Refendum ATAC flop: ecco cosa chiedevano i comitati del Si e del No

Il referendum consultivo non ha raggiunto il quorum

Domenica 11 novembre, dalle 8 alle 20, si è votato per il Referendum sull’ATAC, l’agenzia di trasporto pubblico di Roma. I cittadini romani sono stati chiamati a scegliere se liberalizzare o meno il trasporto pubblico locale, votando SI o NO al Referendum indetto dai Radicali e dal Comitato “Mobilitiamo Roma”. Nonostante si tratti di un Referendum consultivo, quindi non vincolante, il suo esito ha dato agli amministratori una chiara indicazione sul parere dei cittadini. I quesiti oggetto di voto erano due: il primo sull’affidamento di tutti i servizi di trasporto pubblico (di superficie e sotterraneo, su gomma e su rotaia) attraverso gare pubbliche di appalto a uno o più gestori, il secondo concernente la promozione di ulteriori tipi di esercizio del trasporto pubblico da parte di

imprese operanti in concorrenza, aprendo le porte per intenderci a colossi come Uber. Il quorum da raggiungere è del 33,3%, che corrisponde a circa 760.000 voti.
Le analisi sull’andamento della giornata registrano alle ore 16 un’affluenza complessiva
dell’8,95%, che corrisponde a circa 211.000 persone votanti. Il municipio in cui è stata registrata una maggiore affluenza è quello di San Lorenzo/Parioli, attestata intorno al 14,23%.
A schierarsi per il SI, oltre ai Radicali (promotori del Referendum), anche Pd e Forza Italia.
Sperano invece in un risultato negativo i sindacati confederali e di categoria, LeU-SI, la Lega e il M5S. Proprio per Virginia Raggi l’esito del Referendum costituirà una nuova sfida, dal momento che il Movimento propende per una soluzione alternativa, che è quella del risanamento di ATAC attraverso il concordato preventivo.
Cinque ragioni per il SI e cinque ragioni per il NO
Tra le ragioni per cui votare SI ai quesiti posti dal Referendum spiccano le seguenti:
 l’ATAC è un’azienda municipalizzata ormai a rischio fallimento. Nonostante l’ultimo
bilancio (relativo all’ultimo semestre del 2018) dichiari un utile da 5 milioni, si registra un
indebitamento di quasi 1,5 miliardi;
 la fatiscenza dei mezzi: l’età media degli autobus è di 12 anni. Il tutto aggravato dal vivido
ricordo dei fatti di cronaca dell’ultimo anno, che riportano casi di bus andati in fiamme in
pieno servizio;
 ATAC produrrebbe 84 km all’anno, contro i 101 che ne dovrebbe produrre stando al
contratto stipulato con il Comune;
 la necessità di fornire ai cittadini un servizio efficiente, fatto di mezzi sicuri, orari certi e
sicurezza nella mobilità; il ricorso alle gare europee potrebbe apportare un miglioramento
del servizio;

 Mingiardi, membro del Comitato “Mobilitiamo Roma”, in un’intervista rilasciata a Tpi
spiega come il metodo di affidamento della gara garantirebbe un maggiore controllo del
servizio.
Alcune delle ragioni per cui votare NO sarebbero invece le seguenti:
 innanzi tutto scegliere di votare SI significherebbe favorire la privatizzazione a discapito
del settore pubblico;
 piuttosto che aprire le porte a colossi come Uber (in riferimento al secondo quesito del
Referendum), bisognerebbe ricostruire le amministrazioni e le aziende pubbliche e non
privatizzarle;
 la liberalizzazione non farebbe risparmiare; si fa leva sul fatto che una parte del trasporto
pubblico romano non è già più gestito da ATAC, ma da Tpl, per cui il costo chilometrico è
di 40 cent in più rispetto ad ATAC;
 la privatizzazione potrebbe portare ad un aumento delle tariffe;
 secondo Stefano Fassina, la privatizzazione porterebbe solo a copiose rendite per i privati, come nel caso delle autostrade e degli aeroporti, a danno degli utenti.

Chiara Tarola