Elezioni europee: “euroscettici o … europeisti?”

di Paolo DTRutili 

La trasformazione del comportamento di tanti europei verso l’Unione Europea può essere riferita alla mancata percezione di un’Europa efficiente in termini politici ed economici. Invece è importante distinguere il concetto di Europa come unità socio-culturale, con una storia e destino condivisi da quello di Unione Europea, un’istituzione politica sovranazionale sorta da pochi decenni.

L’Europa unita è sorta dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale come soluzione definitiva ai conflitti che videro contrapposti gli interessi delle singole nazioni. Oltre un secolo fa gli europei non si identificavano con l’idea dell’Europa bensì delle rispettive nazioni. In quell’epoca nascevano gli stati-nazione, non l’idea di un’unità politica continentale. Il teorico dello stato moderno è Friedrich Hegel quando considera il fattore della nazionalità come preponderante: per il filosofo lo Stato non è un’entità politica artificiale e astratta, la nazione è un attore della storia a partire dalla sua società civile e dal riconoscimento della sua produzione economica.

Il principio hegeliano è fondamentale per comprendere la vera essenza dell’unione dei diversi stati, con una storia, e un presente, civile ed economica comprensibilmente diverse. Non si può decidere con una firma di un trattato che gli interessi e la realtà di un paese come la Germania possano convergere in quelli dell’Italia, e così reciprocamente per gli altri attori nazionali. Il primo cancelliere tedesco del periodo post-bellico, e uno dei padri fondatori dell’Europa unita, Konrad Adenauer disse una volta che tutti abitiamo sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte.

Da questo concetto e dai padri fondatori della Comunità del Carbone e dell’Acciaio (CECA), l’embrione della conseguente Comunità Economica Europea, dobbiamo partire per capire quale possa essere il reale ambito e portata dell’Europa unita. L’Europa si è unita in nome della pace e della ricostruzione materiale ed economica del continente dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale.  

Questi devono essere i pilastri della cooperazione continentale degli stati europei. Sono gli stessi pilastri che hanno dato vita alla CEE, una comunità di stati sovrani, i quali decisero di collaborare per lo sviluppo dei rispettivi popoli nel nome della pace, pace garantita dalla nascita di una nuova realtà: la cittadinanza europea. La libera circolazione dei cittadini fu in seguito sancita dal Patto di Schengen. Chi si allontana da questi presupposti è il vero euroscettico.

I padri fondatori dell’Europa unita, i principali Adenauer già citato e Charles De Gaulle, pensarono a una mutua collaborazione tra gli Stati sovrani e quindi tra i popoli che loro rappresentavano.

L’Unione Europea invece è una costruzione astratta per ciò non può rispondere alla definizione hegeliana di entità nazionale, o meglio sovranazionale. Gli organi che la compongono non godono di una elevata rappresentatività popolare. Fino a pochi anni fa il Parlamento Europeo non aveva neppure una funzione legislativa, era un organo eletto democraticamente e solo consultivo.

L’obiettivo finale, o ambito, è quello di privare sempre più le singole nazioni di sovranità sulle scelte politiche a favore di questa entità sovranazionale astratta poiché l’Unione Europea è un’entità de facto, poiché non esiste una definizione concreta di “cittadino europeo”, se non quella di appartenenza a un’area comune geografica ed economica. La rappresentatività popolare è dubbia da quando i membri della Commissione Europea sono il frutto di accordi politici e interstatali proporzionali. In questo modo un commissario può essere eletto per fare parte di un piccolo paese dell’Unione e magari di un partito di minoranza di quello stesso paese.

Paradossale è il fatto che il cittadino medio europeo abbia avuto nel passato un senso di appartenenza alla CEE come unità sovranazionale maggiore di quello dell’Unione Europea che non è altro che un’evoluzione politica della prima. Nessun paese, o presidente, ha mai messo in discussione l’esistenza stessa della CEE come invece accade con l’Unione Europea, l’esempio più eclatante è quello della Brexit e il sempre maggiore consenso dei partiti c.d. “euroscettici”.

