Lara Comi (Forza Italia) per l’8 marzo: “donne alzate la testa, se provano a farvi del male denunciate”.

La bella eurodeputata azzurra è stata più volte vittima di violenze verbali e di persecuzioni dovute alla condizione di donna con una certa visibilità mediatica. Commenti sessisti sui social, insulti e intimidazioni. La vice presidente del PPE dice basta, e non intendendo più subire passivamente, ha deciso di denunciare pubblicando i nomi e i cognomi di chi l'ha dileggiata. Il suo invito a tutte le donne, in occasione della festa a loro dedicata, è di non avere mai paura di difendersi: "denunciate, denunciate, denunciate"

Una delle tante sfaccettature dell’ 8 marzo è che offre spunti di riflessione sulla condizione
femminile nella società attuale. Nonostante la donna abbia conquistato molti diritti che prima non aveva, ancora oggi assistiamo a inaccettabili episodi di violenza, che può essere
manifestata sotto svariate forme: una di queste, in linea con i tempi, è quella digitale. Insulti sessisti, per il solo fatto di essere un personaggio conosciuto, sono molto frequenti, e vengono caricati di maggiore aggressività quando c’è di mezzo la politica. Lara Comi, eurodeputata di Forza Italia e vicepresidente del Gruppo del Partito Popolare Europeo, è stata vittima di pesanti offese sul web, ma con coraggio e determinazione ha deciso di affrontare la situazione di petto pubblicando i nomi e i cognomi di chi l’ha insultata.

Gentile Onorevole, ci riassume in breve i contenuti degli insulti di cui è stata vittima?

Francamente sono contenuti irriferibili, oltre che irricevibili. È il solito vecchio armamentario
sessista che a volte si sintetizza con le espressioni da bar o da caserma. Roba che nel 2019 non crederemmo di poter sentire, per umiliare una donna in quanto tale, considerandola solo come oggetto.

Cosa si prova al primo impatto con l’insulto pubblico online?

Ribrezzo e schifo, di primo acchito. Verrebbe voglia solo di cancellare gli insulti e dimenticare, perché di fronte a tanta ignoranza becera ci si sente impotenti. Poi però alla lunga bisogna dire basta, bisogna reagire. È giusto che ognuno si prenda le responsabilità delle proprie azioni.

Cerchiamo di spiegare perché è grave tanto quanto un’ aggressione…

La violenza verbale è una forma di violenza psicologica, che ha lo stesso obiettivo della
violenza fisica. Umiliare la dignità di una donna, farne oggetto di sottomissione. Conosco tante storie di donne maltrattate che iniziano con la violenza verbale e poi degenerano.

Quanto è stata penalizzata dal fatto di essere una donna che fa politica?

In politica, come in tutti i campi storicamente occupati dagli uomini, il sessismo dà il peggio di sé. Ma è un problema culturale che va oltre alla politica e che tocca tutte le donne che hanno visibilità ed esposizione mediatica.

Come intende contrastare questo fenomeno?

Io ho deciso di non tollerare più questi insulti. Ho pubblicato su Facebook un video in cui si
vedono alcuni di questi commenti indegni con tanto di nome e cognome di chi li ha postati.
Perché chi compie questi gesti deve essere isolato e marginalizzato dalla comunità delle
persone civili.

Vuole dare un consiglio a tutte le donne che hanno avuto (o che potrebbero ritrovarsi ad avere) la sua esperienza?

Denunciare, denunciare, denunciare. Non bisogna mai piegare la testa. Io stessa feci l’errore di minimizzare, la prima volta che fui vittima di stalking. Pensavo che denunciare lo stalker sarebbe stato eccessivo, che l’avrei convinto a smettere. Per fortuna, secondo la giurisprudenza più recente, la diffamazione sulle bacheche social è stata ricondotta all’interno del perimetro del reato penale della diffamazione aggravata, dando così un’arma in più alle vittime.

Lara Morano