Minibot and Co. Per ritrovare la sovranità perduta

I "minibot", tanto chiacchierati negli ultimi giorni, ma che potrebbero ridare finalmente fiato all'economia e permettere allo Stato di ritrovare la sovranità persa fra un trattato e l'altro.

Correva l’anno di grazia 2011, “Monti regnans”, ed al Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, venne in mente l’idea di saldare i debiti delle pubbliche amministrazioni con le  imprese attraverso una emissione di titoli di Stato. Immediata e corale fu l’opposizione a questa proposta, ed a farsi portavoce dei mal di pancia dell’establishment fu l’allora ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, che addusse a motivazione del proprio atteggiamento il fatto che una roba del genere avrebbe solo fatto aumentare il disavanzo pubblico e pertanto non se ne sarebbe parlato proprio.

Tra un tira e molla e l’altro, visto che il problema dei debiti con le imprese sussisteva eccome, alla fine, con il decreto-legge n. 35 dell’8 aprile 2013, si optò per una soluzione all’italiana che non risolveva un bel niente. In sostanza il decreto, nell’art. 7 co. 9, introdusse la possibilità di pagare con titoli di Stato i debiti della Pa ceduti dalle imprese alle banche. In questo modo, gli istituti finanziari (e chiaramente non gli imprenditori, sic!) potevano veder rimborsati i propri crediti verso la Pubblica Amministrazione, acquisiti attraverso il pagamento in titoli da parte dello Stato. Dulcis in fundo, l’articolo 12, per trovare le risorse necessarie a quanto detto sopra, autorizzava l’emissione di titoli di Stato per un importo massimo di 40 miliardi di euro per il biennio 2013-2014… Inutile dirlo ma, agli occhi di un qualunque osservatore dotato di un minimo di attenzione e senso di discernimento, un provvedimento del genere ha il sapore di un’ulteriore beffa ai danni di chi lavora. Dietro l’apparente volontà di risolvere un problema, si è finito con il favorire, more solito, i grandi cartelli e le concentrazioni del potere finanziario. Alla bella faccia di chi lavora. Ora il caso si è nuovamente aperto.

Il 28 maggio, infatti, la Camera dei deputati ha fatto passare all’unanimità una mozione presentata dal deputato di Forza Italia Simone Baldelli che, pur non avendo valore vincolante, ha insufflato nelle menti dell’Esecutivo l’idea che lo Stato potesse pagare i debiti della pubblica amministrazione con le imprese non tanto con titoli ordinari quanto con strumenti quali “titoli di Stato di piccolo taglio”, i “minibot”, appunto. Un’idea, questa, ben presente nel contratto di Governo e di cui il presidente leghista della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, si è fatto strenuo fautore. Lo Stato emetterebbe obbligazioni di basso valore per ripagare i propri debiti con le imprese. Questi “minibot”, a causa della propria funzione, indirizzata all’esclusivo scopo di cui sopra, sarebbero strutturati in modo differente dai normali Buoni ordinari del Tesoro (Bot), non avendo, per esempio, alcuna scadenza, contrariamente a quel che accade con quei titoli periodicamente emessi dallo Stato italiano per finanziare il proprio debito.

Neanche a dirlo, una serie di pareri discordi, lanciati trasversalmente dal coro delle ochette del “politically correct”, ha messo per ora la cosa a tacere. Si urla e si strilla che i “minibot” costituirebbero una palese violazione dell’articolo 128 dei Trattati sul funzionamento del Circo Equestre di Bruxelles, un vero e proprio antefatto per l’emissione di una nuova moneta, alternativa all’Euro e che, in tal modo, l’Italia andrebbe a preparare la propria totale uscita dalla Euro-moneta. A farsi forte di questa opinione è stato in primis il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, seguito dalla solita corte di nani e nanerottoli, analisti, economisti opinionisti e quantaltro, nel ruolo di portavoce di quei cartelli finanziari che, in una proposta simile, hanno subito identificato la possibilità di un “vulnus” ai propri interessi.

Per l’occasione, qualcuno ha addirittura ipotizzato l’esistenza di una “terza forza” politica, una sorta di  fronte trasversale, che va dal Premier Conte al ministro Tria, dal Presidente Mattarella a Draghi… Al di là di congetture e congetturine varie, quanto qui illustrato ci mostra come, al solo minimo prospettarsi di ipotesi “tecniche” non gradite a Lor Signori, costoro diano luogo all’istante e senza esitazione alcuna a vere e proprie levate di scudi, in difesa dei propri lobbistici interessi. La qual cosa ci mostra come costoro siano sensibili a quella sovranità monetaria che, sicuramente, spariglierebbe le loro carte in tavola. Per chi come noi, invece, è fermo fautore di un pieno ritorno alla sovranità monetaria, quanto accaduto ci fa edotti del fatto che, anche se quella dei “minibot”, nell’intenzione dei proponenti, sia probabilmente stata solamente un’ipotesi “contabile”, ovvero unicamente indirizzata alla risoluzione del problema dei crediti delle imprese, potrebbe invece rappresentare un primo importante passo in direzione di un graduale recupero di quella sovranità perduta, attraverso un graduale processo di distacco dall’Euro e dalla gabbia comunitaria.

Pertanto gli urli e gli strilli di Lor Signori non possono che farci piacere ed indicarci che la risoluzione dei problemi del nostro Paese non può non passare attraverso il recupero di una piena ed integrale sovranità, di cui l’aspetto economico e finanziario, legato alla monetazione, rappresenta un tassello fondamentale. D’altronde, quello del recupero della sovranità non può essere il frutto di un improvviso e quanto mai dannoso cambio di rotta, bensì dovrebbe essere il risultato di un graduale, ma deciso processo di dismissione ed abbandono di tutti quegli accordi internazionali che per il nostro Paese hanno comportato una perdita di sovranità, cominciando dal Gatt, passando per tutti gli accordi comunitari, da Lisbona a Maastricht. Quello della creazione di una monetazione nazionale parallela all’Euro, da mantenersi nel ruolo di valuta “ufficiale”, per le relazioni inter europee, rappresenterebbe una soluzione che ridarebbe fiato ad economie schiacciate da decenni di lacci e lacciuoli da parte dei burocrati di Bruxelles.

La valuta di un popolo ne rappresenta la mentalità, la capacità, l’anima. Omologare un intero continente ad un’unica monetazione ha significato la compressione, l’appiattimento e l’immiserimento delle singole economie nazionali, determinando una recessione infinita. E, tanto per fare un esempio di storia economica, quando nella loro prima grande fase di sviluppo, nel 19° secolo i vari Stati della Confederazione Usa adottarono un regime di monetazioni autonome, all’interno dei singoli Stati il risultato fu quello di un’impetuosa crescita economica. Questa ultima vicenda dei “minibot” ci indica la via da seguire e su cui battere, attraverso proposte, dibattiti e quant’altro. Una via sicuramente scomoda, che lascerà qualche faccetta un po’ più scura, alimenterà una bella levata di cori e coretti ma che, Draghi o non Draghi, nel medio termine non potrà non iniziare a portare a dei risultati, stavolta tutti a vantaggio e beneficio di un popolo e non dei pochi “soliti noti”. Sempre che da parte di chi, ad oggi, rappresenta il malcontento del Paese, vi sia la ferma volontà di perseguire questo scopo.

Umberto Bianchi