L’euroscetticismo è bene ribadirlo non mette in discussione i pilastri prima citati dell’unità europea, la pace e la collaborazione economica, il ritorno alle frontiere e alle dogane tra gli stati; si pone il problema della convenienza e del funzionamento normativo dell’Unione. L’attrito permanente degli ulti decenni tra i rinnovatori (“euroscettici”) e i conservatori (coloro che affermano che i presupposti dell’Unione Europea non si possono mettere in discussione ) ha portato a un logoramento tale che la Brexit probabilmente porterà a una separazione della Gran Bretagna dall’unione degli stati europei, non solo dalla moneta unica come prima.

Certo non si corrono rischi della violazione del pilastro della “pace continentale” che ha portato i diversi paesi a unirsi, ma è una sconfitta, forse una battaglia persa, dell’idea e del sogno dei padri fondatori dell’Europa unita. L’unità monetaria dell’Eurolandia è stata una lodevole iniziativa, tuttavia le difficoltà che essa comporta rimandano all’ipotesi iniziale: non è possibile fare coinvolgere sovranità diverse ed economie diverse semplicemente per un’ideale difficile da raggiungere.

Le diversità tra realtà nazionali nella storia sono state superate con il potere di uno stato sovranazionale dai tempi di un “imperium”, ossia un territorio dove lo Stato esercita il suo potere coercitivo. Uno degli esempi più recenti nel continente fu lo Stato Asburgico: una realtà sovranazionale resa possibile nella figura di un Sovrano. Difficile immaginare che più di 20 stati riescano da soli, o mediante un’entità astratta sovranazionale non ancora legalizzata da una costituzione comune, a fare coincidere i propri obiettivi.

Per un semplice motivo: gli interessi dei pescatori del mediterraneo non possono essere gli stessi di quelli del Mar Baltico. L’economia tedesca è assai più forte di quella italiana e non basta parlare di una variazione momentanea del PIL  a favore di uno dei due per equipararli. Ora mi riferirò nello specifico alla politica italiana. In passato sia la Lega che il M5S proponevano l’uscita dall’Unione Europea e da Eurolandia. Evidente la posizione anti-europea di entrambi gli schieramenti.

Eppure mettere in discussione sia la moneta unica che l’istituzione europea non significa essere anti-europei. In seguito la posizione è evoluta in una alternativa all’attuale governance europea. Dall’analisi attuale sulla reale percezione da parte dei cittadini europei di quanto si sentano rappresentati dalla maggiore loro istituzione, questa alternativa rimette a un ritorno di un europeismo più sentito, quello delle origini: l’Europa dei popoli. Non per questo rinunciare alle premesse fondamentali: una politica estera comune e la condivisione di politiche efficaci per risolvere i problemi del continente.

Una soluzione politica a un problema che pare sia di natura economica. L’ex ministro Calenda negli scorsi giorni in modo vivace ha ribadito che né gli Stati né la Commissione Europea hanno alcuna influenza sull’andamento dello spread e dei mercati finanziari. Una implicita ammissione che ormai la finanza primeggia sia sulle istituzioni quanto nella gestione della moneta unica. Nondimeno è assodato che la BCE è gestita da quella stessa finanza e non dagli Stati come attori economici. Bankitalia neppure è una istituzione bancaria statale.

La conclusione è: non è vero che gli europeisti, per precisare i sostenitori dell’Unione Europea e dello status quo, sono i veri strenui difensori dell’Europa unita sognata dai padri fondatori, sono invece convinto che i c.d. “euroscettici” potranno rilanciare l’idea originale e primitiva di un’Europa custode della volontà popolare, e il dibattito finale sull’Europa alla quale aspiriamo tutti. Impedire a tutti i costi che l’impopolarità dell’Unione Europea porti all’impopolarità della stessa idea di Europa.        

(L’UNICO)