Il reddito di cittadinanza andrà a chi ha diritto ma non bisogno

Rom con cittadinanza italiana e italiani con lavoro nero e patrimoni schermati. Chi lavora pagherà il mantenimento a chi non ha bisogno. Dialogo con Luca, 36 anni, romano, agente immobiliare "fantasma" con un tenore di vita agiato ma nullatenente sulla carta. A lui lo Stato riconoscerà l'assegno di mantenimento pur guadagnando cinquantamila euro l'anno.

Riccardo Corsetto
Direttore responsabile L’Unico

di Riccardo Corsetto – Presidente sezione Lega con Salvini Ponte Milvio

Ho chiesto a Luca, 36 anni, romano (il nome è di fantasia), di rilasciarmi questa intervista che spero possa aiutare a capire concretamente perché il reddito di cittadinanza è una ingiustizia sociale: l’esatto contrario di come viene immaginato dalla buona fede degli elettori e dei cittadini. Che non fa ripartire l’economia ma innesca la spirale dell’ignavia e del parassitismo.

Quando Luca mi ha chiesto per quale motivo volessi intervistarlo, visto che non ha alcun ruolo “in vista”, non è un vip e non ha particolari storie da raccontare, mi sono sentito in imbarazzo. Lo conosco da diversi anni e sapevo della sua vita “reddituale” con l’assoluta certezza del nostro vicino che conosce, “a naso”, la nostra. Si possono avere dubbi sulla fonte dei redditi, ma non sulla loro esistenza.

Il nostro vicino che cambia moto e macchina ogni anno potrà tenerci all’oscuro di come si procura quei soldi per acquistare frequentemente veicoli non a tutti accessibili, ma non potrà certo passare per un nullatenente.

“Perché vorresti intervistarmi?”

“Perché so che tu sei uno di quelli che potrebbe chiedere e avere il reddito di cittadinanza pur non avendone bisogno.”

Uso la parola “bisogno” perché una cosa è il diritto al reddito, altra cosa è il “bisogno”. Io credo che in Italia ci siano tante persone che hanno “bisogno” reale di un aiuto, ma credo che ce ne siano troppi che ne avranno diritto. Il diritto però, sul piano semantico, non coincide per forza col bisogno reale.

Luca mi guarda come se gli avessi messo le mani in tasca. Ma poi si lascia convincere che in fondo stiamo frugando pure nelle mie di tasche. Che il reddito di cittadinanza lo pagheranno solo coloro che hanno un lavoro tassato e registrato. Alla fine desiste, ma che useremo l’anonimato è il patto tra noi.

“Dunque tu hai 36 anni, ufficialmente non lavori, voglio dire non hai un contratto però hai una Harley Davidson da tre anni nel cortile del condominio e una Mini da trenta mila euro che stai pagando a rate. Non hai figli e vivi in casa con una donna che guadagna duemila duecento euro al mese e ufficialmente non è tua moglie. Giusto?”

“Giusto, ma tu come lo sai?”

“Io sono il vicino di casa. E i vicini di casa tutto sanno”.

Fa un sorriso che in realtà è una smorfia.

“Vuoi sapere come guadagno?”

“No voglio sapere prima a chi è intestata la casa in cui abitate con la tua compagna a Roma nord?”

“E’ della mia famiglia. Siamo in comodato d’uso.”

“Scusami se assumo toni alla Befera, è per l’occasione: tu esci tutte le mattine con la tua Harley o la tua mini per recarti presto da qualche parte. Vesti bene, fai le lampade a giudicare dall’abbronzatura, frequenti palestre a giudicare dal fisico, ti incontro spesso per bar e ristoranti alla moda di Roma, a volte ti vedo partire con le valigie per qualche destinazione collegata solo via cielo… Puoi spiegare a chi legge come guadagni i soldi che ti permettono di avere questo tenore?”

“Li guadagno lavorando per un’agenzia immobiliare. Faccio per lo più acquisizioni e vendite.”

“Sei iscritto all’albo dei mediatori? No. Lavoro in nero.”

“Non risulti quindi né a libro paga dell’agenzia per cui presti opera né nei contratti di mediazione…”

“Chiaro che no. Vengo retribuito a provvigione, diciamo così.

“Provvigioni non dichiarate e quindi non tassate che ti consentono di guadagnare quali cifre?”

“Riesco a stare su una media di tre, quattro mila euro al mese.”

“Esentasse. Niente male. Sulla carta però sei un nulla tenente. Anzi no, sei possessore di una moto, di un’automobile e di un contratto di comodato d’uso…”

“In realtà nemmeno quelli…”

“Perché?”

“La moto e la macchina sono intestati alla società del padre della mia compagna. Mentre in realtà il comodato d’uso non è registrato.”

“Tuo padre ci pagherebbe la metà dell’IMU… gli converrebbe registrarlo.”

“Non si può registrare perché la casa non è accatastata”.

“Sei un nullatenente da cinquantamila euro l’anno ma presto potrai chiedere, grazie a Di Maio, Grillo e Fico che lo Stato ti dia anche un assegno.”

“Non ne ho bisogno ma se ne avrò diritto lo farò.”

“Certo perché il diritto è una cosa diversa dal bisogno. E quando vedrai altri (tantissimi) come te che lo prenderanno, ti sentirai stupido a rinunciare a settecento euro in più a fine mese. Giusto o ingiusto che sia.”

“Chiaro. Ho sentito che lo prenderanno anche i rom con cittadinanza italiana.”

“Certamente. Di diritto sono italiani come me e te. Escluderli aprirebbe provvedimenti sanzionatori. Interverrebbe il tribunale dei diritti dell’Uomo. Verrebbe giù il mondo…”

Luca guarda il rolex al polso. Tanti agenti immobiliari fantasma come lui possono permetterselo. Dice che s’è fatto tardi. Si congeda lasciandomi una perla da statista.

“Il compito dello Stato non è dare il mantenimento alla gente, ma dare gli strumenti per procurarselo da soli.”

“Concordo. Per questo meglio la flat tax del reddito di cittadinanza, che qualcuno giustamente ha ribattezzato “furto”.

“Hai promesso anonimato.”

“Manterrò la promessa. Anche se domani con la mia partita iva potrei pagarti il mantenimento immeritato.”

“Sarà un mio diritto.”

“E come la mettiamo con le tre proposte di lavoro del futuro centro per l’impiego?”

“Se vogliono fare tre proposte per tre milioni di disoccupati, prima devono trovare 9 milioni di posti di lavoro. Si potevano cercare con l’aiuto della flat tax, non aumentando il debito pubblico senza abbattere i costi a chi i lavoro lo crea. Credo che potrò fare tranquillamente l’agente fantasma per molti anni, col reddito pagato dallo Stato, prima che di Maio mi porti tre proposte di contratto.”

“Non fa una piega. E’ matematica. Il guaio è che intanto stiamo offrendo il fianco all’Europa mercatista, che mentre avrebbe dovuto tacere su flessibilità da prelievo fiscale e condono, unici interventi etici ed efficaci per la crescita, può a ragione lamentarsi per quella che a dispetto del nome è una vera ingiustizia sociale.” (L’UNICO)

riccardo.corsetto@gmail.com