Potenza: uomo rintraccia la sua ex grazie alla Postepay

Il pregiudicato si è rivelato un vero e proprio stalker ed è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Potenza.

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Rintraccia ex tramite Postepay: un arresto

La Polizia di Stato di Potenza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di una persona indagata per atti persecutori, accesso abusivo ad un sistema informatico, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di arma da fuoco.
L’uomo, gravato da numerosi precedenti penali, dopo la sua recente scarcerazione e la sua sottoposizione agli arresti domiciliari, ha posto in essere comportamenti volti a maltrattare l’ex compagna e convivente, attraverso aggressioni fisiche e verbali quotidiane, perpetrate anche davanti alla figlioletta di quest’ultima, pretendendo di riprendere la relazione sentimentale e di avere rapporti sessuali.
Provata dalla continua vessazione ed intimorita dalla personalità dell’ex compagno, lo scorso mese di giugno la vittima decise di allontanarsi dall’abitazione di Potenza in cui viveva con la figlia; decisione che tuttavia l’indagato non accettava, accrescendo la propria rabbia ed intensificando l’invio assillante di messaggi e telefonate contenenti anche minacce di morte, rivolte nei confronti anche del nuovo compagno della donna.
Nelle ultime settimane l’uomo riuscì a scoprire il luogo dove la donna si era nel frattempo rifugiata, avendo indotto un impiegato di Poste Italiane in servizio presso un’Agenzia di Potenza ad accedere abusivamente al sistema in uso all’ente, per risalire così alle zone in cui la vittima aveva effettuato i prelievi per mezzo della propria carta Postepay.
Incurante della misura in atto, l’indagato si recava più volte nella località dove si era trasferita la sua ex, anche accompagnato da complici, sorprendendo e spaventando la donna, minacciandola costantemente, dicendole persino di aver “fatto il giro” di tutte le scuole per cercarne la figlioletta.
In una di quelle occasioni, inoltre, lo stesso è risultato armato di una pistola.
Considerata l’intensità allarmante raggiunta dalla condotta persecutoria tenuta dall’uomo, l’Autorità Giudiziaria ha ritenuto come unica misura idonea ad impedire gravi conseguenze quella carceraria.

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