Legge antitraffico umano. Per aiutare Salvini ad aiutarci ci vuole una norma speciale

Bloccare i porti come si bloccavano i beni per l'anonima sequestri

di Riccardo Corsetto – Segretario Sezione Lega Ponte Milvio

Lo Stato nel 1980 ha istituito una legge che vieta di pagare riscatto alle famiglie di persone rapite. Si procede addirittura al blocco dei beni. Una legge che pur di impedire la reiterazione di un reato, il rapimento a fine di riscatto, e quindi di salvaguardare un “diritto collettivo”, la sicurezza, delibera di mettere in secondo piano il valore della vita umana individuale del rapito e il valore degli affetti della sua famiglia. Da 38 anni quella legge è considerata civile e legittima.

La legge, quindi, salvaguardia l’interesse generale a scapito del particolare. Come di norma dovrebbe essere.
Anche se poi le vicende di alcune cosiddette cooperanti ci insegnano che la legge non è poi così ferma, e la inderogabilità applicata al piccolo Augusto De Magni, nipote di banchiere, non fu applicata alle ‘cooperanti’ cosiddette, Greta e Vanessa, liberate da uno Stato che in quell’occasione i terroristi islamici scelse di pagarli profumatamente.
Di base, però, questa a tratti “infame” legge, ha la sua ragione di Stato: la DETERRENZA. Che agisce in nome del bene comune, e seppur cinicamente, salvaguardia la sicurezza generale, a scapito della sicurezza particolaristica e particolare del rapito.

I familiari del piccolo Augusto De Magni, famiglia di banchieri, rapito nel 1990, non poterono infatti utilizzare i propri soldi e beni familiari per liberare il figliolo di appena dieci anni, per cui l’Anonima Sequesti chiedeva 20 miliardi. Finì bene, in quell’occasione, anche se i rapitori non ebbero lo straccio di una lira, il morto non ci scappò.
Perché questa lunga premessa. Perché se ben guardiamo questa legge di Stato ha qualcosa in comune, dal punto di vista etico, con l’intenzione politica di Salvini di chiudere i porti.

Il trafficante di migranti agisce come il rapitore. Trae un profitto da un atto illecito: il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nel caso del rapimento, il rapitore trae guadagno dall’atto dell’estorsione.
La liberazione del rapito dal sequestro equivale per tanto, alla liberazione del migrante dalla nave.
La deterrenza applicata al sequestro di persona attraverso il blocco dei beni è considerata legittima finanche dalla Consulta costituzionale, pur violando un bene a rigor di logica insopprimibile, ovvero: il diritto di disporre dei propri beni personali per la liberazione di un figlio, di un affetto, di una persona cara.
Perché prevale la ragion superiore di Stato. Così lo Stato ti blocca i beni per impedirti di pagare l’Anonima. Con i tuoi soldi non puoi pagare la vita e la libertà di una persona che ha il tuo sangue.
Se oggi però un Ministro – proprio come quello Stato che a scopo deterrente blocca i beni alla famiglia del rapito – blocca i porti sempre a scopo deterrente, per un bene superiore, per la sicurezza e la solidità materiale dei suoi cittadini, sacrificando la sicurezza particolare dei migranti, una parte del nostro paese civile, politico e di ordinamento si straccia le vesti e insorge. Come se ne esce?
Con una legge ad hoc, come fu per i rapimenti.
Affinché nessuno tocchi più un ministro nello svolgimento legittimo delle sue funzioni di salvaguardia dell’interesse e della sicurezza nazionale.