Lettera Commissione Europea: ecco alcune possibili risposte

La volontà è chiara: umiliare il mandato popolare con la procedura d'infrazione

L'Italia dovrà chiarire, entro domani, le perplessità della Commissione Europea sul debito italiano, altrimenti sarà procedura d'infrazione

All’indomani delle elezioni europee che hanno visto trionfare la Lega ecco che arriva puntuale come un orologio svizzero la letterina della Commissione Europea che intende avviare una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, ossia vorrebbe comminarci una multa da 3,5 miliardi di euro. Ecco la lettera con Pierre Moscovici con cui ci intima di rispondergli entro 72 ore (in cui veniamo trattati al pari di una colonia). Entro domani dovremmo fornire una risposta che sia convincente per questi gentiluomini.

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La risposta del Governo sembrerebbe porre l’accento, stando alle ultime indiscrezioni giornalistiche, sulla bassa crescita dell’economia mondiale, in particolar modo del commercio internazionale che non stimola la crescita economica del nostro Paese e dunque il rapporto debito/PIL non sta diminuendo come da previsioni. Ovviamente questa risposta difficilmente sarà sufficiente per calmare gli spiriti di Moscovici e Dombrovskis che non perdono occasione per trattarci come pezza da piedi: serve una risposta ragionata che li lasci di stucco e che gli faccia capire che siamo buoni, ma non coglioni.

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Questa immagine, condivisa dal Prof. Alberto Micalizzi sul suo profilo facebook, mostra alcune possibili risposte:

  1. Il debito pubblico italiano ammonta a un 133% del PIL (siamo dietro a Giappone e Grecia) ben lontano dal 60% previsto dai trattati europei (secondo il Fiscal Compact il rapporto debito/PIL, ogni anno, dovrebbe essere ridotto di un ventesimo della differenza tra il suo livello effettivo e il 60%). Tuttavia, occorre “scorporare” la parte di debito detenuta da BCE e Banca d’Italia: pertanto il debito pubblico netto ammonta a un 100% del PIL, numeri decisamente diversi e certamente più sostenibili rispetto a quelli che circolano. Questo “debito scorporato” seguendo l’impostazione del Prof. Micalizzi, sono titoli fuori mercato che corrispondono a un debito fittizio perchè quando una banca centrale acquista dei titoli di Stato li ritira letteralmente dal mercato: questi titoli non sono più scambiabili, non impattano più sul mercato secondario e soprattutto non verranno mai rimborsati”;
  2. Prepare Cassa Depositi e Prestiti a un piano di acquisto dei nostri BTP se lo spread dovesse raggiungere quota 350: i titoli di Stato verrebbero acquistati temporaneamente per poi essere ricollocati. Un po’ come fa da tempo la Bundesbank per calmierare la spesa per interessi sul proprio debito: una furbata per raggirare i trattati. Ovviamente nella Commissione Europea tutto tace: nessuna strigliata alla Germania. Forse sono già troppo impegnati a strigliare noi. Forse non riescono a fare due cose contemporaneamente;
  3. I media mainstream che gridano “al lupo al lupo” non fanno altro che alimentare le preoccupazioni sul nostro debito, facendo la felicità di finanzieri e grossi speculatori che guadagnano grazie alla speculazione sul nostro debito;
  4. Distribuire alle imprese dei certificati di credito fiscali (CCF). Ma cosa sono e come funzionano?

Funzionerebbero come una (quasi) nuova valuta complementare il cui obiettivo è quello di immettere liquidità: con questo strumento è pensabile diminuire le tasse. Lo Stato emetterebbe gratuitamente questo strumento a favore di imprese e cittadini che può fungere da mezzo di pagamento. Uno strumento difficilmente contestabile in sede UE: la BCE è l’unico che può autorizzare l’emissione di moneta ma il monopolio della creazione della “quasi moneta” ce l’ha lo Stato che può offrire degli sconti fiscali. L’idea dei CCF partorita da Enrico Grazzini, Luciano Gallino, Biagio Bossone, Marco Cattaneo e Stefano Sylos Labini prevede l’immissione di ccf per 90/100 miliardi il primo anno per poi aumentare progressivamente fino ad arrivare a 200 miliardi: l’assegnazione dei ccf priviligerebbe le imprese che assumono disoccupati o che si impegnano in opere pubbliche urgenti.

Tuttavia, Bankitalia in un suo recente bollettino ha dichiarato che le monete fiscali potrebbero causare “elevata probabilità di contenzioso e negative ripercussioni di carattere reputazionale presso i potenziali sottoscrittori dei titoli di debito pubblico”. 

Insomma, qual è la strada maestra da seguire? Forse le prime tre opzioni che sembrano ad occhio quelle più facilmente e velocemente percorribili, soprattutto la prima che sottintende una riforma della BCE di cui abbiamo già parlato in un altro articolo presente su questo giornale. Una battaglia che la Lega deve affrontare se non vuole rischiare di buttare all’aria l’ampio consenso delle ultime elezioni e se vuole davvero essere l’avanguardia (culturale, economica, sociale) di un Paese che ne ha disperatamente bisogno.

La volontà sembra chiara: costringere Salvini e l’intero esecutivo ad una svolta in stile Tsipras. Speriamo in una risposta a tono che faccia capire un concetto molto semplice: il tempo in cui l’Italia diceva sempre si, abbassando sempre la testa, prendendo ordini da chiunque E’ F-I-N-I-T-O!

Stefano Mastrillo