Istat: Pil in calo e occupazione in crescita. Ma cosa significa?

La stima preliminare del Pil pubblicata oggi dall'Istat mostra, per l'ultimo trimestre del 2018, un calo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, e un netto abbassamento della crescita, 0,1%, rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente. Più confortanti i dati sull'occupazione, che mostrano una crescita degli occupati rispetto ai disoccupati e agli inattivi. Conte: "Rilancio nel 2019".

Questa mattina l’Istat ha pubblicato la stima preliminare del Pil per il quarto trimestre del 2018. Un valore che, secondo l’istituto di statistica italiano, mostra un calo dello 0,2% rispetto al precedente trimestre. Ma prima di entrare nel merito dei dati, cerchiamo di capire cos’è il Pil.

In economia, Pil sta per prodotto interno lordo, e misura il valore di mercato di tutte le merci e i servizi prodotti all’interno di una nazione per un dato periodo di tempo, in questo caso il trimestre ottobre – dicembre 2018. Prodotto perché si riferisce a beni e servizi che acquisiscono valore in un processo di scambio. Interno perché comprende esclusivamente l’attività economica che avviene all’interno dei confini nazionali. Sono escluse, dunque, attività produttive svolte all’estero da imprenditori italiani. Lordo, infine, poiché il valore della produzione viene considerato al lordo degli ammortamenti, il deprezzamento del capitale fisico intervenuto nel periodo. L’indice, quindi, è capace di esprimere il benessere di una nazione e il suo livello di sviluppo.

Ogni tre mesi, l’Istat pubblica la stima preliminare del Pil. E proprio stamattina ha diffuso quella riferita all’ultimo semestre del 2018, che si attesta in un calo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, ma in un aumento tendenziale dello 0,1%.  I dati sono evidentemente corretti e bilanciati dall’istituto nazionale di statistica alla luce delle maggiori o minori giornate lavorative del periodo considerato rispetto a quello di riferimento. Nel quarto trimestre del 2018, infatti, c’è stata una giornata lavorativa in meno rispetto al trimestre precedente, ma due in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’aumento tendenziale registrato nel quarto trimestre, lo 0,1%, è decisamente più basso dello 0,6% registrato nel precedente trimestre. Ciò è dovuto ad una contrazione dell’economia italiana, comunque già cominciata, seppur in maniera meno decisa, nel terzo trimestre.

Alla nota, l’Istat ha allegato anche alcune tabelle con i dati che hanno permesso di ottenere la stima. Si tratta, in pratica di una serie storica che confronta il valore assoluto del Pil e le sue variazioni congiunturali – ossia rispetto al trimestre precedente – e tendenziali – rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente – dal 2014 ad oggi.

Fonte: Istat, 31 gennaio 2019

Come si può osservare, è proprio nel terzo trimestre 2018 che è cominciata la decrescita congiunturale e un notevole calo della crescita tendenziale. E questo anche se, in valore assoluto, il Pil è più alto rispetto a più fiorenti periodi di crescita. Considerando la variazione congiunturale del Pil, l’ultima volta che il dato era stato preceduto dal segno meno è il 2014. Dal 2015 fino alla metà del 2018, invece, il Pil ha avuto una crescita più o meno costante. E un simile discorso si può fare considerando la variazione tendenziale. Dalla fine del 2015 alla metà del 2018, il dato ha superato l’1%, per arrivare addirittura a picchi dell’1,7% nel 2017. Nel terzo trimestre del 2018, invece, il dato è tornato sotto l’1% per crollare ancora, allo 0,1%, nell’ultimo trimestre considerato.

Parrebbe, quindi, che il periodo di minor crescita sia stato proprio quello in cui al governo ci sono Lega e Movimento 5 Stelle. 6 mesi, tuttavia, sono pochi per giudicare un’intera legislatura, e complici di questi dati sono stati certamente la crisi di governo prima e la polemica con l’Ue per la manovra economica poi. Ma è un fatto che nell’ultimo semestre la crescita del Pil è diminuita. Allora, però, la manovra economica non era stata approvata, e non erano partiti Quota 100 e reddito di cittadinanza.

Il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio accusa i governi precedenti di aver mentito, perché “non ci ha mai portato fuori dalla crisi”. Stando ai dati, in realtà, questa affermazione non è così vera. Ma è il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che già ieri aveva anticipato la possibilità di un dato del genere, ad essere più fiducioso. Per il premier, infatti, si tratta di un fattore transitorio, dovuto anche alla guerra di dazi tra Usa e Cina. “È una guerra che si sta componendo e che dovrà comporsi – spiega a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma – e che va ad incidere soprattutto sull’export”. Ma più del dato trascorso, che per lui poteva essere dato per scontato, a Conte interessa più il “rilancio della nostra economia che avverrà sicuramente nel 2019, perché inizieranno a svilupparsi tutte le nostre misure”. Del resto, spiega, “non abbiamo ragione di perdere la fiducia, anzi abbiamo tanto entusiasmo”, anche perché il rilancio dell’economia “sarà compiuto, secondo ragionevoli previsioni, nel secondo semestre del 2019”. E a rassicurare sul dato è anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria, secondo il quale questo calo del Pil “era atteso” e “non intacca la fiducia dei mercati finanziari”.

Più confortante, invece, il dato sull’occupazione pubblicato stamattina dall’Istat. A dicembre 2018, infatti, la stima degli occupati è cresciuta dello 0,1% rispetto a novembre, e quindi 23 mila unità hanno trovato occupazione. E in crescita anche il tasso di occupazione – ossia il rapporto percentuale tra il numero di persone occupate e la popolazione – cresce dello 0,1%, attestandosi al 58,8%. Degli occupati, in sintesi, aumentano i dipendenti a termini e i lavoratori autonomi, ma diminuiscono i dipendenti a tempo indeterminato. In crescita, ancora, l’occupazione femminile a scapito di quella maschile. A dicembre si conferma anche il calo delle persone in cerca di occupazione (-1,6%), e il tasso di disoccupazione, in calo di 0,2 punti percentuali, si ferma al 10,3% – 31,9% se si considera quello giovanile. Considerando l’intero 2018, infine, l’occupazione è cresciuta di quasi un punto percentuale e ha coinvolto 202 mila unità in più. Sono aumentati, nel 2018, i lavoratori tra 15 e 24 anni e quelli di oltre 50 anni, mentre si registra un calo dei lavoratori di età compresa tra 25 e 50 anni. Nei dodici mesi, infine, la l’occupazione ha segno positivo, ed è accompagnata anche da un calo di quasi il 5% dei disoccupati e dell’1,5% degli inattivi. Dati di cui è orgoglioso il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, che riconduce i meriti al decreto dignità da lui proposto, che “ha il compito di sostituire il predominio dei contratti a termine con quello dei contratti a tempo indeterminato – scrive sul blog del Movimento –, e i primi dati dimostrano che sta funzionando”, ricordando anche che il Pil e l’occupazione cresceranno “con il rilancio degli investimenti locali, con il Reddito di Cittadinanza e con Quota 100”. Dai dati del prossimo trimestre, che saranno diffusi il 30 aprile, vedremo chi avrà ragione. (L’UNICO)

Francesco Amato