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Lunedì 06 Febbraio 2012 22:28 |
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Pregiudizi sessisti e razziali, subordinazione, lavoro mal pagato: la sociologa francese Caroline Ibos fa un ritratto delle bambinaie del XXI secolo nelle famiglie della borghesia parigina in un libro che uscirà mercoledì per le edizioni Flammarion dal titolo 'Qui gardera nos enfants' (Chi si occuperà dei nostri figli?).
Per l'autrice, il rapporto madri-bambinaie è emblematico della differenza che persiste ancora oltralpe tra le classi sociali: da un lato queste baby sitter tutto fare delle classi agiate, che vengono chiamate 'nounoù, per la maggior parte di origine africana, si occupano delle faccende domestiche e badano ai figli senza tuttavia interferire nella loro educazione, sono socialmente subordinate, sottopagate e vittime di pregiudizi post-coloniali; dall'altra parte i nuovi borghesi, nei panni di datori di lavoro, tendono a definire la loro superiorità marcando le differenze economiche e culturali con la domestica. «Le madri - dice la Ibos - provano disprezzo per le loro bambinaie». Il XXI secolo è la nuova era dei governanti: «L'emancipazione delle donne diplomate - osserva la sociologa - è resa possibile perchè altre donne 'poverè si fanno carico dei compiti considerati culturalmente femminili e degradanti». «La mia tesi - dice la Ibos - è che la società francese sia molto più di quello che si crede una società post coloniale dove i pregiudizi razziali sono ancora molto presenti». A Parigi, continua, circola per esempio una 'teoria delle razzè delle nounou: le africane sarebbero materne ma incapaci di fare le faccende domestiche, le filippine pulite ma fredde con i bambini e le magrebine affidabili ma severe. Nel libro l'autrice descrive 'la cerimonia di assunzionè della bambinaia come «un momento estremamente codificato»: la moglie fa le domande, il marito è presente ma non interviene, i bambini stanno seduti in salone, e il tutto viene presentato come il quadretto della famiglia modello. Per la candidata il colloquio è una prova per valutare la sua 'vocazionè di moglie-madre. «La cosa che più mi ha colpita nella mia ricerca - conclude la scrittrice - è stato constatare come le donne che nella loro vita personale si costruiscono in opposizione ai circuiti della dominazione maschile, non si siano in realtà pienamente emancipate perchè proiettano su altre donne, economicamente più svantaggiate, i pregiudizi sessisti».
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