Matrimonio all’italiana

Qualcuno ne aveva preconizzato il fallimento. Qualcun altro ne preconizzava una lunga e benefica durata nell’interesse del Paese tutto. Invece è miseramente ed improvvisamente fallito. Contrasti, incertezze, dinieghi ne hanno caratterizzato la breve ma intensa vita. In tutto questo, la colpa mediaticamente indicata non poteva che essere di Matteo Salvini, reo di aver d’improvviso riportato il paese ai soliti fasti di crisi da Prima Repubblichetta. Ma, a ben vedere, le cose non stanno proprio così.

Chi, nel governo giallo-verde ha sempre tentennato, cincischiato, avuto atteggiamenti di incerto e contraddittorio attendismo, sono stati proprio loro, i tanto acclamati quale forza di cambiamento Cinque Stelle. I continui no a tutti i costi, dal taglio delle tasse, alle opere pubbliche, dalla sicurezza all’invasione “migratoria”; sino all’ultima, indegna boutade del voto in Commissione Europea alla Van den Lynden, tanto caldeggiata dai soliti noti franco-tedeschi. Tutto questo non poteva non far saltare la pazienza neanche a Giobbe. E Salvini, umanamente parlando, di pazienza ne ha dimostrata anche troppa.

Certo, la crisi innescata nel pieno delle ferie estive ha lasciato l’opinione pubblica disorientata e ancor più invelenita. A metter benzina sul fuoco, il varo dell’ennesimo esecutivo non eletto dal popolo, alla faccia di Piattaforme, Democrazie Dirette e di tutte le altre belle parole dai nostri Cinque Stelle vomitate a profusione in tutti questi anni. Stavolta però le cose debbono cambiare. La Lega ora assume sempre più la valenza di unico movimento trasversale in grado di farsi interprete di quelle istanze di cambiamento, di cui il nostro Paese, ora più che mai, necessita urgentemente. È ora che, senza più attendere, ci si prepari a prendere direttamente in mano le redini del Paese, alla faccia di governicchi, compromessi arrangiaticci e colpi di mano.

Che non pensino questi signori di poter governare e decidere impunemente, senza il consenso della volontà popolare. E su questo, statene pur certi, non vi sarà da parte nostra, tentennamento o ripensamento alcuno.

Umberto Bianchi