Sea Watch 3. In Italia solo per assistenza, ma i porti restano chiusi

La ong Sea Watch è diretta verso un posto di fonda lungo la costa siracusana, per ricevere assistenza e riparo dal maltempo alla nave che è in mare ormai da una settimana. Ma la linea del governo giallo-verde rimane la stessa. "Porti chiusi" per Salvini, e per Di Maio "vadano in Francia".

Porti chiusi per le ong. Rimane ferma la posizione della Lega e del governo giallo-verde. E netta rimane la posizione anche per la Sea Watch 3, la nave battente bandiera olandese che trasporta 47 migranti soccorsi in acque libiche la settimana scorsa. Di “ennesima provocazione” ha parlato su Facebook il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che aveva già ribadito il concetto ieri, nel video in cui annunciava di essere indagato presso il Tribunale dei ministri di Catania per il caso della nave Diciotti. “Dopo aver sostato per giorni in acque maltesi, la nave olandese Sea Watch 3 con 47 migranti a bordo si sta dirigendo verso le nostre coste – scrive –. Ribadisco che la nostra linea non cambia, né cambierà. Nessuno sbarcherà in Italia”. Il vicepremier ha assicurato, però, che l’Italia è pronta “a mandare medicine, viveri e ciò che dovesse servire”, ma sarà comunque impedito di sbarcare.

Della stessa opinione è il collega pentastellato allo Sviluppo economico Luigi Di Maio, che questa mattina Di Maio ha annunciato su Facebook l’intenzione del governo di “convocare immediatamente l’ambasciatore olandese e chiedergli che intenzioni abbia il suo governo”. Intanto il ministro invita la nave a “puntare la prua verso Marsiglia e far sbarcare le persone sul suolo francese, anziché aspettare inutilmente nelle acque italiane per giorni”. Il vicepremier, che comunque assicura anche lui l’assistenza in acque italiane, spiega tuttavia che “come stabilito a giugno 2018 nel consiglio europeo, le responsabilità dell’Europa sull’immigrazione sono condivise” e che, poiché “sul Mediterraneo non si affacciano solo l’Italia, la Grecia o la Spagna, anche la Francia deve fare la sua parte”. Un’alternativa alla Francia è stata mossa invece questa mattina dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli. “Siccome sulla Sea Watch c’è una bandierina olandese che sventola – spiega – e siccome non mi pare che gli olandesi abbiano ancora detto nulla, trovino la maniera migliore per prendersi in carico i migranti”. Anche perché, secondo Toninelli, “accoglienza e umanità devono esserci prima che ci sia un gommone o un barcone della morte in mezzo al mare”. Il ministro è convinto che la soluzione è impedire che i barconi partano dalla Libia, e per farlo “non basta intervenire quando il barcone è in mare, ma bisogna intervenire sulla terraferma, stabilizzando la Libia”. E assicura, rispondendo ai giornalisti in occasione della commemorazione del disastro ferroviario di Pioltello, che proprio questa è la linea seguita dal governo.

Intanto, la Guardia costiera italiana ha reso noto che alla Sea Watch 3 è stato consentito l’ingresso in acque italiane per consentire ai migranti e all’equipaggio di ripararsi e di ricevere assistenza per le cattive condizioni climatiche. E la sessa ong, su Twitter, scrive che “per riparare dalle condizioni meteo in ulteriore peggioramento”, alla nave “è stato assegnato un posto di fonda a 1,4 miglia dal porto di Augusta, a Marina di Melilli”, lungo la costa siracusana della Sicilia. E precisa che si tratta di un posto di fonda e non di un “pos”, il porto sicuro previsto dal diritto internazionale. Si vedrà quale sarà il definitivo porto di approdo per i migranti della Sea Watch, ma per ora la linea del governo rimane la stessa: porti chiusi. (L’UNICO)

Francesco Amato