Renzi e rifondazione democristiana. Come andrà al di là del referendum

Matteo Renzi dopo l'esito del Referendum, comunque andrà, costruirà il suo nuovo partito con gli ex berlusconiani e i moderati. E andrà avanti fino al 2018

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di Andrea Furetto

Abbandonate ogni speranza voi che votate. Comunque finirà il referendum Matteo Renzi resterà in sella fino alla fine di questa legislatura. E’ scritto nell’ordine delle cose. Intanto il Premier non ha davanti nessuno che in questo momento desideri andare alle urne. Grillo teme il timone, il centrosinistra è sfaldato e senza testa e il centrodestra semplicemente non è. In mezzo c’è Renzi, un leader senza partito (da tempo il PD non rappresenta lui e lui non rappresenta il PD) ma che gode ancora del consenso dei mercati e di riflesso della stampa internazionale.

Allora sia che la riforma costituzionale passi o non passi, Renzi tirerà avanti. Così sta bene a tutti. Anche nel caso in cui la riforma costituzionale venisse bocciata dagli italiani e il che è quasi sicuro.

Del resto una riforma ‘epocale’ che esclude la svolta presidenziale, il tanto agognato ‘vincolo di mandato’, deprime la sovranità popolare con un senato di nominati, e congela uno strano bicameralismo spacciandolo per la sua fine, merita una sana bastonata alle urne. Ma di quelle forti.

Questo gli italiani lo hanno capito. Tuttavia Renzi resterà. Incasserà il No ma potrà lavorare fino al 2018, e potrà concentrarsi per costruirsi il suo futuro politico. O meglio, il partito che oggi gli manca. Che si chiamerà partito della Leopolda o della Nazione è ininfluente, ciò che è certo è che dentro si ritroveranno buona parte degli amici di Berlusconi, da Alfano, Verdini, Lupi, Lorenzin (insomma tutti gli ex berlusconiani passati alla corte del Re toscano) e i berlusconiani stessi. Forza Italia, ridotta al lumicino, priva ormai di un capo (Silvio ha la sua età e il cuore che fa capricci)  non vede l’ora di ritrovarsi sotto il cappello di un berlusconismo rinnovato e ritrovato (ma non meno rassicurante e decennale) interpretato da Matteo Renzi. Certo si tratterà di un berlusconismo più annacquato e vago che non quello originale, ma segnerà il completamento di un ciclo storico che vuole la fine e lo svuotamento dei partiti come strumento di organizzazione politica. Ci ritroveremo così con un grande polo moderato a farla da padrona, la sinistra estinta definitivamente, una destra nazionale circoscritta a quello che sarà il consenso di Giorgia Meloni fuori dal G.R.A. , e un Grillo destinato più degli altri a scendere e salire a seconda degli umori di pancia del popolo.

Insomma, ficchiamocelo in testa. Dobbiamo morire democristiani, al di là di come andrà il referendum del 4 dicembre. (L’UNICO)

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