Piano di lavoro garantito: un’alternativa al reddito di cittadinanza o follia?

La disoccupazione in Italia è ormai un problema che persiste da anni su cui tutti i Governi hanno dovuto sbatterci la testa, ma come fare per uscire da questo pantano? La produttività italiana è ferma ai livelli del 95 (complici anche le politiche di austerità degli ultimi anni che non hanno aiutato): se non si mettono soldi in tasca agli italiani che spendendo, mettono in moto i consumi e dunque la domanda interna, in modo tale da aumentare il reddito e la produttività mediante i cosiddetti moltiplicatori, da questo impasse non se ne esce.

La manovra del governo gialloverde è stata oggetto di accese discussioni, soprattutto per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, misura giudicata da alcuni troppo assistenzialista: l’impatto sulla crescita economica, secondo i suoi detrattori, sarà minimo se non nullo. Ma se al suo posto il Governo avesse approvato un piano di lavoro garantito? Innanzitutto vediamo di cosa si tratta.

Il Piano di lavoro garantito (o datore di lavoro di ultima istanza) è un programma in cui il Governo offre un posto di lavoro a qualunque disoccupato sia disponibile a lavorare: è universale e prevede che tutti prendano lo stesso salario, stabilito per legge dal Governo nazionale, proprio come avviene con il salario minimo. Funziona come una fisarmonica: si espande durante i periodi di recessione (essendo la disoccupazione più alta, è evidente che saranno di più le persone coinvolte) e si contrae durante i periodi di espansione economica. Potremmo immaginarlo come uno stabilizzatore automatico.

L’idea, nata dalla MMT (Modern Monetary Theory), prevede che tale meccanismo limiterebbe la corsa al ribasso sui salari: i lavoratori potrebbero essere attratti da un altro datore di lavoro (magari un privato o un altro ente pubblico) che gli offre un salario superiore e quindi uscire dal programma.

Tuttavia, chi prima svolgeva un lavoro, magari importante e che gli consentiva di guadagnare tanti soldi sarà poco contento di guadagnare lo stesso compenso di un lavoratore generico. Secondo L. Randall Wray, esponente della MMT, è proprio questo lo scopo del programma: incentivare le persone a “non vivere di rendita” perchè sanno che potranno avere un posto di lavoro grazie al piano di lavoro garantito, bensì accettare anche e soprattutto altre offerte di lavoro. Ovviamente i “fannulloni” saranno licenziati in tronco.

Il piano di lavoro garantito potrebbe essere un buono strumento contro la disoccupazione e contiene le pressioni inflazionistiche dato il salario uniforme, tuttavia occorre farsi una domanda: come tradurre tutte queste belle parole in fatti dal momento in cui i costi per avviare questo programma potrebbero essere decisamente elevati? Bella domanda, ma una cosa è sicura: il lavoro è un diritto ed è sancito anche dalla Costituzione Italiana, non un reddito di cittadinanza che rischia effettivamente di non educare il cittadino al lavoro.

Stefano Mastrillo