Sea Watch: il gioco degli ipocriti sulla pelle degli altri

All’indomani della ennesima vicenda  che ha avuto per protagonista la solita nave delle ONG intenta a dirigersi verso il nostro povero Paese per scaricare il suo prezioso carico di “risorse”, sarebbe, al di là delle varie polemiche, necessario fermarsi un momento ed operare una doverosa riflessione. Mai come stavolta, si è superato ogni limite di decenza e pazienza.

Punto primo. Se la “Sea Watch” voleva effettuare un’opera “umanitaria” e, pertanto, risparmiare alle “risorse” le fatiche e le tensioni di un lungo viaggio verso l’Italia, perché non ha  immediatamente fatto rotta verso il più vicino e disponibile porto, che in quel momento era situato in Tunisia?

Punto secondo. Il disattendere in modo illegale e plateale alle disposizioni del Ministero dell’Interno, forzando addirittura il blocco navale in quel momento imposto da una motovedetta della Guardia di Finanza.

Terzo. Il gesto di alcuni nostrani parlamentari, andati a solidarizzare con la “comandanta” del naviglio, protagonista di questo atto di prevaricatoria arroganza.

Quarto. Il gravissimo atteggiamento di Germania, Olanda e Francia che, nel permettersi di polemizzare con il nostro paese, hanno ancora una volta dimostrato la più totale assenza di spirito di coesione che dovrebbe, invece caratterizzare una Comunità di Stati, come quella Europea. Tutto questo a dimostrare che, al di là di tutte le belle parole, certi signori della democrazia della legalità e del rispetto delle istituzioni, hanno un concetto alquanto strano. Per costoro democrazia equivale pensarla e fare come dicono loro, senza discussioni o sviamenti.

E quand’anche, ci si trovi di fronte ad un governo scelto dalla volontà popolare, si opera in tutti i modi per sabotarne l’azione, anche contravvenendo alle leggi ed alle disposizioni di quelle istituzioni a Lor Signori tanto care, non solo avvalendosi del diritto all’opposizione ed alla libertà d’espressione, costituzionalmente garantiti. E così un Ministro dell’Interno si trova ad esser inquisito per la propria attività di Governo (cosa da noi mai accaduta, in decenni di governi “politically correct”, sic!). E così si permette ad organizzazioni private (Ong…), di occuparsi dell’ingresso nel nostro Paese di flussi umani provenienti da altri paesi, sostituendosi in questo modo, alle funzioni dello Stato e violando il principio dell’integrità di questo, il tutto alla faccia dei principi fondamentali della tanto acclamata Carta Costituzionale, trasformata in carta straccia, non appena dovesse sviare dai comodi di certe persone.

E, come abbiamo già rilevato, se qualcuno, come nel caso del nostro Governo e del Ministro dell’Interno, tenta di ristabilire delle regole o di far rispettare quelle esistenti, finisce inquisito e, cosa ancor più grave, deve assistere alla sistematica violazione delle disposizioni in tal senso emanate.  Il forzare un blocco, subendo per questo delle conseguenze minime, rappresenta un segnale gravissimo per tutti coloro che intendono proseguire con il traffico di esseri umani, coscienti del fatto che, per quanto faranno, pagheranno poco o nulla. L’atteggiamento strafottente ed arrogante della “comandanta” Carola, è lo specchio, in piccolo, di come l’Euro Circo di Bruxelles si sta comportando, proprio per bocca di Germania, Olanda e Francia.

Massacrare le nazioni del Terzo Mondo, depauperandolo di preziose risorse umane , in modo tale da farne una dependance delle multinazionali franco-cinesi e degli esperimenti di usurocrazia liberista del Fmi. Favorire l’ingresso in Europa ed In Italia di masse di diseredati, per sostituire i locali lavoratori, con una massa anodina di miserabili senza coscienza alcuna dei propri diritti, e perciò stesso, più manovrabile e sfruttabile, è il chiaro disegno a cui tutti i nostri cari ed ipocriti buonisti, stanno offrendo il fianco. Rendersene conto ora e subito e correre ai ripari, prima che sia troppo tardi, rappresenta un non procrastinabile obbligo morale.

Stavolta, le evidenti difficoltà del nostro esecutivo a far rispettare le regole, ci impongono un’attenzione ed una vigilanza continui, tali da renderci pronti a prendere, in qualsiasi momento dovesse esser necessario, la barra del timone nelle nostre mani, in nome del principio del rispetto della sovranità nazionale, attraverso la pratica di quella democrazia “diretta”, in quanto voce viva della volontà di quella gente, di quella maggioranza degli Italiani, che ne ha le scatole piene e non ne può più, di un vergognoso stato di cose.

Umberto Bianchi