Infertilità maschile. L’importanza dell’andrologo

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Andrologia

“L’ANDROLOGIA PUÒ ESSERE UNA VALIDA ALTERNATIVA ALLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA”

Infertilità maschile e importanza dell’andrologo.
Oggi in Italia si fa ancora poca diagnosi precoce per la mancata informazione o per la diffidenza degli uomini nei confronti dell’andrologo, uno specialista da cui spesso si evita di andare per vergogna. Di questo argomento parliamo con il Professor Francesco Sasso, Docente Chirurgo Uro-Andrologo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e coordinatore dell’unità di andrologia al Salvator Mundi International Hospital.

Professor Sasso si parla sempre piu’ spesso di infertilità, specie dopo la Sentenza della Corte Costituzionale sulla Legge 40 e la fecondazione eterologa. Cosa può fare l’andrologia?
“Può essere una valida alternativa alla procreazione medicalmente assistita e offrire terapie che possono curare l’infertilità di coppia, al contrario della fecondazione che rimane sostanzialmente un rimedio del momento e quindi non propriamente una cura.”

Prof. Francesco Sasso

Perché una coppia infertile dovrebbe rivolgersi a un andrologo prima di rassegnarsi alla fecondazione assistita?
“Prima di tutto per vedere se la causa dell’infertilità della coppia dipende anche o solo dal maschio. Trattando poi le cause andrologiche dell’infertilità è possibile, in molti casi, raggiungere un concepimento naturale che la fecondazione assistita non permette.”

L’infertilità maschile in che percentuale incide sul dato generale?
“Sfioriamo il 40%. Con dati così importanti gli uomini dovrebbero avere una maggiore consapevolezza del problema. Oggi in Italia si fa ancora poca diagnosi precoce per la mancata informazione o per la diffidenza degli uomini nei confronti dell’andrologo, uno specialista da cui spesso si evita di andare per vergogna. Molti di quelli che decidono di visitarsi sono spinti nella maggior parte dei casi da mogli e compagne a prenotare le visite.”

In un convegno recentissimo al Salvator Mundi International Hospital lei ha coordinato un tavolo di esperti sull’argomento. Si è insistito molto sull’importanza della diagnosi precoce.
“Una corretta e consapevole prevenzione è indispensabile per evitare infertilità e disfunzione erettile ma anche per scoprire malattie che nulla hanno a che fare con gli organi sessuali.”

Allora quando è utile per un maschio sottoporsi a una visita andrologica?
“Sin dall’età pediatrica e poi successivamente durante l’adolescenza. E’ importante che non si aspetti l’età matura per farlo perché potrebbe essere tardi. In generale si consiglia una visita periodica dai quattordici ai venti anni e una maggior frequenza nell’età adulta.
Superata questa età aumenta invece il rischio del tumore alla prostata, che rappresenta il tumore più frequente nel maschio adulto.”

In età pediatrica che problematiche possono insorgere?
“Varicocele, testicoli ritenuti o prostatiti sono solo alcune delle cause principali di infertilità nel maschio. Proprio la frequenza statistica, con numeri importanti, di queste patologie invita a comprendere l’importanza e la necessità di una diagnosi precoce. Non bisogna dimenticare che una visita andrologica può far scoprire patologie diverse, non necessariamente legate all’apparato riproduttivo, sintomo sentinella per il diabete o le malattie coronariche. Purtroppo però si ricorre alla visita solo dopo un disturbo o per la difficoltà nel concepire, e mai prima, rendendo difficile – se non impossibile – la prevenzione.”

L’andrologia è oggi una branca sempre piu’ integrata con altre discipline quali urologia, ginecologia, endocrinologia, oncologia, sessuologia e psicologia. Perché?
“E’ fuori dubbio che la salute sessuale e il benessere dell’uomo, dipendano inevitabilmente anche dallo stile di vita che si conduce. Non è un caso che l’osservazione della sfera psichica ed emotiva del paziente è importantissima ai fini di una corretta diagnosi. Così come lo è l’osservazione degli habitat e delle abitudini quotidiane.”

I tumori al testicolo che incidenza hanno sulla casistica dei tumori maschili?
“Siamo al 50%. L’andrologia chiaramente può prevenire questo male.”

Il Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin ha istituito da poco un tavolo di 26 esperti proprio per contenere l’infertilità. Ha seguito?
“E’ una iniziativa lodevole, anche perché queste devono essere ormai considerate come vere e proprie malattie sociali, che incidono negativamente non solo sull’equilibrio psicologico dell’uomo ma di riflesso della coppia. Quello che manca nel progetto ministeriale è però un riconoscimento proporzionato al ruolo dell’andrologia nella cura dell’infertilità di tipo maschile.”

L’infertilità può avere origini psicologiche?
“Certamente. Non è raro che casi di infertilità di coppia avviati a fecondazione assistita, presentino problematiche psicologiche che potrebbero essere rimosse attraverso terapie sessuologiche integrate. Pensiamo all’assenza di esercizio di paternità nell’accezione della virilità. Anche nei casi di grave dispermia – ovvero di alterazione dei livelli qualitativi e quantitativi dei parametri seminali necessari per fecondare – si ricorre spesso alla procreazione assistita senza valutare questi aspetti più propriamente psicologici che invece, se indagati e trattati, potrebbero aiutare nel percorso terapeutico e nel raggiungimento di un concepimento più naturale. (L’UNICO)

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