Giorgetti: “Si vieti la vendita allo scoperto”. Retroscena di un meccanismo finanziario

Giorgetti: “Speriamo che si vieti finalmente la vendita allo scoperto”. Si tratta di un meccanismo finanziario che permette agli investitori di scommettere al ribasso su un titolo e venderlo senza realmente possederlo, incassando così il guadagno per il suo riacquisto ad un prezzo inferiore.

“Speriamo che si vieti finalmente la vendita allo scoperto anche in Italia”. Ha risposto così Giancarlo Giorgetti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, ai giornalisti che gli chiedevano un parere sui valori dello spread, protagonista assoluto delle cronache di queste settimane. Proprio così: ha parlato di vendita allo scoperto, auspicando che il governo giallo-verde possa vietarlo anche in Italia.

Ma che cos’è la vendita allo scoperto? E che c’entra con lo spread?

La vendita allo scoperto è un meccanismo finanziario, a tutt’oggi consentito dalla legge, che consente la vendita a soggetti terzi di titoli non posseduti dal venditore. Il venditore, infatti, scommettendo contro l’andamento di un titolo, e quindi sul ribasso del suo valore nel giro di pochi giorni, lo acquisisce virtualmente e lo vende ad uno o più soggetti al suo valore nominale. Nel momento in cui il titolo venduto perderà effettivamente il suo valore, lo riacquista e restituisce al reale proprietario quanto aveva preso in prestito, intascando però il guadagno dato dalla compravendita.

Più concretamente, un soggetto A prende in prestito dalla società X un’azione del valore di 50 euro, per la quale intuisce il ribasso nell’arco di una settimana. Quindi la vende allo scoperto ad un soggetto B. La settimana dopo, come aveva previsto, l’azione perde valore, e passa da 50 a 20 euro. A questo punto, A la riacquista al nuovo prezzo di 20 euro e la restituisce alla società da cui l’aveva ottenuta in prestito. Alla fine dell’operazione, A si ritroverà quindi un guadagno di 30 euro, al quale tuttavia va ancora sottratta la percentuale di interesse da restituire al prestatore. È evidente, però, che il gioco funziona anche al contrario. L’azione investita, infatti, potrebbe anche subire un aumento del suo valore, e quindi l’investitore andrebbe incontro ad una perdita. Aggiungendo qualche zero ai numeri che ho usato come esempio, si capisce facilmente che i guadagni, usando questo meccanismo, possono essere notevoli ed allettanti.

I titoli di Stato italiani, dall’insediamento del governo Conte ad oggi, sono stati oggetto di numerose vendite, poiché i mercati temono che l’Italia non possa riuscire ad assolvere i propri impegni sul debito pubblico. Ma non tutti lo fanno per una reale mancanza di fiducia nello Stato. Molti, infatti, approfittano della debolezza del mercato solo per speculare. E proprio la vendita allo scoperto diventa la copertura, assolutamente legittima, degli speculatori.

L’ondata di vendite dei titoli, è evidente, ha portato con sé anche un notevole calo dei prezzi e, quindi, un aumento del tasso di interesse applicato ai titoli. Anche a questo è dovuta la crescita dello spread di cui tanto si parla in queste settimane. Il differenziale tra gli interessi dei titoli italiani e quelli dei titoli tedeschi, infatti, si aggira sempre intorno ai 300 punti base. L’obiettivo di Giorgetti, secondo quanto ha precisato in una nota, è quello di “sterilizzare almeno gli effetti dello spread sulla borsa e in particolare sui bancari”. Il Sottosegretario, quindi, si riferisce non tanto ad un intervento diretto sui titoli di stato, bensì su quelli delle banche, così che gli istituti di credito siano messi al sicuro dai possibili effetti della corsa dello spread. (L’UNICO)

Francesco Amato