Salute, leggere in digitale limita la comprensione

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Salute, leggere in digitale limita la comprensione

Leggere un testo su carta stampata o sullo schermo di un computer non è la stessa cosa. A cambiare non è solo la modalità di lettura, ma anche la nostra capacità di comprensione. In particolare, quella legata alla fruizione ”digitale” arriva a limitare la nostra attenzione ai dettagli, a scapito del contesto. Lo sostiene Geoff Kaufman, docente della Carnegie Mellon University di Pittsburgh (Pennsylvania), forte di uno studio condotto insieme a Mary Flanagan del Dartmouth College del New Hampshire, entrambi esperti di interazione tra uomo e computer, per mettere a confronto l’impatto dei due supporti: carta contro device.

Nell’esperimento 77 partecipanti sono stati invitati a rispondere ad alcuni questionari a risposta multipla, tra i quali uno sulla lettura di un racconto di David Sedaris su supporti differenti. Dopo avere sfogliato la storia, i lettori della carta hanno dimostrato di essere in grado di cogliere più inferenze, ossia di fare più collegamenti tra i significati del testo, rispetto a quanti lo avevano letto in formato .pdf. Di contro, questi ultimi hanno conseguito migliori risultati nella memorizzazione dei dettagli. Si tratta dell’effetto ”tunnel visuale”, come lo definisce l’autore della ricerca, che porta a focalizzare la nostra attenzione sull’informazione che si sta ottenendo in quel momento, tralasciando però la visione d’insieme. Una pigrizia che il lettore digitale concentra nell’azione dello ”skimming”, ovvero la lettura veloce e sbrigativa per farsi un’idea del testo che va, però, a scapito della capacità di leggere tra le righe.

In una seconda prova, ai candidati sono state mostrate alcune tabelle con dati relativi a quattro modelli di auto inesistenti, con l’intento di chiedere loro quale dei veicoli risultasse il migliore. In questo caso, solo il 43% dei candidati che hanno letto la versione su laptop ha risposto correttamente, mentre il 66% dell’altro campione, dopo avere letto la versione cartacea, ha risposto in modo giusto. I contenuti digitali, insomma, ci rendono pigri anche quando leggiamo testi meno complessi e più brevi.

Altri test effettuati in precedenza dai due studiosi sull’uso dell’iPad messo a confronto con la versione ”non digitale” in materia di giochi, non ha fatto che dimostrare gli effetti analoghi. I giocatori su tablet sembravano infatti ”non riuscire a focalizzare né mostrare interesse per gli effetti a lungo termine delle loro decisioni, – spiega Kaufman al Washington Post – perdendo più volte rispetto agli altri”. Come dire, se la mossa è vincente non è detto che lo sia la strategia. Anzi.

Risultati che fanno riflettere su una possibile evoluzione del pensiero umano, secondo i due ricercatori, verso scorciatoie che potrebbero allontanarci sempre di più dalla capacità di comprensione del contesto. E questo, considerando, l’uso quotidiano che facciamo di smartphone, computer e tablet, vorrebbe dire perdere l’abitudine di fermarsi a capire per avere una visione d’insieme. Ciò non vuol dire però che dobbiamo per forza.

cambiare le nostre abitudini. Basta saperlo, chiarisce Kaufman: ”Probabilmente passo tre quarti del mio tempo da sveglio dietro a uno schermo, – conclude il professore – e se dovessi accorgermi di restare bloccato sui dettagli leggendo un giornale in pdf, lo stamperei”.

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