Migranti. Stop di Salvini all’operazione Sophia: “No a sbarchi solo in Italia”

Matteo Salvini interviene alla commissione parlamentare Schengen sull’operazione Sophia targata UE in scadenza il 31 dicembre: “No agli approdi solo in porti italiani. Senza convergenza sulle nostre posizioni, si interrompa la missione”.

“Noi manteniamo ferma l’indisponibilità a procedure di sbarco che prevedono l’approdo solo in porti italiani”. Queste le parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini di fronte al Comitato Schengen di Montecitorio. Il riferimento è alla missione Sophia, che scadrà il 31 dicembre prossimo.

EunavForMed Sophia è un’operazione militare lanciata dall’Unione Europea nel 2015 con lo scopo di bloccare le rotte di migrazione del Mediterraneo. Prende il nome da Sophia, una bambina somala nata a bordo di una nave tedesca dopo il salvataggio della madre. Consiste di tre fasi: la prima, che si concentra sull’analisi delle reti dei traffici di esseri umani, la seconda, che programma la ricerca e l’allontanamento delle navi sospette, e la terza, infine, durante la quale smaltire le navi e le relative attrezzature, fermando trafficanti e contrabbandieri. La missione doveva terminare entro dodici mesi, ma in realtà è stata prorogata per ben due volte. La prima volta nel giugno 2016, quando alla missione è stato assegnato l’ulteriore compito di formare la guardia costiera e la marina libiche e di contrastare il traffico di armi nella zona di operazione. Quindi nel luglio 2017, quando, con le agenzie Frontex ed Europol, è stata prevista una raccolta di dati sul traffico illecito delle esportazioni di petrolio dalla Libia.

Pur non essendo tra gli obiettivi primari, le navi che partecipano alla missione devono sempre intervenire in caso di emergenza, secondo quanto stabilisce il vigente diritto internazionale. Nel 2017, secondo i dati resi noti dalla Guardia Costiera italiana, sono più di 10mila le persone soccorse dalle navi aderenti all’operazione Sophia, corrispondenti a poco più del 9% del totale dei soccorsi dell’anno scorso. Ma dal 2015 i soccorsi effettuati dalla missione sono più di 44mila. Mancando, però, un centro libico di coordinamento per il soccorso marittimo, le operazioni di salvataggio sono svolte dalla nostra Guardia costiera, che, per disposizioni interne, utilizza i porti italiani come approdo finale.

È proprio su questo punto che il vicepremier si trova in disaccordo e conferma la chiusura dei porti. Il negoziato con l’Unione va avanti da mesi, e “al momento non ci sono progressi significativi nel negoziato nonostante le nostre richieste di cambiare le regole d’ingaggio”, spiega Salvini ai deputati membri della commissione. L’Italia, infatti, ha presentato a Bruxelles una proposta di modifica al riguardo, che introdurrebbe una rotazione dei porti in cui approdare i migranti soccorsi, in modo da coinvolgere non più solo l’Italia ma anche gli altri Paesi partecipanti. Per approvare una modifica, però, è necessaria l’unanimità di ognuno dei Paesi membri, che al momento non sembra esserci, e che appare improbabile arrivi entro la fine dell’anno. “Senza una convergenza sulle nostre posizioni – assicura però il ministro dell’Interno – non riteniamo opportuno continuare la missione”. (L’UNICO)

Francesco Amato