L’ultima dei 5 Stelle: reddito cittadinanza alla brigatista che uccise D’Antona

Il movimento 5 Stelle ha commesso l’ultimo involontario disastro della sua parabola, ormai prossima alla fine. Rendere un premio al movimento “a una stella”, la stella rossa dei brigatisti comunisti che hanno insanguinato il nostro Paese per oltre un trentennio

di Riccardo Corsetto (Segretario sezione Ponte Milvio)

Sopra, Riccardo Corsetto

Così i Cinque Stelle servirono il movimento a “una stella” sola. Quello infame delle Br. Le temibilissime Brigate Rosse, assopitesi negli anni ’80 e tornate in modo eclatante e sanguinoso alla ribalta con l’omicidio del giuslavorista Massimo D’Antona, assassinato nel 1999 poiché, come il collega Marco Biagi, lavorava per lo Stato a una serie di riforme del mercato e del diritto del Lavoro. Che aveva bisogno di flessibilità. Riforme che i terroristi a Una Stella delle Br, non gradirono. E lo dimostrarono col piombio. Compagni che sbagliano. Si disse. Ma che meritano oggi un premio, quello firmato Giggino di Maio.

Tra le mani, infatti, che organizzò, secondo la magistratura, l’uccisione di D’Antona, c’era anche quella di Federica Saraceni, condannata a 26 anni e mezzo e oggi agli arresti domiciliari. La terrorista percepisce il reddito di cittadinanza. Nemmeno potrebbe, poiché sottoposta a misure cautelari.

Il movimento 5 Stelle commette l’ultimo involontario disastro della sua parabola, ormai prossima alla fine. Rendere un premio al movimento “a una stella”, la stella rossa dei brigatisti comunisti che hanno insanguinato il nostro Paese per oltre un trentennio. Il quotidiano La Verità, diretto dal giornalista Maurizio Belpietro, riporta la notizia secondo la quale la brigatista rossa avrebbe beneficiato del reddito di cittadinanza. Non potrebbe però godere di tale diritto firmato Movimento 5 Stelle, poiché il sussidio è escluso per chi si trova, come la Saraceni, agli arresti domiciliari.

La donna, oggi 50enne, nega da sempre di aver fatto parte delle Brigate rosse, ma gli investigatori hanno trovato nell’appartamento della donna, una dedica al brigatista Mario Galesi, definito così: “Non eri solo, neppure nella tua scelta coerente e coraggiosa. Hai dato la vita per sconfiggere l’ingiustizia di questo mondo. Grazie dolce Mario, onore a te”. 

Poi c’era una scheda sim tra le prove degli inquirenti, utilizzata dai componenti delle Brigate Rosse e intestata a Federica Saraceni.

Per finire un cd rom con la lista degli obiettivi da colpire. Per i giudici “prova ulteriore della Saraceni brigatista rossa era proprio il possesso di un documento operativo”.

Bravo Luigino, hai fatto una riforma del Lavoro disastrosa, che scambia il diritto al lavoro col diritto all’elemosina. E hai finito per premiare chi ha ucciso chi di Diritto del Lavoro, ne sapeva molto più di voi. Adesso che siete ancora al governo, intervenite. Ma fate presto. Per rispetto alla famiglia di Massimo D’Antona, riparate a questa vergogna. (L’UNICO)

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