Tav, è cortocircuito nel Governo. Salvini: “Andiamo avanti”

La Tav mette in discussione il governo, tra la Lega a favore e il Movimento 5 Stelle contrario. Salvini: "Contento dei primi nove mesi di governo, ma non posso intestarmi la perdita dei fondi europei. Andiamo avanti". Di Maio: "Minacciare la caduta del governo è da irresponsabili".

La Tav. La ferrovia ad alta velocità che collegherebbe Torino a Lione. Ma che, di conseguenza, inserirebbe il capoluogo piemontese, e quindi anche l’Italia, all’interno della rete di trasporto trans-europea, pensata per favorire il mercato unico europeo. Questa è l’unica pietra di inciampo di un Governo che si dice in sintonia su tutto. Proprio su questo tema, tanto la Lega quanto il Movimento 5 Stelle finiscono per fare scintille. È un tema che divide profondamente due forze politiche già in partenza molto diverse tra loro. La Lega, infatti, da sempre è favorevole alle infrastrutture e alle grandi opere. I 5 Stelle, invece, del contrasto alle grandi infrastrutture fanno da sempre il proprio vessillo di battaglia. Poiché, dunque, il contrasto è sul piano ideologico, per sbloccare la situazione è necessario arrivare ad un compromesso, che entrambe le forze politiche cedano qualcosa.

Intanto lunedì dovrebbero partire i bandi Telt per la costruzione dell’opera. Ed è anche per questo che lo scontro politico sulla Tav si è fatto più acceso negli ultimi giorni. I bandi, come propone il sottosegretario Armando Siri, “si possono pubblicare con la clausola della dissolvenza, prevista dal diritto francese: con quella clausola, nonostante la pubblicazione, possono essere revocati in qualsiasi momento”.  Ma il Movimento vorrebbe bloccarli, e, per farlo, dovrebbe ottenere un voto del Consiglio dei Ministri. È evidente, però, che questo esporrebbe i ministri a serie azioni di responsabilità e, soprattutto, i ministri in quota Lega potrebbero confermare la posizione del Carroccio e spaccare l’esecutivo. Del resto, Salvini l’ha confermato anche ieri sera a “Dritto e rovescio”, il nuovo programma di Rete4 condotto da Paolo Del Debbio: “Il treno è più veloce, più sicuro e meno inquinante. Nessun ministro della Lega firmerà per bloccare la Tav”. Peraltro, la Telt potrebbe, nonostante il blocco, far partire comunque i bandi, dimettendosi subito dopo per evitare di incappare in azioni legali per il mancato avvio dell’opera bandita.

La situazione, dunque, è delicata. Salvini  si dice “orgoglioso di quello che il governo ha fatto in questi nove mesi – spiega ai microfoni di Rtl 102.5 –. Un governo non deve solo discutere ma fare. Il governo andrà avanti: c’è la riforma della scuola, della giustizia, l’autonomia, l’abbassamento delle tasse per i dipendenti, delle accise”. E assicura di non voler rompere il matrimonio con il Movimento 5 Stelle, ma “la situazione con loro a questo punto è al limite”. “Non posso intestarmi un ‘no’ alla Tav che comporterebbe il rischio della perdita dei fondi europei e perfino di un maxi risarcimento danni a nostre spese – spiega –. Questa responsabilità se l’assumano loro, se vogliono”. Di Maio, intanto, ai parlamentari pentastellati riuniti ieri sera a Montecitorio, rivendica di aver chiesto la sospensione dei bandi per un’opera vecchia di 20 anni, così come previsto dal contratto di governo. E Salvini, dice Di Maio, minaccia di far cadere il governo. “Se ne assuma le responsabilità di fronte a milioni di italiani – dichiara Di Maio –. Io questo lo considero un comportamento irresponsabile, proprio mentre siamo in chiusura su due misure fondamentali come il Reddito di cittadinanza e Quota 100”. Un impallo politico che il premier Giuseppe Conte prova a mitigare parlando di “un clima molto sereno e franco” ed escludendo una crisi di governo, che ritiene assurda. “La credibilità di un governo – spiega il primo ministro – non si misura se dice sì a chiunque, ma se porta sul tavolo delle argomentazioni. E noi le stiamo portando”. Prende tempo Conte, quindi, provando entro lunedì a trovare la quadra ad una situazione che sembra essere diventata più complicata del previsto.

Possibili alternative sono state individuate sia in quota Lega che in quota Movimento 5 Stelle. La Lega, convinta che il progetto della Tav si possa revisionare ma non annullare, sarebbe disposta a rimandare la decisione al Parlamento o ai cittadini. Nella prima ipotesi, infatti, il Parlamento dovrebbe approvare una modifica dei trattato che consentirebbe di bloccare definitivamente la Tav. La seconda, invece, darebbe voce ai cittadini, magari con un referendum da tenersi in Piemonte. In entrambi i casi, comunque, il Movimento sa bene di uscirne sconfitto: in Parlamento sono soli contro tutti, e il referendum coinvolgerebbe una platea ben più grande degli iscritti alla piattaforma Rousseau. I risultati, dunque, sembrerebbero scontati e la Tav partirebbe. I grillini, dunque, lanciano una proposta diversa, che consiste nel rivedere il progetto e, anziché creare una linea ex novo, potenziare la linea già esistente. In questo è venuto loro in aiuto il sindaco di Venaus, Nilo Durbiano, dipendente di Trenitalia, che suggerisce di rifare il tunnel del Frejus con una galleria di soli 15 chilometri che consentirebbe di dimezzare i costi. Per il Viminale si tratta di ipotesi impercorribili, anche per una questione di “credibilità internazionale dell’Italia”. Ma l’ago della bilancia è rappresentato dall’eventuale perdita dei fondi europei destinati all’opera. È in corso, infatti, una trattativa con Bruxelles per capire se il cambiamento di tragitto comporta o meno la perdita dei 300 milioni, oppure se questi possono essere dirottati verso il nuovo progetto. Dalla Commissione Europea, infatti, confermano “che negli ultimi giorni ci sono stati contatti a livello politico fra il governo italiano e la Commissione Ue e che questi contatti proseguono”, ma che la posizione europea sulla Tav rimane invariata. (L’UNICO)

Francesco Amato