Paolo Savona (CONSOB): basta speculazioni sul debito pubblico

L’Italia non può essere schiava della speculazioni sul suo debito pubblico. E’ questa una delle diverse conclusioni a cui è giunto Paolo Savona, Presidente della Consob durante l’incontro annuale con il mercato finanziario.

Misurare la sostenibilità del debito pubblico di un Paese fermandosi all’indicatore che tiene conto del rapporto tra il suo debito pubblico e il suo PIL è decisamente sbagliato perchè non tiene conto del risparmio che ammonta in 16 trillioni di euro in termini di attività finanziarie: sono molti i Paesi esteri che chiedono capitali italiani in prestito per soddisfare i loro bisogni. In effetti i parametri dei trattati non tengono conto di due voci fondamentali che sostengono l’economia: risparmio e competività delle imprese.

Come sostenuto da Savona “La forza competitiva delle imprese italiane sul mercato globale e il grande risparmio del paese (dal 2013 disponiamo di flussi in eccesso rispetto all’uso interno, l’Italia ne cede in quantità all’estero superiori rispetto al suo debito) sono le categorie da difendere e da usare come valori per riaffermare il peso dell’Italia in Europa”.

Altro grande spauracchio frutto di un’ideologia neoliberista malata che vuole che l’economia della grande finanza e dei numeri prevalga sulla politica e sull’economia reale e che considera lo Stato come un’azienda… e quindi non debba essere indebitato: questo concetto deriva da pensatori liberali come Einaudi, Von Hayek secondo cui lo Stato è come una famiglia. Assolutamente no.

L’obiettivo di un’impresa è quello di massimizzare i profitti, quello di uno Stato garantire il benessere sociale: lo Stato raccoglie valuta che lui stesso ha creato grazie alla sua Banca Centrale (cosiddetto monopolista della valuta) e che ha messo in circolo nel sistema economico. Come lo fa? Grazie alla spesa pubblica reale, ossia la spesa pubblica al netto degli interessi, grazie alla quale viene immessa liquidità che serve per remunerare i cittadini. Ma se lo Stato si indebita, chi copre questo deficit? Semplice, sempre la Banca Centrale: uno Stato, grazie alla sua Banca Centrale, pùò pagare ogni debito che ha perchè può emettere moneta in maniera illimitata, come sostenuto anche dall’economista Alan Greenspan. Dunque non è una questione di mercati o di rating, perchè la probabilità di default è prossima allo zero: lo Stato possiede la sua sovranità monetaria. Lo Stato ha dunque un debito verso sè stesso: un debito fittizio, tranquillamente depennabile, data la possibilità di emettere la sua valuta in maniera illimitata.

Ma ciò non comporterà un aumento dell’inflazione? Gli Stati che tuttora impostano la loro politica monetaria in tal senso registrano tassi di inflazione molto bassi (si veda il Giappone) ma attenzione, allora perchè in passato ci sono stati episodi di iperinflazione?

Secondo il Premio Nobel per l’economia Amirtya Sen, fino a quando c’è disoccupazione (anche bassa, ma senza mai andare al di sotto del suo livello naturale) l’inflazione non risentirà della sovranità monetaria.

In Italia questa “capacità” è già stata parzialmente limitata nel 1981 con il divorzio fra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro che non obbligava la Banca d’Italia ad acquistare BTP italiani: questa mossa ha fatto si che il rapporto debito/PIL passasse dal 55% del 1980 al 120% del 1992: in poco più di 10 anni, il debito italiano è raddoppiato (FONTE: Il Sole 24 Ore)

Sono stati spesi circa 3100 miliardi di euro in 3 decenni. Come vediamo da questa immagine elaborata da ScenariEconomici, la spesa per interessi è raddoppiata dal 1980 al 1984, per poi triplicarsi nel 1992 rispetto agli inizi degli anni 80. gpg1 (327) - Copy - Copy - Copy - Copy - Copy

La narrativa sul debito pubblico italiano ha contribuito a renderlo un mostro, secondo il quale noi tutti, cittadini compresi, saremmo indebitati fin dal momento in cui nasciamo. Questo ragionamento non corrisponde alla realtà per due motivi facilmente intuitivi:

  1. Un debito di qualcuno è un credito per un altro: se ho un mutuo, io ho un debito verso la banca che però vanta un credito nei miei confronti. Se lo Stato ha un debito, chi detiene un titolo di Stato vanta un credito verso quello Stato che si impegna a pagargli un interesse periodico.
  2. Il debito di uno Stato deve essere sostenibile. Uno Stato, a differenza di un’azienda o di una famiglia, possiede due caratteristiche che questi due soggetti non hanno: se una famiglia/impreesa esercitasse la sovranità monetaria finirebbe in galera perchè fatta di falsari; se una famiglia/impresa decidesse di raccogliere i soldi delle tasse finirebbe in galera; uno Stato sovrano invece può fare tutte queste cose, proprio perchè Stato sovrano. Inoltre questo debito è quello con cui sono state fatte strade, scuole proprio perchè il debito pubblico è anche credito, sia pubblico che privato.

Quindi ciò che va tenuto sotto controllo sono i tassi di interesse sul debito, motivo per cui si parla tanto di questo argomento. In particolare, se si dovesse ricorrere a questo strumento per recuperare fondi da utilizzare per la politica economica, è importante che vengano utilizzati per gli investimenti ad alto moltiplicatore come ad esempio le infrastrutture o l’alta tecnologia (moltiplicatore superiore a 1) in modo tale che il PIL cresca più del debito e diminuire il rapporto Debito/PIL.

Nell’Area Euro, i Paesi hanno rinunciato alla propria banca centrale in favore di un sistema di banche centrali (SEBC, banche centrali nazionali e BCE a capo di questo sistema). La BCE, come previsto dal suo Statuto, non acquista i titoli nazionali poichè ha come mandato esclusivo la stabilità dei prezzi, salvo quando vengano adottati strumenti di politica monetaria non convenzionali (ad esempio il Quantitative Easing che prevedeva proprio l’acquisto di titoli di Stato).

Si potrebbe pensare di rendere la BCE una vera Banca Centrale che incorpori anche altri obiettivi (lotta alla disoccupazione, crescita economica e stabilità finanziaria) che diventi prestatore di ultima istanza. Ma c’è la volontà politica per farlo? Bella domanda, restiamo fiduciosi. Chi vivrà, vedrà.

Stefano Mastrillo