L’invincibile armata tedesca inizia a perdere i pezzi: sarà recessione?

Il modello economico tedesco, roccaforte inespugnabile, inizia a vacillare e a mostrare qualche crepa. Ne deriva una perdita di consensi elettorali per il Cancelliere Angela Merkel, un crollo dovuto a fattori più economici che politici. Per il momento abbiamo solo dei dati numerici, che riveleranno però con il tempo le conseguenze delle scelte finanziarie imposte dalla Germania ai paesi membri dell'area Euro

La Germania, colei “che ha fatto le riforme”, e costantemente incensata dai media di regime, sta avendo qualche problema. La produzione industriale tedesca ha registrato un crollo del 4,7% su base annua, numeri che secondo alcuni analisti suonano come un campanello d’allarme.

Tuttavia, questo rallentamento sembra aver colpito anche l’area euro: secondo l’ultimo bollettino economico della Banca d’Italia “l’attività nell’area dell’euro ha rallentato, in parte a causa di fattori temporanei, ma anche per un deterioramento delle attese delle imprese e per la debolezza della domanda estera. In Italia, dopo che nel terzo trimestre si era interrotta l’espansione dell’attività economica in atto da oltre un triennio, a seguito della flessione della domanda interna, negli ultimi tre mesi del 2018 il PIL potrebbe essere ancora diminuito”.

Cos’hanno in comune questi due Paesi? Il modello economico imposto dalla Germania ai Paesi membri dell’area euro, Italia compresa, sta infatti mostrando più di qualche crepa: in un precedente articolo abbiamo dimostrato come la politica economica europea punti tutto sull’export a scapito della domanda interna, massacrata attraverso il dumping salariale e la distruzione del Welfare, nel nome del profitto più sfrenato. In tal modo ci si espone a moltissimi rischi specialmente in un periodo storico dove sono previsti nei prossimi mesi ulteriori rallentamenti dell’economia mondiale, specialmente in Cina e USA.

Vi è inoltre una forte incertezza sui mercati finanziari, preoccupati dalle continue tensioni fra Stati membri e UE, tra cui l’Italia e che potrebbero estendersi anche ad altri Stati, Germania compresa. Guardando l’andamento dei Credit Default Swap (CDS), derivati creditizi di che proteggono solamente dal rischio di credito di qualsiasi azienda o Stato, ossia che il debitore sia totalmente o parzialmente insolvente. Dal 2014 esiste un altro tipo di CDS che protegge sia dal rischio di credito che dal rischio di ridenominazione, ossia che lo Stato i cui debiti siano stati inizialmente contratti in una determinata valuta possa poi ripagarli con una nuova valuta. Tutto questo rappresenta un margine di rischio per gli investitori poiché se la nuova valuta dovesse essere deprezzata rispetto alla precedente essi conseguirebbero delle perdite.

Secondo i dati di Boursorama rappresentati in questa immagine, il prezzo dei CDS italiani è iniziato ad aumentare da fine maggio, periodo in cui il nuovo governo targato Lega e M5S stava per nascere, tutto questo si è riflesso in un aumento dello spread tra BTP e Bund tedeschi dato che gli investitori hanno cominciato a prezzare “il rischio Italexit”.

Il Cancelliere tedesco Angela Merkel è protagonista di un crollo elettorale dovuto a motivazioni più economiche che politiche, dal momento che non ha trasformato l’enorme surplus di bilancia commerciale (ottenuto in barba ai trattati europei che prevedono un saldo di conto corrente massimo del 6% del PIL) in altrettanti investimenti pubblici, in costante calo dal 2000, nonostante la leggera espansione degli ultimi anni, da come si evince in questa immagine.

Stefano Mastrillo

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Stefano Mastrillo
Stefano Mastrillo, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali (ambito politico –economico) e in Analisi Economica delle Istituzioni Internazionali all’Università di Roma “Sapienza”, nasce il 4 Gennaio a Roma. Diplomato in studi scientifici, decide di proseguire i propri studi per studiare più da vicino una delle sue più grandi passioni: l’economia. Collabora con diverse testate giornalistiche sovraniste, fra cui l’Unico, di cui ne è il Redattore Capo.