Immigrazione: i globalisti e i progressisti vogliono l’invasione

Sembra una versione attualizzata ad uno scenario geopolitico quella della tortura cinese, che stiamo ad oggi subendo. Come un silenzioso, ma continuo tintinnar di gocce, ogni giorno continuano a giungere sulle nostre coste barconi e barchini carichi di “risorse”, fresche fresche d’importazione globalista. E’ vero, la tivvù ci dice che con questo governo e negli ultimi tre anni, gli sbarchi sono vistosamente diminuiti. Ma non terminati. Anzi, se prima gli arrivi costituivano un evento eclatante perché, in un  sol colpo, giungevano più “risorse” A destinazione da noi, ora la cosa è cambiata.

Si giunge in barchini in 30/40 unità al massimo, cosicchè i media globalisti e progressisti possano dire che, in fin dei conti, si tratta solamente di un’inezia perché, cosa saranno mai 40 povere “risorse”? Senza contare l’ultima trovata per incrementare il pienone di stranieri nel nostro povero paese. Dalla Germania si vanno levando voli in cui vengono stipati, opportunamente narcotizzati, tutti quei “migrantes” , ivi mandati in nome del principio di quella ipocrita “redistribuzione” di cui l’Europetta carogna diceva volersi far carico. Così Frau Merkel, a noi notoriamente ostile, non ha perduto tempo e, senza tante storie, continua a mandarci carici di merce umana a Lor Signori non  gradita, mentre la Francia di Macron, tanto lesta a propinarci accuse di razzismo, arresta e sbatte fuori “migrantes” e cooperanti vari. Rimane il fatto che, ad oggi, l’invasione continua, con o senza governo, con o senza magistrati compiacenti.

Ad arrivare sono per lo più giovanottoni, ben vestiti, look rasta o capello sfumato all’ultimo grido, qualche bella e robusta matrona africana gravida quanto basta, per depositare il frutto del suo ventre in casa nostra o anche, se fosse necessario, a sopprimerlo, (come nel caso del povero bebè trovato morto sulle rive del Biondo Tevere…sic!). Giovanottoni e matrone disposti a pagare fior di quattrini, racimolati chissà come, per venire sin qui e collaborare a quel piano di sostituzione etnica che, in cima ai pensieri delle nostre amate elites finanziarie progressiste, vorrebbe fare del nostro paese una specie di discarica a cielo aperto, una sorta di Ostello per poveri di mezzo mondo, accomunati agli italiani in quanto a miseria, degrado e sfruttamento.

Nell’Italia liberista post renziana e montiana, quasi ogni giorno in Italia si muore sul lavoro. Una sorte questa, che accomuna  italiani e stranieri. In una specie di sottobosco, di giungla senza regole, gruppi di persone che, di imprenditoriale poco o nulla hanno, improvvisano attività economiche, armano cantieri e fabbriche prive di misure di sicurezza, per risparmiare e guadagnare a man bassa. E si muore. Nelle italiche campagne, siamo tornati ad una nostrana versione della famigerata “Capanna dello zio Tom”. Turme di stranieri costretti a lavorare e vivere in modo indegno, per salari da fame. Ed anche qui, si muore. Per chi, invece, rimane fuori dal “giro”, ci sono i dormitori improvvisati vicino alle stazioni o nei magazzini abbandonati e poi, lei, la droga.

In omaggio ai dettami di un antico e collaudato piano di generale rincoglionimento ed obnubilamento delle coscienze e delle energie dei popoli, attraverso la diffusione di sotanze tossiche, la droga diviene per molte “risorse” una splendida opportunità di carriera e promozione sociale in casa nostra, anche se, qualche volta, a causa della troppa foga ed entusiasmo, a rimetterci la pelle è qualche sprovveduta ragazzina nostrana, finita per tragica ventura nelle grinfie delle nostre care “risorse”. Questa, cari amici e lettori, si chiama in un solo modo: invasione. E generalmente le invasioni finiscono in un solo modo: a soccombere è una delle due parti, o l’invasore o colui che viene invaso, con buona pace per la sua civiltà che, in tal modo,andrà in fumo ed il suo popolo finirà schiavo….

Ora, sono centinaia di migliaia di anni che l’Europa, come ogni altro continente di questo mondo, possiede una propria peculiarità etnica, senza problemi definibile bianca, caucasica, indoeuropea o pre-indoeuropea  che dir si voglia. Pensare di stravolgere un simile equilibrio, frutto di millenni di stratificazioni etniche e culturali in tal senso, oltre ad esser folle, è frutto di un disegno perverso e criminale. La Storia dovrebbe insegnar qualcosa, anche agli sterili apologeti del buonismo in salsa globale. L’Europa ha retto millenni di invasioni, ogni volta rialzandosi, ogni volta ad un prezzo sanguinoso, per invasori ed invasi. Né valgono i discorsi imbecilli di chi ci viene a parlare di dimensioni territoriali superiori, di indicibili quantità di masse umane in movimento.

La piccola Grecia alle Termopili sbaragliò l’immensa armata iranica, conferendo una bruciante sconfitta a coloro che credevano che bastava il numero o la fede per vincere. E così è stato anche per Arabi, Turchi ed altri consimili invasori. La piccola Europa, ha tenuto per secoli sotto scacco, l’intero orbe terracqueo. La piccola Europa nel 20° secolo, è stata capace di scatenare due conflitti di proporzioni tali, da rischiare di annichilare il mondo intero. Il recente conflitto nella ex-Jugoslavia, dopo decenni di letargia progressista, ci ha riportato alla realtà di mai sopiti contrasti inter etnici tra europei, rammentandoci in cosa potrebbe trasformarsi l’Europa, se dovesse continuare l’attuale andazzo. La Storia è spesso imprevedibile e non sarebbe poi così male, far tesoro delle lezioni del passato, anche più recente.

E proprio per evitare un disastro, a questo punto, dobbiamo tutti prepararci a prendere il posto dovuto, sul proscenio della Storia. Non siamo sinceramente in grado di dire, se questo governo riuscirà a reggere o, se riuscirà a portare a casa dei risultati soddisfacenti. Realmente non lo sappiamo e per questo dobbiamo prepararci tutti perché, “sic stantibus rebus”, non possiamo più permetterci di lasciare neanche un sol momento, il timone della situazione in mano a certe persone. Il primo passo dovuto, è quello di far prendere coscienza alla gente della possibilità di poter far realmente cambiare le cose, attraverso una pratica plebiscitaria della democrazia, ovverosia poter condizionare con un consenso elettorale massiccio e maggioritario, determinate scelte dei vari esecutivi,  qualsiasi materia si voglia prendere in considerazione.

Un salto di qualità nella pratica politica, una nuova forma di presa di coscienza, che non possono e non debbono esser tralasciate in un momento come questo e che, pertanto, richiedono l’impegno e la più assoluta dedizione di tutti noi.

Umberto Bianchi