barbieri era lì a pochi passi. Ma non lo hanno visto nemmeno loro.
Non entriamo nel campo minato delle supposizioni e della balistica, di cui non siamo esperti.
Il dubbio lecito che invece resta, è come diavolo abbiamo fatto a non vederlo? Come hanno fatto dopo dieci giorni i contadini a non sentire odori con il caldo di questi tempi?
Forse l’autopsia fugherà – senza purtroppo restituire il ragazzo ai suoi affetti – il dubbio che anche la magistratura ha avuto indagando in una prima fase per omicidio. Il dubbio che qualcuno abbia inscenato un incidente stradale. O alterato la scena.
Altro particolare curioso: ieri la scientifica ha chiuso il traffico e analizzato la zona. Ma ha omesso di repertare un orologio, sicuramente per svista, con un cinturino in cuoio perfettamente integro, che ho rinvenuto questa mattina alla presenza di due militari dell’Arma e di una troupe della Rai. A chi appartiene? Come mai non è stato repertato? Era esattamente nel punto dove era riverso il corpo. Lì dove nemmeno i suoi amici lo hanno visto, mentre sull’albero che dovrebbe e potrebbe averlo ucciso, affiggevano un manifesto con la sua foto. Pubblico queste immagini che ho scattato per rendere la dimensione delle distanze tra il corpo di Matteo e chi lo ha cercato per giorni senza esito. In particolare in quel punto dove protezione civile e forze dell’ordine sapevano che il cellulare aveva smesso di funzionare. Tutti ciechi o forse Matteo in quella cunetta ci è finito dopo, posizionato da qualcuno? Un altro interrogativo: come mai le foglie e gli arbusti che coprono la moto sono stranamente secchi? Intorno i cespugli sono vivi, e verdi. Sono rami di riporto? Perché intorno le foglie sono verdi mentre sulla moto sono marroni?
Solo l’autopsia potrà a questo punto fugare il terribile dubbio.

Riccardo Corsetto

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