Gli artificieri del malcontento. Ecco a cosa punta il 5 Stelle: non superare quota 30%.

Grillo, Di Maio e Casaleggio, perché stanno facendo rientrare i buoi nel recinto?

di Riccardo Corsetto

Gli artificieri del malcontento. Ecco a cosa punta il 5 Stelle: non superare quota 30%. Perché è questa la quota di disinnesco degli artificieri del malcontento. Per chi non lo avesse ancora capito, il Movimento 5 Stelle, lungi dall’essere una forza rivoluzionaria, sta semplicemente addomesticando il malcontento, anestetizzandolo, per evitare che diventi caos e ribellione reale. Qualcosa di simile ai Forconi che nel 2013 invasero le autostrade della Sicilia.
Lo dimostra la trasformazione di Grillo. Dai Vaffanculo del 2005 – infallibile tecnica per viralizzare un messaggio sul web, quella di imprecare –, dai “noi non facciamo accordi con nessuno”, da “Via dall’Euro e dall’Europa”, ai “non diremo più parolacce”, a “nell’Europa per migliorarla”, agli “accordi col centro destra dell’odiato Berlusconi”.
Insomma il Movimento 5 Stelle sembra aver recuperato memoria e prassi della tanto vituperata prima Repubblica. Accordo, concertazione, alleanza, astuzia. Perché allora questa nuova tendenza? E perché ai tempi di Bersani e Renzi non era possibile nessun accordo, mentre oggi si può votare alla seconda carica dello Stato, una fedelissima della prima ora dell’odiato Silvio Berlusconi. La risposta è banale. Perché tirarsi fuori, anche a questo giro, dai giochi istituzionali, dalle manfrine del Palazzo e del parlamentarismo, tenendosi coerentemente all’opposizione, avrebbe significato “condannarsi” a prendere al prossimo giro elettorale il 60% dei voti. Un successo che per la Holding di Casaleggio, che controlla come socio unico l’azienda Movimento 5 Stelle e, attraverso questo, un terzo del Parlamento italiano, senza idea di cosa sia un congresso politico, significherebbe la fine.
Il disegno per tanto è quello di mantenere il limite di velocità a quota 30. La quota perfetta per una demolizione controllata del disagio di massa. Potrebbe sembrare una visione complottista, ma è soltanto l’analisi di fatti concreti che sono oggettivamente sotto gli occhi di tutti.
Del resto, chi comanda lì dentro, (lasciate perdere i poveri cristi che ingenuamente ci credono davvero in buona fede) sa benissimo che nelle amministrazioni locali dove hanno governato, sono stati puniti dagli elettori.

Il 4 Marzo, Luigi Di Maio è arrivato primo, ma nelle amministrazioni locali dove i grillini governano non sono stati premiati dagli elettori. Vedi quote di voto a Roma, Livorno e Torino. Questo dato non possono ignorarlo i deus ex machina del movimento. Che di andare a fare un governo in solitaria, tra due anni, col 60% dei voti, non ne hanno propria voglia. Perché il potere, oggi, logora anche chi ce l’ha. A differenza del passato. Ce lo insegnano i 6 milioni di voti persi da Renzi in appena tre anni. L’estinzione di Forza Italia da partito al 40% ridotto oggi a fare da gregario a Salvini, il quale in realtà non ha nemmeno un partito (la Lega non esiste su quasi tutto il territorio nazionale), e però gode di un consenso che è esclusivamente carismatico-mediatico e personale, ma anche per questo, volubile come un temporale d’agosto.
Grillo, Di Maio e Casaleggio, dunque, stanno facendo rientrare i buoi nel recinto. Un progetto che alcuni credono consolidatosi da quando Grillo è divenuto ospite gradito nella residenza dell’ambasciatore USA a Roma. Ma la verità è che il passato di Casaleggio Senior, i suoi rapporti con la grande finanza (Colaninno, Goldman, Israele e servizi segreti) ci danno la cifra di un prodotto politico nato con criteri di marketing per certi versi simili a quelli che portarono al successo di Forza Italia. Il primo sfruttando l’etere, il secondo l’Adsl.
L’accordo tra Di Maio e Salvini, ha almeno il pregio (o illusione?) di portare una ventata di freschezza almeno anagrafica nel nostro Parlamento. Ma come faranno adesso i 5 Stelle ad aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno? Coi voti del nemico giurato? Coi voti del Pd meno L e del Nano? A Casaleggio Holding (che oltre ai rimborsi della politica sfrutta benissimo anche le vendite delle pubblicazioni con l’editrice di casa, oltre che l’ADV del blog) non conveniva attendere ancora un poco all’opposizione? Siamo matti, col 60% dei voti poi sei condannato a cambiarlo davvero il Paese.


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