Governo giallo-verde: quante contraddizioni?

di Lara Morano

La situazione di Governo oggi appare piena di contraddizioni, dove le due forze politiche che costituiscono la maggioranza sembrano rispettarsi ma non amarsi, come in un matrimonio combinato che si regge su equilibri delicati e sottoscritti nero su bianco. Se da un lato oggi assistiamo a uno scambio di reciproco rispetto tra Lega e Cinquestelle, è doveroso però ricordare come è stato avviato l’esecutivo, che dopo i risultati elettorali del 4 marzo ci ha impiegato un mese per essere varato. La coalizione di Centrodestra, formata da Lega Forza Italia e Fratelli d’Italia, prende i maggiori consensi, seguita a ruota dai pentastellati, indietro di qualche voto ma comunque promossi dalla volontà popolare, soprattutto in meridione. Bocciato il PD insieme a tutta la sinistra, che dopo Renzi e Gentiloni aveva chiaramente stancato, e che incassando la sconfitta si accomoda tra i banchi dell’opposizione.

Al netto dei risultati, il nuovo Governo sarebbe dovuto essere rappresentato da tutti i partiti che avevano vinto le elezioni, e se una colazione arriva per prima, a prescindere da chi ha avuto di più e chi di meno, dovrebbe entrare tecnicamente di diritto in maggioranza (altrimenti viene messa in discussione la validità della legge elettorale), ma come la storia ci insegna, spesso accade che in Politica venga messa in discussione perfino la matematica, e quanto è accaduto nella XVIII legislatura ne è una prova. Il veto sul leader di Forza italia, Silvio Berlusconi, imposto da Luigi Di Maio ha determinato un immobilismo durato settimane, ed è stato proprio il passo di lato fatto dal Cav a calmare le acque. In sostanza l’attuale vice premier voleva andare alla guida del paese con il partito di centrodestra che ha ottenuto più consensi, la Lega, strappandolo così al suo alleato storico con il quale tuttora lavora in sinergia in numerose realtà locali del Nord Italia. Ecco quindi la situazione attuale nei palazzi istituzionali di Roma: un governo Pentaleghista, dove la Lega viene quotidianamente richiamata a mantenere le promesse elettorali del programma di Centrodestra, mentre i Cinquestelle  portano avanti le loro proposte che, secondo Forza italia, somigliano sempre più a quelle di una sinistra di stampo antico, soprattutto le scelte economiche. Flat tax e reddito di cittadinanza, vicini suonano come un ossimoro, laddove da un lato si punta a una politica di sussidiarietà che non ha uno sguardo lungimirante verso chi crea il gettito per far girare l’economia, mentre dall’altra parte c’è la volontà di aiutare le imprese a produrre e dare lavoro.

Il contratto di governo consente alle due forze politiche in carica di lavorare parallelamente senza arrivare allo scontro, Matteo Salvini, oggi ministro dell’Interno si sta impegnando a efficientare le politiche sull’ immigrazione in linea con il suo programma, e il suo operato viene elogiato dal Centrodestra, che però non manca di tirarlo per la giacchetta ricordandogli da dove arriva. Intanto sono accadute altre cose, e la breve pausa estiva è stata scandita da una tragedia: quella del crollo del Ponte Morandi di Genova, un episodio che ha acceso ulteriori polemiche, soprattutto considerando il fatto che dopo 50 giorni non c’era ancora il nome del commissario di Garanzia preposto a vigilare sul corretto andamento dei lavori. Il pressing dell’opposizione di Centrodestra va avanti, tra rimproveri accompagnati da segni di approvazione a Matteo Salvini, e duri attacchi a Di Maio. Più angolare è la posizione di Fratelli d’Italia, che non attacca come gli azzurri di Silvio Berlusconi ma rimane ferma sui suoi ideali. Nonostante la naturale attrazione tra i tre partiti che storicamente costituiscono l’anima liberale del Paese, il matrimonio combinato regge, e il prossimo scenario che si apre agli occhi degli elettori saranno le elezioni per il Parlamento Europeo.