Taverna sociale di Milano somministra cibi e bevande incassando in nero. Il blitz della consigliera regionale Silvia Sardone

L'intraprendenza di una consigliera Regionale lombarda ha portato alla luce una situazione di illegalità in un centro sociale di Milano: un vero e proprio ristorante non autorizzato, senza nessun  registratore contabile, ma che lavora indisturbato incassando denaro in nero. Silvia Sardone, che siede anche tra i banchi di minoranza in consiglio comunale, si è travestita per documentare lo stato di degrado della Taverna sociale del Cantiere in zona San Siro, un caso purtroppo non isolato nella città metropolitana. La giunta Sala fa orecchie da mercante.

 

 Silvia Sardone, consigliera comunale di minoranza a Milano, nonché esponente di maggioranza nel Consiglio Regionale di Regione Lombardia, da anni combatte abusivismo e illegalità. Nell’intervista a L’Unico racconta la sua esperienza nella Taverna sociale del Cantiere, in zona San Siro, un edificio occupato abusivamente dal 2001, dove si è recata travestita per documentarne la situazione.

Lei si è recata presso una struttura, teoricamente un ristorante, fingendo di essere una normale cliente per smascherare invece una situazione di illegalità. Ce ne può parlare?

Sono entrata nella Taverna Sociale gestita dal centro sociale Cantiere vestita in modo che nessuno potesse riconoscermi per documentare una situazione di illegalità che dovrebbe essere inaccettabile in una città come Milano anziché tollerata. All’interno della struttura, oltre a insulti verso la polizia e scritte che incitavano alle occupazioni degli alloggi popolari, ho trovato un vero e proprio ristorante. Non mancava nulla: sedie, tavoli, menù, cucina, cassa, persino il wi-fi. Ovviamente però non c’era nessun registratore contabile né mezzo scontrino veniva rilasciato ai clienti. Oltre a me c’erano anche altre persone sedute a mangiare, non antagonisti del Cantiere ma lavoratori in pausa pranzo dagli uffici vicini. Non solo: dietro la cucina ho potuto visitare anche la biblioteca del centro sociale, piena zeppa di manuali su come occupare case e volumi contro il capitalismo e a favore dell’anarchia. Anche questa stanza fa parte dell’edificio privato occupato dal Cantiere nel 2001 e ancora oggi saldamente nelle mani di questi abusivi sempre in prima linea nell’evitare gli sgomberi con la forza durante gli interventi della polizia nel quartiere San Siro. È assurdo che in una città che si professa internazionale come Milano resistano sacche di illegalità come questa, alla luce del sole e senza che nessuno intervenga.

Il Comune di Milano come ha reagito dopo il suo blitz? La sua richiesta di ripristino dell’ordine è stata accolta?

Il Comune di Milano, purtroppo per i cittadini, continua a fare orecchie da mercante. Come già nel caso del mio filmato con telecamera nascosta al centro sociale Macao, anche dopo il video alla Taverna Sociale del Cantiere nulla si è mosso. A Milano la vicinanza ideologica tra la giunta Sala e gli antagonisti è molto solida: il sindaco e i suoi assessori a più riprese hanno per esempio detto di voler regolarizzare il Leoncavallo, centro sociale storico di Milano, e lo stesso Macao parlando di realtà che creano valore. Ma di che valori stiamo parlando? Occupare abusivamente edifici pubblici e privati è un reato, così come spacciare droga, fare servizio bar e ristorante senza pagare le tasse, pompare musica fino a notte fonda senza pagare la Siae, scontrarsi con le forze dell’ordine e impedire gli sgomberi degli abusivi. Capisco che i centri sociali siano un buon bacino elettorale per il centrosinistra che amministra la città, però francamente trovo incomprensibile e soprattutto pericoloso assecondare il volere di questi antagonisti sempre al di sopra della legge.

Quanti casi del genere ci sono a Milano? Cosa dovrebbero fare le istituzioni?

A Milano sono decine i centri sociali che occupano edifici pubblici e privati. È una rete ben consolidata come è stato chiaro a tutti durante gli scontri del Primo Maggio 2015 in occasione del corteo No Expo. Le dinamiche sono pressoché le stesse per ognuno di questi centri: abusivismo, illegalità e soprattutto impunità. Leggendo le risposte degli assessori competenti alle mie innumerevoli interrogazioni in materia è chiara la connivenza del Comune con queste realtà. La parola d’ordine della sinistra, a Milano, è tolleranza verso i centri sociali, se non addirittura contrattazione. Credo che scendere a patti con chi trasgredisce la legge senza il minimo rispetto non sia cosa buona e giusta, anzi la reputo una presa in giro grave nei confronti dei cittadini e dei commercianti che per far quadrare i conti fanno i salti mortali. Ai centri sociali tutto è permesso: ristoranti abusivi, bar illegali, feste senza alcun permesso, mentre a chi gestisce attività dal centro alla periferia si vede multare per ogni minima infrazione. Giusto, le regole vanno rispettate, ma da tutti non solo da alcuni. Certo, nella città dove l’assessore alle Politiche Sociali, Pierfrancesco Majorino (Pd), invita alla disobbedienza civile contro il decreto sicurezza votato dal Parlamento e firmato dal Capo dello Stato c’è qualcosa che non va, è innegabile. Non c’è da stupirsi se i centri sociali fanno quello che vogliono, ma fa male vedere Milano violentata così da antagonisti senza scrupoli coccolati dalla sinistra.

Stando li, quali sono le sensazioni che ha avuto rispetto a un’idea di sicurezza e modello di vita che si prospetta per i milanesi, e di conseguenza per gli italiani?

Credo che i centri sociali, senza alcuna distinzione, siano un problema grave e troppo spesso taciuto a Milano. In primis perché sono composti da veri e propri delinquenti che occupano abusivamente edifici e che addirittura creano veri e propri racket delle occupazioni degli alloggi popolari. Al Giambellino, storico quartiere della periferia milanese, prima di Natale sono stati arrestati 9 antagonisti che sostituendosi allo Stato gestivano in proprio le assegnazioni delle case popolari dandole ai loro amici o a chi comunque potesse ingrossare le loro fila. Quello che la sinistra fa finta di non vedere, ammantata dal solito delirio buonista, è proprio il fatto che la legge non può essere trasgredita a piacimento. A Milano ci sono più di 20mila persone che aspettano un alloggio popolare: sono più stupidi di chi occupa con la forza in spregio alle regole? Evidentemente per la sinistra sì. È assurdo da dire ma è la verità, altrimenti non si spiega il fatto che l’amministrazione comunale stia con le mani in mano e non intervenga con decisione per sanare questi abusi che vengono condotti sotto la precisa e chiare regia dei centri sociali. È evidente che la sicurezza non sia una priorità per la giunta Sala e non se ne capisce il motivo. Consiglio agli esponenti di centrosinistra di farsi un giro in queste realtà per capire come funzionano le cose. Lascino da parte l’ideologia e pensino davvero al bene dei cittadini che non meritano di essere ostaggio di personaggi del genere.

Lara Morano