La Germania esporta troppo, se ne è accorto anche il FMI

La Commissione Europea dovrebbe aprire una procedura d’infrazione nei confronti della Germania, che ha un euro svalutato del 15%, ma al momento non vola una mosca. L'Italia per aumentare le esportazioni, unica strada per accrescere il Pil visto che l'Eu ci lega le mani sulla spesa, e non potendo più svalutare la moneta, sarà costretta a svalutare sempre di più il lavoro

di Stefano Mastrillo

Persino Cristine Lagarde, direttrice generale del FMI, ha dichiarato qualche mese fa che la Germania esporta troppo; in effetti, come è possibile vedere dall’immagine
qui sopra rielaborata dal sito di finanza Trading Economics (FONTE: Eurostat) il saldo
di conto corrente della bilancia dei pagamenti tedesca è dell’ 8% in diminuzione
rispetto allo scorso anno. Peccato che il limite previsto dal Macroeconomic
Imbalance Procedure è del 6%. Questa procedura è regolamentata dal Six Pack,

pacchetto di sei atti legislativi del 2011 sulla governance economica europea. Ma
quali sono i fondamenti macroeconomici della politica economica tedesca?
Illustriamola con la seguente equazione del PIL:

Y= C+ I+ G + EXP – IMP
Y = PIL
C = Consumi
I = Investimenti
G = Spesa pubblica
EXP = Esportazioni
IMP = Importazioni

Partendo da questa equazione possiamo dire che Y – C – G – I = EXP – IMP; in
contabilità nazionale Y – C – G= S (risparmio nazionale) quindi: S – I = EXP – IMP.

La differenza tra risparmio nazionale e investimento corrisponde al saldo di bilancia
commerciale, dato dalla differenza tra esportazioni e importazioni. Di conseguenza,
se un paese ha un saldo di bilancia commerciale enorme come la Germania (il
surplus di bilancia commerciale ammonta a circa 300 miliardi, superando persino
quello della Cina), viene da sé che il calo della domanda interna viene compensato
con una domanda estera molto alta. Capito? Teoricamente la Commissione Europea
dovrebbe aprire una procedura d’infrazione nei confronti della Germania, ma al
momento non vola una mosca a tal riguardo… E pensare che la Germania si
permette di chiedere manovre molto austere ai paesi membri dell’UE, soprattutto ai
PIIGS, acronimo di (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna) rei, secondo i tedeschi,
di “essersi mangiati tutto prima della crisi finanziaria”. Ma proviamo a chiederci su
quali basi siano poggiate l’austerity dell’Ue neoliberista a trazione tedesca.

Riprendiamo l’equazione di prima:

Y= C (Y-T) + I+ (G -T) + EXP – IMP
Y = PIL
Y – T = Reddito disponibile
C = Consumi
I = Investimenti
G = Spesa pubblica
EXP = Esportazioni
IMP = Importazioni

Secondo l’UE dovremmo aumentare il PIL ma:

1) Dobbiamo tagliare la spesa pubblica: il taglio della spesa pubblica in tempi di
crisi, non fa altro che aggravare la crisi. In un paper del FMI (chiamato
“Successful Austerity in the United States, Europe and Japan”) viene calcolato
l’effetto dell’austerità sul PIL un taglio della spessa pubblica equivalente
all’1% del PIL nell’Eurozona, negli USA e in Giappone. Inoltre, per l’Eurozona,
si analizzano separatamente Francia e Italia. Un taglio della spesa pubblica
dell’1% del PIL, provoca una caduta fino al 2,56% del PIL per l’Eurozona, del
2% per il Giappone e del 2,18% per gli Stati Uniti. Riguardo l’Italia si va
dall’1,4% all’1,8%. Se lo Stato decidesse di aumentare la spesa pubblica, ad
esempio per assumere lavoratori, dovrebbe ovviamente dargli uno stipendio.
Questo stipendio verrebbe in parte speso e in parte risparmiato (nessuno
vuole rimanere senza un euro in tasca ovviamente). Questa parte consumata
va ad aumentare la domanda e successivamente la produzione, con annessi
effetti benefici sul mercato del lavoro (per produrre di più serviranno nuovi
lavoratori ad esempio).

2) Gli investimenti sono bloccati dal Patto di Stabilità, dunque il PIL non
aumenta;
3) Aumento della pressione fiscale: un aumento della pressione fiscale fa
diminuire il reddito disponibile e il livello dei consumi, pertanto il PIL
diminuisce. La gente spende di meno e tramite il moltiplicatore delle tasse,
diminuisce la domanda e la produzione.

Quindi, per il neoliberismo europeo l’equazione del PIL è soltanto Y = EXP –
IMP, ma Come? Ad esempio creando un esercito di
riserva, come lo definiva Marx, importando dall’estero tanta manodopera
dequalificata, che può sostituirvi anche subito, dato che costano pure di meno
e che non è richiesta alcuna formazione particolare, creando dunque un
dumping salariale e costringendovi ad accettare paghe da fame, nel nome del
profitto più sfrenato. Tutto questo come avviene? Con una disoccupazione
alta, dato che in presenza di un alto tasso di disoccupazione, i lavoratori
avranno meno forza contrattuale; tanto che gli frega, “se perdete il lavoro
piamo qualcun altro”.
La Germania inoltre, secondo un altro studio del FMI, denominato “External
Sector Report 2016”, in cui calcola il valore dell’Euro, se corrispondesse alle
caratteristiche di ciascun sistema economico dell’Eurozona, ha un euro
“eccessivamente sottovalutato”, circa del 15%. Tutto ciò chiaramente aiuta,
non poco, la Germania, come confermano i dati. Questo modello però sembra
avere dei problemi che sembrerebbero essere confermati dal recente
rallentamento dell’economia tedesca:

Il calo del Pil tedesco è attribuibile al crollo del settore automobilistico
secondo Oxford Economics; tuttavia un eventuale acuirsi delle tensioni con gli
Stati Uniti, potrebbero gravare ulteriormente sul settore, soprattutto se il
Presidente Trump volesse inaugurare un’altra guerra commerciale con l’UE
che potrebbe portare diversi problemi alle economie europee, quella tedesca
in primis. Colei che dovrebbe essere la locomotiva d’Europa, colei che
dovrebbe trascinarci in realtà ci sta trascinando da un’altra parte… ovvero
verso il baratro. (L’UNICO)