di Giuseppe Lorin - Ma sarà poi vero che il trascorrere del tempo acquieta ogni ferita? …E con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie, naturale retaggio della carne, è la soluzione migliore per acquietare il nostro dolore…. Qui è Shakespeare che fa rimuovere l’oltraggio dell’iniqua fortuna terrena di Hamlet, Prince of Denmark attraverso le ripetute riflessioni sulla morte paragonata ad un sonno infinito... Essere o non essere…

Nel “Caligula o de lo imposible” rappresentato con successo di critica e di pubblico nei teatri romani dell’Andalucia, in Spagna, in lingua castigliana, dalla Compagnia Italiana “Della luce e dell’ombra” diretta da Gennaro Duccilli, la rimozione del dolore avviene tramite la follia, dove la morte si avverte tangibile aggirarsi tra le austere stanze del palazzo imperiale. …Voglio la luna…Non chiedo l’impossibile!... Voglio la luna.

E Caligola, mentre pensa all’amata sorella Drusilla, continua il suo colloquio con Elicone, il gran maestro egizio …Io l’ho avuta completamente soltanto due o tre volte; ma l’ho avuta, è stata mia!... Poi Caligola va al sarcofago di Drusilla e immagina di sentire la sua voce: “Avevi deciso di essere logico. Tu? Si tratta solo di sapere fino a che punto si arriverà. Se qualcuno ti portasse la luna sarebbe tutto diverso, non è così? L’impossibile diventerebbe possibile, e qualsiasi cosa cambierebbe, così, d’un colpo. Ma … forse si può pescare la luna in fondo al pozzo e avvolgerla in una rete luccicante, grondante d’acqua e d’alghe, pescata come un pesce pallido e gonfio, emerso dagli abissi. Perché no, Caligola? Chi può saperlo?” Ecco un’altra riflessione di Caligola: “C’è sempre meno gente intorno a me, è strano! Troppi morti, troppi morti. La vita si va dissolvendo. La logica, Caligola, bisogna essere logici! Il potere fino in fondo, l’abbandono fino in fondo. La luna non fa per me (qui l’imperatore chiude il coperchio del sarcofago che contiene le spoglie di Drusilla, vestita da Iside) … mi resta pur sempre questo immenso universo di colpevoli nel quale ho diritto ad un posto ben preciso.” Lo spettacolo messo magistralmente in scena dal gusto geniale del regista Gennaro Duccilli, nonché nel ruolo di Caligola, impersonato, o meglio, incarnato da questo sensibile artista che va ben oltre l’interpretazione del personaggio, giustifica finanche la follia dell’imperatore vistosi privare dall’infausto destino di quell’Amore sublimato dai riti Isiaci che vedevano protagonista davanti l’imperatrice Cesonia, la sua sorella adorata e amata sopra ogni creatura vivente, Drusilla. La follia di Caligola ha inizio proprio nel momento della morte accidentale di Drusilla.

Ed è da qui che inesorabilmente Caligola si avvia al declino; ormai rassegnato, la sua immolazione è quasi volontaria, si concede ai pugnali dei tribuni capeggiati da Cherea, suo amico e confidente, al quale chiede il primo colpo di pugnale… No te olvides de lo que te he dicho… Sensazioni da brivido trasmette questo spettacolo ed il pubblico osanna tutti gli interpreti. Non è mancato sentir chiedere di quale paese spagnolo fossero gli interpreti stessi, tanto perfetta è stata la loro dizione castigliana.

Merito di Paola Reale che da anni vive a Cordoba e della Prof.ssa Luciana Zolli che pazientemente ha seguito i quattordici elementi della Compagnia della luce e dell’ombra nell’evolversi dell’apprendimento della lingua castigliana. Il Teatro Romano Italica a Santiponce vicino Siviglia ed il Teatro Romano Baelo Claudia a Bolonia vicino Cadice sono stati i luoghi delle rappresentazioni, dal 16 al 22 aprile 2009, che avvenivano dalle ore 17 fino al tramonto del sole di fronte alle coste della Mauritania. Le luci di Tangeri, si vedevano in lontananza mentre la luna sorrideva a Caligula.
Per L’UNICO, Giuseppe Lorin, www.lunico.eu