Il Financial Times e l’uscita dell’Italia dall’Euro

Un'opinione espressa in un editoriale, travisata e ingigantita.

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Nei giorni scorsi i principali quotidiani italiani hanno ripreso un’editoriale pubblicato da Wolfgang Münchau sul Financial Times, con toni piuttosto cupi e negativi. Nel suo articolo, Münchau ipotizza uno scenario post-voto, il prossimo 5 Dicembre, che vede la caduta del governo Renzi e l’ascesa delle forze euroscettiche, come M5S e Lega Nord, collegandole all’aumento dei populismi in tutta Europa.

Non sorprende che l’articolo si intitoli “Italy’s referendum holds the key to the future of the euro“, e che inizi parlando proprio di una possibile nuova crisi nell’eurozona, che potrebbe partire appunto da noi. L’estrema sintetizzazione apparsa sui quotidiani nazionali invece ha spostato l’argomento di discussione, dalla possibile crisi al referendum. Titola, ad esempio, Repubblica: “Ft: se Renzi perde il referendum, l’Italia esce dall’euro”. Una semplificazione eccessiva, che passa dalla bocciatura della riforma all’ipotetica caduta del governo, per arrivare quindi all’elezione di forze euroscettiche che porteranno il paese fuori dall’Euro.

Münchau, infatti, dice altro. Nell’articolo specifica che la possibile crisi non avrà nulla a che fare con il referendum in se, ma riguarda la performance economica del bel paese dal 1999, anno in cui adottò l’euro, ad oggi: da allora, la produttività italiana sarebbe scesa del 5%, mentre quella di Francia e Germania sarebbe aumentata del 10%. Questo ha favorito, nel corso degli anni, la nascia di forze euroscettiche che chiedono a gran voce di rivedere i trattati con l’Unione Europea e riguardo la moneta unica.

L’editorale non si propone come un endorsement per il Si, ma più che altro come uno dei tanti possibili scenari del dopo voto. Münchau, che è un noto euroscettico, non si focalizza solo sull’Italia, ma guarda anche ai cugini d’oltralpe. Non parla solo di quitaly, ma anche di frexit, indicando la possibile vittoria di Marine Le Pen come un ulteriore crisi, che assieme a quella italiana spianerebbero la strada alla “disintegrazione” dell’Unione Europea.

Tuttavia, concludendo l’editoriale, Münchau spiega che la sua aspettativa principale non è il collasso dell’Unione Europea, ma l’uscita di uno o più paesi. Uno scenario avallato dalla possibilità di una rapida ascesa di queste forze anti-Europee, che comunque non avrebbe un risvolto certo e/o immediato.

Mancano meno di due settimane al referendum, e non possiamo sapere come andrà: l’elezione anticipata nel 2017 per ora resta l’ultima spiaggia, ma visti gli eventi recenti – Brexit e Trump – dovremmo aver capito che nessuna opzione è impercorribile, o troppo impossibile per accadere.

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