Di Maio ha presentato la “numero uno” delle tessere reddito di cittadinanza, ma la conferenza delle Regioni frena gli entusiasmi del vice premier

Il vice premier Luigi Di Maio ha presentato la prima tessera magnetica, targata Poste Italiane, del reddito di cittadinanza, introducendo anche il sito istituzionale che contiene tutte le informazioni e le porte di accesso per i beneficiari. La Conferenza delle Regioni esprime le prime perplessità, e la misura presenta imperfezioni oggettive secondo molti. Se da una parte può rivelarsi una toppa momentanea alla situazione disastrata in cui verte l'Italia, dall'altra penalizza la meritocrazia, ai danni del progresso e della crescita del Paese Stesso

Le Regioni chiedono “un confronto urgente e costante con il ministero del Lavoro” sul reddito di cittadinanza. “Se non agiamo insieme tra diversi livelli di governo, con il rispetto dei ruoli, delle competenze e delle responsabilità di ciascuno, il meccanismo non funzionerà – così si sono espressi, preoccupati, i rappresentanti della conferenza delle Regioni durante l’audizione in Senato, e hanno aggiunto: “Il nostro obiettivo è far funzionare la parte che ci riguarda: i servizi per il lavoro e il processo di attivazione e di avvicinamento al mercato del lavoro. Senza, non siamo in grado di garantire il miglior funzionamento dei centri per l’impiego. In assenza di una reale concertazione sul testo e di una riflessione seria sul portato delle disposizioni che si vanno ad introdurre  si rischia di rendere una larga parte delle misure inattuabili e dover far subire, di conseguenza, alle persone inevitabili rallentamenti amministrativi e situazioni di incertezza procedurale“.

Il reddito di cittadinanza è diventato realtà, questione di poche ore e sarà possibile usufruirne in maniera concreta. Aldilà delle divergenze di idee tra gruppi politici, analizzarne i pro e i contro è compito di chi svolge un lavoro tecnico, e sono in tanti i rappresentanti di realtà autorevoli a esprimere perplessità sia nel merito che nel metodo. Se la situazione economica in Italia è preoccupante a causa della mancanza di occupazione, e quindi anche della difficoltà di esercizi sia pubblici che privati a offrire un lavoro a chi ne ha bisogno e diritto, come può lo Stato avere dei soldi da dare a chi non produce gettito? Fosse così sarebbe un Paradiso terrestre, ma per poter ottenere questo è necessario togliere le risorse da altre parti. Se ne è già parlato abbondantemente: quel che si recupera dall’abolizione di pensioni d’oro e vitalizi non è sufficiente a coprire nemmeno metà della spesa, e non sarà vessando di tasse cittadini e imprenditori che si risolverà il problema. Intanto stanno prendendo forma situazioni che potevano già essere prevedibili a monte: negli uffici comunali iniziano a farsi largo le richieste di spostamenti anagrafici nei vari nuclei familiari per poter ottenere più di un reddito di cittadinanza e vivere a spese dello Stato.

Uscendo dal tecnicismo (dove l’errore non è contemplato pur essendo tutto perfettibile), è facile ipotizzare casi in cui si fanno progetti del tipo: “prendo il reddito di cittadinanza, poi faccio un lavoretto in nero e sono a posto”. Seppure è doveroso ricordare che la disposizione prevede anche rigidi controlli a tappeto sui richiedenti, le possibilità che qualche furbone possa farla franca sono concrete e non poche. Il decreto dignità, che va a tutelare una fetta di lavoratori che già in qualche modo se la passano meglio di tanti altri, non ha fatto altro che scoraggiare le assunzioni. “Sono anni che ci dicono che questa misura non si può realizzare, che non c’erano i soldi – dichiara il vice premier Luigi Di Maio durante la presentazione ufficiale del sito istituzionale dedicato al reddito -,  in 7 mesi di governo abbiamo trovato i soldi, oggi è il momento di smentire tutti coloro che pensavano fosse impossibile“. Alla cerimonia inaugurale, documantata in una diretta Facebook, era presente anche il Presidente Conte, che si è congratulato con Di Maio alludendo a un traguardo raggiunto. “Un meccanismo di inclusione sociale a cui abbiamo tanto lavorato – ha confermato – ci auguriamo che, dopo aver studiato altri Paesi per realizzare la riforma, siano gli altri Paesi a studiarla per ispirarsi a noi“.

Il vicepremier ha presentato quindi il sito internet dedicato al provvedimento, dove viene spiegato nel dettaglio chi sono i beneficiari, e a quali requisiti debbano rispondere per accedervi. Se la misura si rivelerà fallimentare o meno per l’economia del Paese, lo scopriremo solo a posteriori. Le tre alternative lavorative che verranno proposte a chi detiene il reddito, potrebbero non rispondere all’identità curricolare del candidato, un’eventualità dai risvolti discriminatori per coloro che hanno una professionalità elevata, trattati come chi nella vita non ha coltivato una preparazione specifica in alcun settore. Se da una parte è vero che la situazione in Italia appare realmente disperata anche per professionisti e laureati, è altrettanto vero che garantire dignità a tutti non significa non riconoscere il diverso percorso formativo e personale di ognuno, altrimenti la conseguenza naturale sarà la tanto temuta fuga di cervelli verso mete estere, la stessa fuga che ha interessato il meridione, svuotatosi anni fa di tutti quei giovani che oggi sono professionisti in vari settori nelle regioni del Nord Italia. Durante la presentazione, Di Maio ha mostrato soddisfazione e compiacimento, introducendo in maniera solenne la tesserina magnetica targata ‘Poste Italiane‘, posta all’interno di una campana trasparente coperta da un panno bianco che il vice premier ha sollevato paragonando l’oggetto alla ‘Numero Uno‘ della celebre saga della Duck Tales di Walt Disney.

Lara Morano