Mobilità elettrica, un contributo per problemi occupazionali, ambientali ed energetici

Con il termine mobilità elettrica si intende il complesso di attività finalizzate alla parziale e graduale sostituzione del nostro parco automobilistico ora azionato da motori ad idrocarburi (benzina, gasolio, metano, GPL), con motori elettrici a batteria. I principali aspetti di questa iniziativa nazionale è lo sviluppo di una capacità industriale italiana :
– nella progettazione e costruzione di auto elettriche;
– nella progettazione e costruzione di batterie per auto elettriche;
– nella progettazione e costruzione di sistemi e di colonnine sul territorio per le ricariche delle batterie

L’obiettivo di riferimento (condiviso anche da altri primari Paesi industriali) è quello di raggiungere il 70% di auto elettriche al 2030. E qui si innesta una prospettiva industriale/occupazionale non di corto respiro, ma spalmata su molti anni ed orientata ai nostri giovani, con attività innovative e prodotti tecnologici avanzati. Tali prodotti, oltre che utilizzabili in Italia, sono esportabili e la relativa produzione potrebbe far rientrare a casa molte risorse qualificate ora impiegate ma spesso sottoimpiegate all’estero. Stiamo parlando di investimenti e ricadute economiche dell’ordine di decine di miliardi di euro

Sul piano ambientale, specificatamente per gli insediamenti urbani, si ricorda che una delle principali cause di inquinamento è rappresentato dalle emissioni provocate dagli autoveicoli . Pertanto la mobilità elettrica costituisce un contributo fondamentale alla riduzione dell’inquinamento nazionale e locale. E’ stato stimato da qualificati organismi internazionali che con la mobilità elettrica si possono ridurre le emissioni di CO2 di oltre l’80% rispetto ai livelli attuali. In sostanza, in pochi anni potrebbe cambiare tutto e sono attesi anche benefici sostanziali per la salute e per lo stile di vita dei cittadini. In termini quantitativi, qualora tutti i mezzi di trasporto circolanti in Italia fossero ad alimentazione elettrica prodotte da fonti rinnovabili, si otterrebbe una riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera valutata in 100 milioni di tonnellate all’anno.

Sul piano energetico, con la mobilità elettrica appare evidente ed immediata la drastica riduzione delle importazione di greggio e prodotti petroliferi destinati all’autotrazione. Si stima che la transizione verso la mobilità elettrica permetterebbe in risparmio di esborsi verso l’estero di circa 15 miliardi di euro all’anno, somme che rimarrebbero all’interno dell’economia nazionale con una forte spinta verso lo sviluppo di iniziative e creazione di nuovi posti di lavoro. In buona sostanza, la mobilità elettrica avrà in impatto decisivo sulla struttura energetica ed industriale del Paese. Ad ogni modo, la rivoluzione della mobilità sarà completata solo quando tutta l’energia necessaria per “fare il pieno” sarà pulita, cioè proveniente da fonti rinnovabili.

Un elemento significativo e di chiarimento complessivo è costituito dalle considerazioni sulla chiusura del ciclo di smaltimento delle batterie per auto esauste. Si tratta di riciclare e recuperare materiali da milioni di batterie e pertanto anche qui si apre una prospettiva di attività industriale e di occupazione. Allo stato attuale si punta a recuperare il 100 % delle batterie esauste secondo varie linee di indirizzo che si citano a titolo indicativo:
– ricondizionamento e recupero quando possibile
– riutilizzo tal quale in dispositivi di continuità domestica/piccole industrie
– recupero delle materie prime (litio,cobalto,manganese e altre ) previa triturazione
Al riguardo i regolamenti UE prevedono che i fabbricanti delle batterie finanzino i costi di raccolta, trattamento e riciclo, in coordinamento stretto tra i produttori di automobili e riciclatori.

A conclusione di queste note, uno sguardo su Roma e sui riflessi della mobilità elettrica sulla Capitale. A parte gli indubbi vantaggi in termini di qualità dell’aria e della salute pubblica, un elemento non secondario è costituito dalle ricadute industriali e sull’occupazione. Le nuove tecnologie richiederanno la creazione di nuovi posti di lavoro, con addestramento degli addetti ed installazione dei relativi insediamenti industriali. In questo processo virtuoso si potrebbe innestare la riqualificazione di aree industriali della capitale ora dimesse ( come la cosiddetta Tiburtina Valley), già dotate di alcune essenziali opere di urbanizzazione primaria e secondaria.

Antonio De Marco